A Roma anche prendere la metro può diventare impossibile. Rachele Mussolini, capogruppo capitolina di Forza Italia, attacca il sindaco Roberto Gualtieri e l’assessore Eugenio Patanè sul caso delle stazioni inaccessibili alle persone con disabilità, un problema che si trascina da anni.
Metro inaccessibile a Roma, una giornata normale può diventare un’odissea
Il tema è semplice e durissimo: per molti cittadini con difficoltà motorie la metropolitana non è un servizio pubblico davvero disponibile. Basta un ascensore fermo, un accesso mancante, un percorso troppo lungo o una scala non superabile per trasformare una tratta ordinaria in un muro. Chi vive questa condizione lo sa: a Roma lo spostamento va pianificato prima, verificato durante e spesso cambiato all’ultimo momento.
La presa di posizione di Mussolini parte da una domanda politica precisa: cosa è stato fatto in quattro anni? La capogruppo di Forza Italia ricorda la testimonianza di Manuel Bortuzzo, campione di nuoto che perse l’uso delle gambe nel 2019 dopo una sparatoria. La sua esperienza aveva messo davanti al Campidoglio una realtà già nota a tantissimi romani: la metro della Capitale resta piena di ostacoli per chi si muove in carrozzina o ha una disabilità motoria.
All’epoca era stato assunto un impegno sui lavori e sui tempi necessari per migliorare la situazione. Mussolini oggi contesta proprio questo punto: la città, a suo giudizio, non ha visto il cambio di passo promesso. E a pagare il prezzo sono persone che ogni giorno devono raggiungere scuola, università, lavoro, ospedali, uffici pubblici, amici e familiari.
La testimonianza dello studente 21enne e il disagio nei quartieri
A rendere ancora più forte la polemica è la vicenda di uno studente di 21 anni con disabilità, che ha raccontato la difficoltà di usare i mezzi pubblici romani perché non adeguati a chi ha problemi motori. Una storia individuale, ma riconoscibile per molte famiglie della città. Quando una linea non è accessibile, la vita quotidiana si complica: cambiano gli orari, aumentano i costi, si dipende da accompagnatori, taxi o passaggi privati.
Roma è una città enorme, spesso faticosa anche per chi non ha alcuna difficoltà di movimento. Per una persona con disabilità, ogni barriera aggiunge distanza. Una stazione metro non raggiungibile può isolare un quartiere, rendere più difficile frequentare un corso universitario, limitare un’opportunità di lavoro o impedire la partecipazione a una giornata normale.
La critica di Mussolini colpisce direttamente Gualtieri e Patanè, accusati di aver parlato molto di inclusione senza dare risposte visibili sul terreno più concreto: la fruibilità delle stazioni. La mobilità, nel dibattito romano, non può essere solo Ztl, bus, piste ciclabili, cantieri e traffico. Deve riguardare anche chi non può salire le scale, chi ha bisogno di un ascensore attivo, chi deve trovare un percorso sicuro dal marciapiede al vagone.
Stazioni metro e diritti negati, cosa chiedono i cittadini
Il caso apre una questione molto pratica: quali stazioni sono oggi pienamente accessibili? Quali impianti risultano fuori uso? In quali fermate servono lavori urgenti? E soprattutto, quali tempi vengono dati ai cittadini per sapere quando potranno usare la metro senza ostacoli? Sono domande che non interessano solo gli addetti ai lavori, perché incidono sulla vita di migliaia di persone.
In una città come Roma, la metropolitana dovrebbe essere il mezzo più semplice per evitare traffico e raggiungere aree centrali, quartieri popolosi, nodi di scambio e poli di servizio. Se però non è accessibile, una parte dei cittadini resta esclusa proprio dal mezzo che dovrebbe ridurre disagi e distanze. Qui la questione amministrativa diventa un tema di dignità urbana.
Mussolini chiede al Campidoglio di smettere con gli annunci e di affrontare il problema con interventi concreti. La richiesta è rivolta al sindaco e all’assessore alla Mobilità: mettere l’accessibilità delle stazioni metro in cima alle priorità, con manutenzioni puntuali, verifiche frequenti e comunicazioni chiare per gli utenti.
Roma non può permettersi una mobilità a due velocità: una per chi può usare scale, corridoi e percorsi complessi, un’altra per chi resta fuori o deve chiedere aiuto. Il diritto alla città passa anche da qui, da un ascensore funzionante, da una banchina raggiungibile, da una stazione che non costringa nessuno a sentirsi ospite indesiderato nel proprio quartiere.