Il 2026, per Roma e Parigi, non è un anno qualsiasi. Al 21 aprile, nel giorno del Natale di Roma, il settantesimo anniversario del loro gemellaggio appare già come una ricorrenza capace di rimettere al centro una relazione che non ha mai smesso di essere prestigiosa, visibile e viva. A dare il tono a queste celebrazioni è stato soprattutto il passaggio del 30 gennaio scorso, quando il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e l’allora sindaca di Parigi Anne Hidalgo si sono incontrati nella capitale francese nel quadro delle iniziative ufficiali dedicate ai 70 anni del patto firmato nel 1956.
In quella giornata, altamente simbolica, uno dei luoghi chiave è stato l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, diretto da Antonio Calbi, che si sta confermando uno degli snodi più autorevoli della presenza culturale italiana in Francia e uno dei principali motori del calendario 2026 dedicato al rapporto tra le due città.
Roma e Parigi, nel corso di questi settant’anni, hanno dato forma a un’idea quasi unica di gemellaggio: un riconoscimento reciproco di rango, storia, fascino e centralità culturale. Il loro legame, formalizzato il 30 gennaio 1956, continua a essere evocato come uno dei più significativi in Europa, proprio perché unisce due capitali che non sono soltanto grandi città, ma veri e propri universi simbolici. La celebrazione del 2026, promossa da Roma Capitale con un programma che si estende per tutto l’anno, si inserisce dentro questa continuità: ribadisce la volontà di tenere vivo nel presente un dialogo urbano, culturale e civile che conserva ancora una forza eccezionale.

Il 30 gennaio 2026, la data che ha dato un volto al settantesimo anniversario
L’incontro tra Gualtieri e Hidalgo non ha avuto soltanto il valore di un appuntamento di rappresentanza. È stato il gesto concreto con cui Roma e Parigi hanno rimesso al centro la loro alleanza storica, nel momento in cui l’Europa si interroga sul peso delle sue capitali culturali, sul ruolo delle città nella diplomazia contemporanea e sulla capacità dei grandi centri urbani di tenere insieme patrimonio, innovazione, qualità della vita e visione internazionale.
Il fatto che questa tappa sia passata anche per l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi aggiunge all’episodio una forza ulteriore. L’Istituto non è stato soltanto una sede ospitante, ma un luogo naturale per leggere il senso di questo anniversario. Nel cuore di Parigi, la casa della cultura italiana rappresenta infatti una soglia privilegiata attraverso cui l’Italia si presenta alla Francia con la sua produzione artistica, la sua tradizione letteraria, la sua musica, il suo teatro, la sua ricerca, il suo cinema e la sua capacità di interpretare il presente.
Che il settantesimo del gemellaggio abbia trovato lì una sua espressione è un segnale chiarissimo: il rapporto tra Roma e Parigi vive una trama continua di scambi culturali e simbolici.
Da questo punto di vista, il 30 gennaio è stato molto più di una data celebrativa. Ha restituito una fotografia nitida del presente: due sindaci alla guida di due città-icona, una cornice culturale di alto profilo, un anniversario che non guarda indietro con nostalgia ma si propone di rilanciare una relazione storica in termini pienamente contemporanei. È questo il vero valore dell’incontro Gualtieri-Hidalgo: aver trasformato il settantesimo da memoria formale a fatto politico e culturale leggibile da tutti.

Antonio Calbi, Anne Hidalgo, Roberto Gualtieri all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi
Roma e Parigi, un gemellaggio esclusivo che dura dal 1956
La firma del 30 gennaio 1956 conserva ancora oggi una forza speciale. Il rapporto tra Roma e Parigi è stato spesso raccontato come un gemellaggio esclusivo, quasi inevitabile, fondato sull’idea che ciascuna delle due capitali riconosca nell’altra un interlocutore all’altezza del proprio peso storico e simbolico. È una relazione che affonda in una lunga sedimentazione europea: la Roma del diritto, della classicità, del papato, dell’arte e del cinema; la Parigi della modernità urbana, delle avanguardie, della letteratura, della moda, delle rivoluzioni culturali e del pensiero europeo. Metterle in relazione significa toccare due poli che, per secoli, hanno contribuito a modellare il gusto, l’immaginario e la stessa idea di civiltà nel continente.
Ma ciò che rende ancora attuale quel patto non è soltanto la grandezza del passato. Roma e Parigi continuano a parlarsi bene perché restano città profondamente riconoscibili, capaci di suscitare desiderio e di offrire, ciascuna a modo proprio, un’esperienza urbana totale. Roma è la città in cui la storia sembra non finire mai, in cui il tempo si sovrappone in strati visibili, in cui l’archeologia convive con la vita quotidiana e la monumentalità non è mai puramente museale. Parigi è il luogo in cui la forma urbana ha raggiunto una compiutezza rarissima, dove il paesaggio della città si è fatto linguaggio condiviso, icona globale, promessa di bellezza e misura. Metterle l’una accanto all’altra non significa appiattirne le differenze, ma riconoscere che sono proprio queste differenze a renderle complementari e a rafforzarne l’attrazione reciproca.
Roma offre al visitatore una densità emotiva che nasce dal contatto continuo con la durata: una cupola che emerge all’orizzonte, una piazza che appare all’improvviso, una strada che rimette in contatto con secoli diversi. Parigi, invece, costruisce il suo incanto nella continuità del disegno urbano, nella teatralità dei boulevard, nella leggibilità dei suoi assi visivi, nella qualità del dettaglio. Sono due città che insegnano in modi differenti come la bellezza possa essere pubblica, abitabile, quotidiana. Per questo il loro gemellaggio continua a sembrare naturale anche dopo settant’anni.

Maritozzi Rome-Paris
Il turismo conferma un rapporto concreto, non solo simbolico
Se il piano culturale e storico è fondamentale per capire il legame tra Roma e Parigi, i numeri del turismo aiutano a misurarne la concretezza. Roma ha aperto il 2026 con la certificazione di un nuovo record: nel 2025 la capitale ha registrato 22,9 milioni di arrivi e 52,9 milioni di presenze, superando il già altissimo livello del 2024. Si tratta di una crescita che conferma Roma come una delle grandi mete urbane del mondo e come una città capace di attrarre una domanda internazionale sempre più forte.
Ancora più interessante, in questa prospettiva, è il dettaglio relativo alla componente francese. Nell’annuario 2025 di Roma Capitale, che fotografa i dati 2024, la Francia figura con 606.610 arrivi complessivi e 1.581.262 presenze nelle strutture ricettive della capitale. Sono numeri molto importanti, che raccontano una fedeltà turistica consolidata e una familiarità profonda del pubblico francese con Roma. Non si tratta di visitatori sporadici, ma di un flusso robusto, riconoscibile e strutturale. Roma, per i francesi, continua a essere una destinazione primaria, amata per il suo patrimonio, per il suo stile di vita, per la sua offerta culturale e per quella miscela di monumentalità e vitalità che nessun’altra città possiede nella stessa misura.
Sul fronte opposto, anche Parigi mantiene una presa fortissima sugli italiani. I dati del turismo parigino mostrano che nel 2024 il mercato italiano ha generato 666.505 arrivi alberghieri nell’area di Parigi e del Grand Paris, pari al 5,4% della clientela straniera. In parallelo, il comparto alberghiero parigino ha continuato a muoversi su livelli molto alti, segno di una capacità di attrazione che resta eccezionale nel contesto europeo. Per tanti romani, Parigi continua a essere una meta quasi obbligata, una città da vivere almeno una volta ma spesso anche da ritrovare, proprio perché unisce musei, spettacolo, architettura, gastronomia, librerie, passeggio e visione urbana in una formula difficilmente replicabile altrove.
C’è poi un aspetto meno misurabile ma altrettanto importante: il turismo tra Roma e Parigi è spesso un turismo di riconoscimento. Il parigino che arriva a Roma cerca sì la meraviglia, ma cerca anche una capitale che gli appaia degna del proprio immaginario di grande città europea. Il romano che arriva a Parigi fa qualcosa di molto simile: non va solo a vedere monumenti, ma entra in rapporto con una città percepita come affine per prestigio, intensità culturale, forza iconica.

Tutto ciò che lega Roma a Parigi: storia, arte, gusto, immaginario
A unire Roma e Parigi non sono soltanto gli anniversari ufficiali o i numeri dei viaggiatori. C’è una costellazione molto più ampia di elementi che tiene insieme le due capitali. C’è la storia delle arti, prima di tutto. Roma è stata per secoli una tappa decisiva per intellettuali, artisti e viaggiatori francesi. Parigi, a sua volta, è stata un approdo fondamentale per generazioni di artisti, scrittori e musicisti italiani. Le due città hanno continuamente scambiato linguaggi, stili, modelli, ispirazioni, istituzioni, scuole, visioni del mondo.
C’è poi la forza dei luoghi. A Roma, il rapporto con la Francia si legge in siti di grande rilevanza simbolica come Trinità dei Monti e Villa Medici, storicamente legati alla presenza francese e al dialogo culturale con Parigi. Sono luoghi che ricordano come l’intreccio tra le due città non sia episodico, ma radicato nella geografia stessa della capitale italiana. Parigi, dal canto suo, ospita stabilmente la cultura italiana in una pluralità di forme, e l’Istituto Italiano di Cultura è uno dei punti in cui questa presenza si rende più visibile e più autorevole.
Esiste poi una parentela più sottile, ma potentissima, che riguarda la vita urbana. Roma e Parigi sono due città che si comprendono bene perché entrambe hanno costruito una civiltà della strada, della piazza, del caffè, del museo, del teatro, del giardino, del ponte, del quartiere. In entrambe, il visitatore ha la sensazione di trovarsi in una città che non offre soltanto luoghi da vedere, ma scene da vivere. Camminare a Parigi o camminare a Roma non produce lo stesso tipo di esperienza, ma in entrambi i casi il corpo si accorge di essere dentro una città pienamente storica e pienamente presente.
E poi c’è il cinema, la letteratura, la fotografia, la moda, la tavola. Quante volte Roma e Parigi si sono specchiate l’una nell’altra sul grande schermo, in un romanzo, in un servizio fotografico, in una narrazione di viaggio? Quante volte sono state raccontate come due capitali della seduzione europea, della bellezza, dell’intelligenza urbana, della memoria che si fa atmosfera? Questo patrimonio immateriale influisce moltissimo nel rendere ancora vivo il loro rapporto.

Le Roi de Rome, Napoleone II di Francia
Antonio Calbi e l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, uno dei cuori del 2026
Dentro il racconto di questo settantesimo anniversario, il ruolo dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi merita un rilievo particolare. La sede di rue de Varenne è da tempo uno dei luoghi più prestigiosi della presenza culturale italiana all’estero, ma nel 2026 la sua funzione appare ancora più centrale perché il gemellaggio Roma-Parigi ha bisogno di luoghi capaci di tradurre la memoria in esperienza concreta. È esattamente ciò che l’Istituto sta facendo con una programmazione ampia, qualificata e molto visibile.
La direzione di Antonio Calbi si sta imponendo per la capacità di coniugare autorevolezza, apertura e contemporaneità. Il calendario 2026 dell’Istituto comprende iniziative che coprono ambiti diversi e mostrano una strategia culturale coerente: l’installazione sonora di Bill Fontana, “Gli echi muti del Campanone di San Pietro”, la mostra “Mater(a) Materia” curata dallo stesso Calbi, il progetto “Horse Power (Ram)” di Nico Vascellari, gli incontri letterari, gli appuntamenti critici, gli eventi performativi, i percorsi dedicati alle nuove generazioni e ai grandi temi della cultura italiana contemporanea. È un programma che restituisce l’immagine di un’Italia non ripiegata sul repertorio, ma capace di presentarsi a Parigi come interlocutrice viva e attuale.
Molto significativo è anche l’Italian Symposium 2026, ospitato il 2 marzo all’Istituto, evento della rete United Italian Societies che riunisce oltre 11.000 studenti italiani delle università di tutto il mondo. Un’iniziativa del genere dice molto sulla linea culturale impressa da Calbi: non solo promozione dell’eccellenza, ma costruzione di reti, attenzione alla formazione, dialogo con il mondo universitario, valorizzazione del capitale umano italiano in una città come Parigi.
Definire Antonio Calbi un direttore brillante, in questo contesto, non è un omaggio di circostanza. Il suo lavoro emerge con chiarezza nella qualità della programmazione, nella capacità di tenere insieme nomi importanti e nuovi linguaggi, nel modo in cui l’Istituto riesce a presentarsi come spazio di rappresentanza ma anche di produzione culturale, di incontro e di visione. A Parigi, dove l’offerta culturale è tra le più dense e competitive del mondo, questo risultato conta moltissimo.

Roberto Gualtieri, Anne Hidalgo e il Colosseo
Un anniversario che parla al presente europeo
C’è un’altra ragione per cui il settantesimo del gemellaggio tra Roma e Parigi merita attenzione. Non riguarda soltanto le due città, ma il modo in cui esse continuano a parlare all’Europa. In una stagione storica segnata da tensioni geopolitiche, ridefinizioni economiche, fragilità sociali e trasformazioni profonde del vivere urbano, il rapporto tra Roma e Parigi ricorda che le capitali possono ancora essere luoghi di visione, non soltanto centri amministrativi. Possono produrre cultura, orientare immaginari, offrire un’idea alta dello spazio pubblico, del patrimonio, della convivenza civile.
Roma e Parigi sono diverse nel carattere, nella luce, nel ritmo, persino nella forma del loro prestigio. Ma continuano a condividere una responsabilità simbolica: rappresentare un’Europa che sa ancora riconoscere il valore della bellezza, della memoria, dell’intelligenza urbana, della vita culturale come bene comune. Il gemellaggio nato nel 1956 e rilanciato nel 2026 va letto anche così: come un messaggio di continuità e insieme come una promessa di futuro.
Perché Roma e Parigi continuano a scegliersi
Roma e Parigi continuano a scegliersi perché si riconoscono. Si riconoscono nel peso della propria storia, nell’autorevolezza culturale, nella capacità di attrarre milioni di persone senza perdere la propria singolarità, nella vocazione a essere molto più di una destinazione turistica. Sono due città che si visitano, certo, ma che soprattutto si desiderano, si immaginano, si inseguono da sempre nel racconto europeo.
Per questo, nel giorno del Natale di Roma, 21 aprile 2026, l’incontro del 30 gennaio scorso tra Roberto Gualtieri e Anne Hidalgo appare già come il gesto che ha dato forma pubblica a un anno speciale. E che il ruolo dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, diretto da Antonio Calbi, emerge come uno dei punti più forti di questo anniversario.
Settant’anni dopo la firma del 1956, Roma e Parigi non celebrano soltanto sé stesse. Celebrano un’idea di capitale che continua a contare. E forse è proprio questa la vera notizia del 2026: il loro legame non appartiene al passato. È ancora, con piena evidenza, una storia del presente.
Foto dalla pagina Fb dell’Istituto Italiano di Cultura a Parigi