Roma, incinta di otto mesi picchiata sulla metro A: poi scappa dall’ospedale

Aggressione su un treno della metro A nel tratto Barberini-Spagna. Una 24enne incinta viene picchiata e lascia l’ospedale prima degli esami
Di Luigi Sette
Polizia in metro a Roma

La scena è quella che nessuno vorrebbe vedere su un treno in corsa nel cuore di Roma: una ragazza incinta di otto mesi presa a calci e pugni davanti ai passeggeri, nel tratto della metro A che collega Barberini a Spagna. È successo domenica sera, poco prima delle 20, in uno dei momenti in cui il centro è ancora pieno di gente, valigie, turisti e corse di fine giornata.

Il pestaggio sul convoglio e la fuga dal Policlinico

La giovane ha 24 anni ed è stata soccorsa dopo essere riuscita a chiedere aiuto. Per lei è arrivata l’ambulanza, poi il trasferimento al Policlinico Umberto I. Sembrava l’inizio del percorso più delicato, quello dei controlli per capire se i colpi ricevuti avessero messo in pericolo la gravidanza. Invece il copione ha preso un’altra piega: la ragazza si è allontanata prima di completare ecografia e altri esami.

Questo dettaglio racconta bene il clima che si muove dietro la vicenda. La paura, con ogni probabilità, è stata più forte perfino del bisogno di avere una risposta piena sullo stato del bambino. E infatti la donna non avrebbe nemmeno formalizzato una denuncia contro chi l’ha aggredita.

Metro di Roma, borseggi e conti aperti nei vagoni

Adesso gli investigatori cercano almeno dieci persone, quasi tutte riconducibili all’ambiente dei borseggi che da tempo gravita sulle linee più frequentate. Le telecamere potrebbero aver registrato volti, movimenti e vie di fuga. L’idea è che non si sia trattato di una lite improvvisa, ma di un conto aperto maturato nel circuito che ruota intorno ai furti sui mezzi pubblici.

Per chi a Roma prende la metro ogni giorno, la notizia colpisce perché supera il tema del semplice borseggio. Qui c’è un salto di livello: la violenza diventa pubblica, diretta, feroce, nel mezzo del viaggio e davanti a decine di persone. Intanto il centro continua a scorrere sopra le banchine, ma sotto terra resta una domanda pesante: quanto è sottile il confine che separa il disagio quotidiano da episodi sempre più gravi?

 
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