Roma, il primo Quaderno sull’urbanistica di genere cambia il modo di progettare la città

Quando si parla di urbanistica di genere non si fa riferimento soltanto alla sicurezza percepita nelle ore serali, tema importante ma non sufficiente
Di Redazione
Piazza del Campidoglio, Roma
Piazza del Campidoglio, Roma

Roma prova a mettere ordine in un tema che per anni è rimasto ai margini del dibattito pubblico e tecnico: il modo in cui la città viene pensata, attraversata e vissuta da persone con esigenze diverse. Il primo “Quaderno della città che cambia”, dedicato alla prospettiva dell’urbanistica di genere, segna un passaggio politico e progettuale rilevante perché porta dentro la pianificazione urbana parole fino a ieri considerate accessorie e che invece incidono sulla vita quotidiana: accessibilità, partecipazione, sicurezza, inclusione.

Secondo i materiali ufficiali di Roma Capitale, il Quaderno è stato presentato il 27 marzo 2026 all’Urban Center Metropolitano ed è nato dalla collaborazione tra Assessorato all’Urbanistica, Human Foundation e Risorse per Roma.

Roma ripensa lo sviluppo urbano con la lente di genere

Il punto di partenza è chiaro: la città non è neutra. Strade, piazze, fermate, servizi, illuminazione, percorsi pedonali, spazi di attesa e collegamenti incidono in modo diverso sulla qualità della vita di donne, anziani, persone con disabilità, bambine e bambini, giovani, persone queer e cittadini con background migratorio.

Roma Capitale, nella scheda ufficiale dedicata al progetto, spiega che progettare partendo anche dall’esperienza delle donne significa costruire spazi, servizi e mobilità più equi, sicuri e accessibili per tutta la cittadinanza. È un cambio di impostazione che sposta l’attenzione dal solo disegno fisico della città al modo reale in cui quella città viene usata ogni giorno.

Questo è il valore più forte del Quaderno: non si limita a proporre un lessico nuovo, ma cerca di offrire una cornice operativa. Il documento, infatti, viene presentato come un primo lavoro di sistematizzazione di riflessioni teoriche, buone pratiche nazionali e internazionali e indicazioni preliminari utili ad avviare un percorso istituzionale stabile per integrare l’approccio di genere nello sviluppo territoriale di Roma.

Non un manifesto astratto, dunque, ma una base da cui partire per orientare scelte concrete.

Accessibilità e sicurezza diventano criteri di pianificazione

La parte più interessante del Quaderno riguarda proprio le conseguenze pratiche. Quando si parla di urbanistica di genere non si fa riferimento soltanto alla sicurezza percepita nelle ore serali, tema importante ma non sufficiente.

Il ragionamento è più ampio e riguarda la leggibilità degli spazi, la facilità degli spostamenti, la vicinanza dei servizi, l’attraversabilità della città, la qualità dei percorsi, il rapporto con i tempi della cura e del lavoro, la presenza di luoghi realmente fruibili da tutti.

Nel testo si sottolinea che l’integrazione della lente di genere deve attraversare ogni fase dei processi urbani: ideazione, pianificazione, progettazione, attuazione e valutazione. Questo significa raccogliere dati disaggregati, osservare gli usi dello spazio, ascoltare chi quei luoghi li vive, capire dove si concentrano ostacoli materiali e simbolici, e tradurre tutto questo in priorità di intervento.

Per una città complessa come Roma, dove le distanze pesano e i servizi non sempre hanno la stessa qualità nei diversi quadranti, il tema diventa immediatamente politico oltre che tecnico.

Partecipazione e ascolto come strumenti contro le disuguaglianze urbane

C’è poi un altro aspetto che rende questa iniziativa significativa: il richiamo alla partecipazione. Il Quaderno insiste sull’esigenza di coinvolgere soggetti che hanno avuto minore influenza nei processi decisionali.

Donne, persone anziane, cittadini con disabilità, giovani, persone straniere e soggettività queer vengono indicati come interlocutori da ascoltare in modo strutturato, non come presenza simbolica in un confronto già chiuso.

È un punto decisivo perché la qualità di uno spazio pubblico si misura anche dalla capacità dell’amministrazione di intercettare bisogni spesso invisibili nei tavoli tradizionali della pianificazione.

La presentazione del Quaderno, come ha evidenziato Roma Capitale, è stata infatti un’occasione di confronto pubblico su come politiche urbane, progettazione degli spazi e processi partecipativi possano contribuire a costruire una città più vivibile e accogliente, capace di garantire pari opportunità di accesso.

In questo passaggio si coglie il senso politico dell’operazione: non un documento da biblioteca, ma un tentativo di far dialogare amministrazione, competenze tecniche e corpi sociali su un tema che riguarda la struttura stessa di Roma.

Il nodo vero: trasformare il Quaderno in interventi reali

La partita, però, si giocherà adesso. Ogni città produce documenti, linee guida e dichiarazioni d’intenti; molto più difficile è farli diventare progetti verificabili, scelte urbanistiche leggibili, criteri da applicare nei bandi, nei piani, nella rigenerazione dei quartieri, nella mobilità, nell’organizzazione dei servizi di prossimità.

Il Quaderno può essere uno strumento utile soltanto se entrerà dentro il linguaggio ordinario della macchina pubblica e nei processi che decidono come si ridisegna Roma.

L’interesse dell’iniziativa sta proprio in questo bivio. Da una parte c’è una Capitale che prova a mettersi in dialogo con le esperienze più avanzate sul piano europeo e internazionale; dall’altra c’è una città reale che continua a fare i conti con marciapiedi inaccessibili, collegamenti difficili, spazi poco leggibili, quartieri nei quali la percezione di protezione cambia a seconda dell’ora, del genere, dell’età e della condizione personale.

Mettere la lente di genere dentro l’urbanistica significa riconoscere che l’uguaglianza non si proclama soltanto nei principi: si costruisce anche nel modo in cui si illumina una strada, si collega un servizio, si disegna una piazza, si pensa un tragitto quotidiano.

Per questo il primo “Quaderno della città che cambia” non è una semplice pubblicazione tecnica. È un segnale preciso: Roma prova a dire che la qualità urbana non coincide solo con le grandi opere o con la trasformazione di singoli comparti, ma anche con la capacità di rendere la città più giusta, leggibile e abitabile per tutti. Se questo approccio uscirà dal perimetro del dibattito specialistico, allora il Quaderno potrà davvero lasciare un segno nello sviluppo della Capitale.

 
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