Roma da sempre vive di legami forti, case piene di voci, affetti che si allargano e rituali quotidiani che diventano identità. Oggi, in questo quadro, c’è una presenza che pesa sempre di più: quella degli animali domestici. Secondo un’indagine di Rover, il 99% dei romani considera cani e gatti membri effettivi della famiglia e il 48% li paragona addirittura a un figlio.
Un dato alto, certo, ma che a ben vedere non sorprende chi conosce davvero la città: basta osservare i parchi, i locali pet-friendly, le passeggiate serali nei quartieri e il modo in cui il cane o il gatto entrano nella vita di casa per capire che non siamo davanti a una tendenza passeggera, ma a un nuovo equilibrio affettivo.
Nella Roma dei pet parent cambia il senso stesso della famiglia
La ricerca racconta una Capitale in cui l’animale domestico viene vissuto come presenza stabile, riconosciuta, quasi necessaria. Il 61% degli intervistati vuole avere sempre un animale nel corso della propria esistenza, mentre il 23% immagina comunque di condividerne la vita per buona parte del tempo. È un modo molto netto di dire che cani e gatti non occupano più uno spazio marginale, ma stanno nel cuore dell’organizzazione familiare, del tempo libero e perfino dell’equilibrio emotivo personale.
Roma, da questo punto di vista, sembra raccontare bene una trasformazione più ampia. Il pet non è più soltanto compagnia nei momenti vuoti. È presenza che accompagna le giornate, che chiede responsabilità, che impone scelte e che restituisce, a sua volta, affetto, abitudine, ritmo. Anche per questo il rapporto si riflette nelle relazioni con gli altri: l’81% dei romani ritiene che un animale faciliti la socializzazione e i nuovi incontri.
E quando si parla di vita sentimentale, i numeri diventano ancora più eloquenti: il 47% non inizierebbe volentieri una relazione con chi non desidera animali, mentre il 18% chiude del tutto la porta a chi non ami cani e gatti.
Cani e gatti a Roma influenzano amori, scelte di coppia e idea di genitorialità
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla rilevazione è il legame tra pet e progetto familiare. Per il 12% dei romani avere un animale domestico rappresenta una specie di passaggio preliminare alla genitorialità. Non per sostituirla, ma per misurarsi con regole, continuità, cura, disponibilità economica e tenuta emotiva. Le somiglianze, secondo la ricerca, sono tutt’altro che marginali: la stabilità finanziaria è uno dei criteri più rilevanti sia per mettere al mondo un figlio sia per scegliere di accogliere un cane o un gatto.
C’è poi una questione che a Roma si sente molto, soprattutto in una fase storica segnata da affitti alti, case più piccole e giornate sempre fitte: la compatibilità concreta con il proprio stile di vita. Nel caso dei pet pesano gli spazi della casa, i tempi di lavoro, la maturità e la consapevolezza dell’impegno richiesto. Non a caso il 25% individua nella piena età adulta il momento migliore per questa scelta, il 30% nella giovane età adulta e il 26% ritiene che l’età conti meno del carattere e della responsabilità personale.
Quanto spendono i romani per il proprio animale domestico
L’affetto, a Roma, passa anche dal portafoglio. Secondo Rover, la spesa media mensile per il benessere del pet arriva a 136 euro. Il cibo resta la voce più visibile, ma il quadro complessivo comprende toelettatura, igiene, salute, assicurazione, accessori e soprattutto cure veterinarie. Quasi sette persone su dieci, il 66%, ritengono che oggi l’attenzione verso il benessere animale sia molto più alta rispetto al passato. È un cambiamento che si traduce in scelte quotidiane e in un mercato sempre più articolato.
Il veterinario, in questo scenario, mantiene un ruolo fortissimo. Per il 67% dei romani è la figura di riferimento assoluta e per il 76% rientra nell’entourage ideale di cura, accanto ad amici, parenti, toelettatori e pet sitter. Colpisce anche il dato sulla salute animale nell’epoca dell’intelligenza artificiale: solo una quota molto ridotta considera chatbot o canali digitali come primo punto di contatto. Quando c’è di mezzo il proprio cane o il proprio gatto, il bisogno di affidarsi a una competenza riconoscibile resta centrale.
Roma a sei zampe, dai parchi ai locali fino agli spazi di lavoro
Chi vive Roma lo vede ogni giorno: gli animali stanno uscendo sempre di più dall’angolo privato della casa per entrare nella vita urbana. Il parco per cani è ancora il luogo principale per il 60% del campione, ma cresce l’abitudine a portare il pet durante le commissioni, a casa di amici e parenti, nei locali pet-friendly e, in una parte minoritaria ma significativa, persino al lavoro.
Allo stesso tempo molti proprietari cercano di ridurre le ore di solitudine del proprio animale, segno che il benessere non viene letto solo come cura fisica ma come qualità complessiva della vita.
Anche la casa cambia. C’è chi prepara cibo personalizzato, chi sceglie attività sportive dedicate, chi rende gli ambienti più adatti alla presenza animale e chi si avvicina a servizi nuovi, dalle certificazioni per cani da terapia fino a trattamenti alternativi. Nel commento diffuso con la ricerca, Elia Borrini di Rover ha parlato di una “genitorialità riflessa” che porta i romani a investire tempo e risorse per una cura professionale e per una vita sociale più integrata dei propri animali. È una definizione che fotografa bene il clima attuale della città.
Il volto più affettivo della Capitale passa anche dai suoi animali
Dentro questi numeri c’è una Roma molto riconoscibile. Una Roma che resta affollata, frettolosa, spesso faticosa, ma che continua a cercare nelle relazioni un punto di tenuta. In questa ricerca di equilibrio, cani e gatti non sono più presenze secondarie. Sono pezzi veri della casa, della coppia, della solitudine, del tempo libero, del quartiere.
Per questo il dato del 48% non colpisce solo per la sua forza statistica: colpisce perché restituisce l’immagine di una città che, anche nel legame con gli animali, continua a cercare affetto stabile, fedeltà, presenza e cura.