A dieci anni dal terremoto di Amatrice, Mario Tozzi torna su una questione che riguarda da vicino anche Roma e il Lazio: la pericolosità di una scossa non basta da sola a spiegare il numero delle vittime. Il geologo e divulgatore scientifico, conduttore e autore di Sapiens su Rai 3, mette a confronto quanto avvenne ad Amatrice nell’agosto 2016 e a Norcia nell’ottobre dello stesso anno, due episodi della medesima sequenza sismica che produssero conseguenze umane profondamente differenti.
Amatrice e Norcia, perché la magnitudo da sola non spiega i danni
Il 24 agosto 2016 una scossa di magnitudo 6 colpì l’Appennino centrale e devastò Amatrice e numerosi centri vicini. Il bilancio fu drammatico: circa 300 morti e un patrimonio edilizio colpito in misura enorme, con l’80 per cento degli edifici devastato.
Poco più di due mesi dopo, il 30 ottobre, una nuova scossa raggiunse magnitudo 6,5 nella zona di Norcia. L’energia sprigionata fu superiore, eppure non si registrarono vittime né feriti. I danni colpirono soprattutto chiese, strutture storiche e mura medievali.
È proprio questa differenza a sostenere il ragionamento di Tozzi. La potenza del terremoto è soltanto una parte del problema. A determinare gli effetti concorrono la qualità degli edifici, il modo in cui sono stati costruiti, gli interventi realizzati negli anni e la capacità delle strutture di assorbire le sollecitazioni senza collassare.
Tozzi: «Non ti uccide il terremoto, ma la casa costruita male»
Il geologo riassume il concetto con una frase destinata a lasciare poco spazio alle interpretazioni: «Non ti uccide il terremoto, ma la casa costruita male».
Dietro quelle parole c’è un tema molto concreto per un Paese come l’Italia, dove milioni di persone vivono in immobili costruiti in epoche diverse e con standard profondamente differenti. Molti edifici risalgono a periodi nei quali le conoscenze tecniche e le norme antisismiche erano meno avanzate. Altri hanno subito modifiche, ampliamenti o trasformazioni che nel tempo possono averne alterato il comportamento strutturale.
La sicurezza sismica, quindi, non riguarda soltanto i territori considerati ad alta pericolosità. Il problema interessa anche città dense e complesse, dove la presenza di un patrimonio edilizio molto vasto rende più difficile programmare verifiche e interventi in tempi brevi.
Roma e Lazio, il tema della prevenzione riguarda anche la Capitale
Roma non si trova nelle aree italiane a maggiore sismicità, ma questo non significa che il rischio possa essere ignorato. La Capitale risente dei terremoti che interessano l’Appennino centrale e il territorio laziale presenta zone con livelli di pericolosità differenti.
Il punto più delicato riguarda il patrimonio costruito. Roma possiede edifici di epoche molto diverse, dai fabbricati storici agli immobili realizzati durante la forte espansione urbanistica del Novecento. Quartieri cresciuti in periodi differenti possono presentare caratteristiche strutturali molto diverse anche a distanza di pochi chilometri.
Per questo il ricordo di Amatrice acquista un significato che supera l’anniversario. La prevenzione non coincide soltanto con l’emergenza o con gli interventi successivi a una scossa. Significa conoscere la vulnerabilità degli edifici, stabilire quali strutture richiedano controlli più approfonditi e programmare lavori capaci di ridurre il rischio prima che si manifesti un evento grave.
Scuole, ospedali e abitazioni: dove la sicurezza diventa decisiva
La riflessione riguarda in modo particolare gli edifici frequentati ogni giorno da molte persone. Scuole, ospedali, uffici pubblici e strutture strategiche assumono un valore specifico perché devono poter continuare a funzionare anche nelle fasi immediatamente successive a un terremoto.
Per le abitazioni private il problema è più complesso. Gli interventi di miglioramento sismico possono comportare costi elevati e richiedere valutazioni tecniche accurate. Proprio per questo diventa importante distinguere gli edifici che presentano vulnerabilità maggiori da quelli già realizzati con criteri più moderni.
La questione non può essere affrontata attraverso allarmismi. Servono invece conoscenza, programmazione e una maggiore consapevolezza delle condizioni reali degli immobili.
«Le catastrofi naturali non esistono», il messaggio che arriva dal 2016
Tozzi accompagna il ricordo di Amatrice e Norcia con un’altra affermazione molto forte: «Le catastrofi naturali non esistono, esistono gli eventi naturali che diventano catastrofici solo per colpa nostra».
Il terremoto appartiene alla dinamica naturale del pianeta. La catastrofe nasce quando una scossa incontra edifici vulnerabili, territori poco preparati e strutture incapaci di resistere.
A dieci anni dal 24 agosto 2016, il messaggio riguarda anche Roma: sapere che un terremoto può verificarsi non significa poter stabilire quando arriverà, ma consente di lavorare su tutto ciò che può ridurne gli effetti. È su questo terreno che la memoria delle vittime di Amatrice può trasformarsi in una domanda concreta per la Capitale e per il Lazio: quanto conosciamo davvero la sicurezza degli edifici nei quali viviamo ogni giorno?