Roma, la strage di Pietralata e le venti lettere lasciate in casa: ora si cerca di capire chi ha sparato

Pietralata, proseguono le indagini sulla morte di Luca, Valentina e Bianca. Ventuno scritti al vaglio e perizia balistica per capire chi ha sparato
Di Alessandra Monti
Strage di Pietralata

La morte di Luca Abbasciano, Valentina Pambianco e della loro figlia Bianca, cinque anni, trovati senza vita nella loro abitazione di via dell’Antracite a Pietralata, resta al centro di un’indagine nella quale molti elementi sembrano indirizzare verso un omicidio-suicidio, ma manca ancora una risposta decisiva: chi ha materialmente impugnato la pistola e sparato? Saranno soprattutto gli accertamenti balistici, gli esami medico-legali e l’analisi della scena a dover ricostruire con precisione gli ultimi istanti vissuti dalla famiglia.

Nell’appartamento i carabinieri hanno trovato i corpi dei due genitori e della bambina, tutti raggiunti da colpi d’arma da fuoco. Nella stessa stanza era morto anche Teo, il cane di famiglia. Poco distante è stata recuperata una Glock regolarmente detenuta da Luca Abbasciano nell’abitazione. Sul tavolo del soggiorno, inoltre, gli investigatori hanno rinvenuto numerosi scritti e lettere indirizzate ai familiari, una parte delle quali firmata da entrambi i coniugi.

Le lettere lasciate ai familiari e il peso di una decisione maturata nel tempo

È proprio il contenuto di quegli scritti a rappresentare uno degli elementi centrali dell’inchiesta. Le lettere sarebbero una ventina e conterrebbero saluti, indicazioni per i parenti, disposizioni relative ai beni e riferimenti alla difficoltà della coppia nel continuare ad affrontare la propria situazione familiare. In uno dei messaggi Luca avrebbe anche chiesto ai fratelli di occuparsi del padre.

Gli inquirenti stanno verificando ogni documento e ogni dettaglio perché, nonostante l’ipotesi investigativa prevalente, rimane necessario stabilire la sequenza esatta degli spari e attribuire ogni colpo. Le autopsie e la perizia balistica dovranno chiarire le distanze di tiro, le traiettorie e gli altri elementi tecnici utili a capire se a sparare sia stato uno dei due genitori e in quale ordine siano avvenute le morti.

L’allarme era stato dato dai familiari di Luca, che da alcuni giorni non riuscivano più a mettersi in contatto con la coppia. I vigili del fuoco sono entrati nell’appartamento consentendo poi ai carabinieri di effettuare il sopralluogo insieme al medico legale e al magistrato della Procura di Roma.

Una famiglia conosciuta a Pietralata

A Pietralata la vicenda ha colpito soprattutto chi conosceva la famiglia da anni. Via dell’Antracite si trova in una zona residenziale non lontana da via dei Durantini e dalla stazione Tiburtina. La casa nella quale vivevano Luca, Valentina e Bianca era stata acquistata e sistemata dal padre di Valentina, molto conosciuto nel quartiere.

Luca Abbasciano, 42 anni, lavorava come tecnico informatico. Valentina Pambianco, 41 anni, aveva invece lasciato la propria attività per dedicarsi alla figlia, nata con una grave disabilità. Bianca aveva cinque anni e necessitava di assistenza continua. La famiglia risultava conosciuta anche dai servizi sociali del territorio.

Secondo le testimonianze raccolte nelle ore successive alla tragedia, i genitori avevano cercato diverse possibilità terapeutiche per la bambina, arrivando anche a rivolgersi a una struttura specializzata in Messico. Si tratta tuttavia di elementi che possono aiutare a ricostruire il contesto familiare, non di una spiegazione automatica del gesto: sarà l’inchiesta a stabilire fino a che punto quelle difficoltà abbiano inciso sulla decisione maturata dai coniugi.

Il nodo della solitudine e dell’assistenza alle famiglie

Il presidente del IV Municipio, Massimiliano Umberti, ha ricordato che la famiglia era seguita dai servizi sociali e ha richiamato l’attenzione sul tema della solitudine che può accompagnare le famiglie impegnate quotidianamente nell’assistenza a persone con disabilità grave.

È probabilmente questo uno degli aspetti che la tragedia di Pietralata lascia aperti anche fuori dalle aule giudiziarie: capire quanto siano realmente accessibili e continuativi il sostegno psicologico, l’assistenza domiciliare, i servizi di sollievo e l’accompagnamento delle famiglie che vivono situazioni particolarmente complesse.

La vicenda di via dell’Antracite, però, resta prima di tutto un’indagine giudiziaria. Le lettere possono indicare una volontà condivisa, ma non sostituiscono le prove tecniche. Solo al termine degli accertamenti medico-legali e balistici sarà possibile ricostruire con maggiore certezza cosa sia accaduto all’interno di quella casa e chi abbia esploso i colpi che hanno ucciso Luca, Valentina, Bianca e il loro cane.

 
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