Roma porta due dei suoi ospedali nelle primissime posizioni mondiali della medicina specialistica. Il Policlinico Gemelli è terzo al mondo per ostetricia e ginecologia, mentre il Bambino Gesù raggiunge il quarto posto per la pediatria e conquista contemporaneamente il primato europeo. Due risultati che collocano la Capitale accanto ai maggiori poli sanitari internazionali e che assumono un peso ancora maggiore considerando la dimensione globale della graduatoria World’s Best Specialized Hospitals 2027.
In Italia sono complessivamente 42 gli ospedali presenti almeno una volta nelle tredici classifiche dedicate alle diverse discipline. Quattro strutture entrano nelle prime dieci posizioni mondiali: oltre ai due grandi ospedali romani figurano il Besta di Milano, ottavo in neurologia, e il Rizzoli di Bologna, nono in ortopedia.
Il Gemelli tra i grandi centri internazionali
Il risultato del Policlinico Gemelli non si limita al terzo posto mondiale ottenuto in ostetricia e ginecologia. La struttura romana compare infatti in tutte le tredici specialità considerate, un dato che evidenzia la capacità di mantenere livelli elevati in settori clinici molto differenti.
In gastroenterologia il Gemelli raggiunge l’undicesima posizione mondiale. È inoltre primo in Italia in ostetricia e ginecologia, gastroenterologia, endocrinologia e pneumologia, mentre in cardiologia occupa il 27° posto internazionale.
Anche l’oncologia registra un piazzamento importante, con il Gemelli al 29° posto mondiale, mentre altre discipline come neurologia, nefrologia, ortopedia e neurochirurgia confermano la presenza della struttura romana tra i principali centri italiani.
Dietro questi numeri c’è una caratteristica che negli ultimi anni sta diventando sempre più importante nella medicina ad alta complessità: la capacità di mettere in comunicazione discipline diverse, ricerca, diagnostica avanzata, chirurgia, assistenza e presa in carico del paziente.
Bambino Gesù, quarto al mondo e primo in Europa
Ancora più netto è il salto compiuto dal Bambino Gesù. L’ospedale pediatrico romano guadagna due posizioni rispetto all’edizione precedente e sale al quarto posto mondiale, alle spalle dei maggiori centri pediatrici nordamericani.
Il dato europeo è particolarmente significativo: nessun altro ospedale pediatrico del continente raggiunge una posizione superiore.
La graduatoria pediatrica nasce dall’esame di circa 800 strutture distribuite in 35 Paesi, dalle quali sono stati selezionati i 250 ospedali inseriti nella classifica mondiale. Il Bambino Gesù è inoltre presente nella top ten dal 2024 e rimane l’unica struttura italiana compresa nelle prime 25 posizioni.
Roma dispone quindi di uno dei principali centri pediatrici del pianeta, con un ruolo che supera da tempo la dimensione regionale e nazionale, considerando il numero di bambini provenienti da altre regioni e dall’estero che raggiungono la Capitale per patologie complesse e trattamenti altamente specialistici.
La forza della sanità romana oltre i due primati
La presenza di Roma nelle classifiche internazionali non termina con Gemelli e Bambino Gesù. Tra le strutture della Capitale figurano anche il San Camillo-Forlanini, il Sant’Andrea, il Policlinico Umberto I e il Campus Bio-Medico.
Il San Camillo, in particolare, raggiunge il 49° posto mondiale in pneumologia e compare anche nelle graduatorie relative alla cardiochirurgia, all’endocrinologia e alla gastroenterologia.
Il Lazio conta complessivamente sette ospedali presenti nella graduatoria internazionale e si colloca alle spalle della Lombardia, che ne ha 15. Il Piemonte ne conta cinque, mentre Campania, Toscana e Veneto sono rappresentate da tre strutture ciascuna.
Il dato conferma una caratteristica ormai evidente della sanità italiana: alcuni grandi poli urbani concentrano una parte molto consistente dell’alta specializzazione. Roma, Milano e Bologna costituiscono tre dei principali punti di riferimento nazionali, sia per la cura sia per la ricerca.
Besta, Rizzoli, Ieo e Monzino: l’Italia che compete con il mondo
Milano contribuisce al risultato nazionale con alcune strutture particolarmente forti. Il Carlo Besta raggiunge l’ottavo posto mondiale in neurologia e l’undicesimo in neurochirurgia, confermandosi uno dei centri di riferimento europei per le neuroscienze.
L’Istituto Europeo di Oncologia è quattordicesimo al mondo in oncologia, mentre il Centro Cardiologico Monzino è diciassettesimo in cardiologia.
Bologna entra invece nella top ten attraverso l’Istituto Ortopedico Rizzoli, che raggiunge la nona posizione mondiale in ortopedia.
Ne deriva una presenza italiana nelle prime venti posizioni che attraversa discipline molto diverse: dalla salute della donna alla pediatria, dalle neuroscienze all’ortopedia, dall’oncologia alla cardiologia fino alla gastroenterologia.
Una classifica per specialità, non una graduatoria assoluta
È necessario interpretare correttamente questi risultati. Non esiste, in questa ricerca, una singola graduatoria nella quale tutti gli ospedali vengono messi in fila dal primo all’ultimo. Le valutazioni vengono effettuate separatamente per ciascuna disciplina.
La qualità di un grande ospedale moderno è infatti sempre più legata alla specializzazione. Un centro può rappresentare un riferimento mondiale per una patologia o una disciplina e avere posizioni differenti in altri settori. Per questo vengono analizzate tredici aree: cardiologia, cardiochirurgia, oncologia, neurologia, neurochirurgia, ortopedia, ostetricia e ginecologia, endocrinologia, gastroenterologia, pediatria, nefrologia, pneumologia e urologia.
Le valutazioni tengono conto soprattutto delle indicazioni provenienti da professionisti sanitari, integrate con accreditamenti, certificazioni e strumenti attraverso i quali vengono misurati gli esiti delle cure percepiti dai pazienti.
Il paradosso di Roma: grandi eccellenze e difficoltà quotidiane
Il risultato delle strutture romane apre inevitabilmente anche una riflessione più ampia. Nella stessa città convivono ospedali capaci di raggiungere il terzo e il quarto posto mondiale e cittadini che quotidianamente incontrano difficoltà nel prenotare visite, esami diagnostici e prestazioni specialistiche.
Non è una contraddizione soltanto romana. È uno dei principali problemi del sistema sanitario italiano: l’esistenza di centri di altissima qualità non coincide automaticamente con una sanità territoriale altrettanto accessibile e rapida.
Le classifiche internazionali dimostrano che Roma dispone di professionalità, ricerca, tecnologia e capacità clinica ai massimi livelli. Il passo ulteriore riguarda la possibilità di trasformare questa ricchezza in un miglioramento più diffuso dell’assistenza, facendo dialogare maggiormente i grandi policlinici con gli ospedali territoriali, la medicina di prossimità e i servizi destinati ai cittadini.
Il terzo posto mondiale del Gemelli e il quarto del Bambino Gesù sono quindi risultati che Roma può considerare tra i più importanti riconoscimenti ottenuti dalla propria sanità. Allo stesso tempo ricordano quanto elevato sia il livello che il sistema è capace di raggiungere e, di conseguenza, quanto sia legittima la richiesta dei cittadini di ritrovare la stessa qualità anche nella quotidianità delle cure.