L’arresto di Raffaele Pernasetti, nome storico della Banda della Magliana, segna il punto più pesante di una maxi operazione dei carabinieri di Roma che ha portato a 13 misure cautelari e alla ricostruzione di una rete criminale radicata nel quadrante ovest della Capitale. L’inchiesta ha acceso i riflettori su un sistema capace di controllare droga, armi e intimidazioni in quartieri simbolo come Trullo, Corviale e Magliana Nuova.
Il colpo alla rete criminale nata nel solco della vecchia Magliana
Il dato che colpisce più di tutti è la continuità. Gli investigatori hanno descritto un’organizzazione che, pur con metodi aggiornati e nuovi referenti, conservava nomi, legami e peso criminale riconducibili alla stagione della Banda della Magliana. Pernasetti, 76 anni, considerato figura storica di quel mondo, sarebbe stato un perno nell’approvvigionamento degli stupefacenti, favorito anche da relazioni con ambienti del clan Senese e con una cosca di ’ndrangheta. È questo il passaggio che trasforma una normale operazione antidroga in una vicenda che racconta mezzo secolo di mala romana.
Le piazze di spaccio del quadrante ovest finite nel mirino
Non c’era solo il Trullo. L’attività investigativa ha delineato un raggio d’azione molto più ampio: Corviale, Magliana Nuova, Monteverde Nuovo e Garbatella sarebbero state raggiunte da una filiera della droga strutturata, con canali di rifornimento, distribuzione e protezione del territorio. Per i residenti il peso reale di un assetto simile non si misura soltanto nei sequestri o nei nomi eccellenti, ma nel degrado quotidiano che si produce quando un quartiere viene piegato alla logica del controllo criminale.
Accuse pesanti: droga, armi e violenza per i debiti
Il quadro contestato va oltre lo spaccio. Le accuse comprendono traffico di droga, porto abusivo di armi, ricettazione, tentato omicidio e lesioni. In uno degli episodi contestati, Pernasetti sarebbe accusato di aver minacciato e picchiato un meccanico, con una pistola puntata alla testa, per un debito legato agli stupefacenti. È un dettaglio che restituisce il clima di pressione e paura che può accompagnare il controllo criminale del territorio, dove il recupero dei soldi e il mantenimento del potere passano anche dalla forza brutale.
Per Roma è un segnale forte, ma non basta un blitz
L’operazione rappresenta un colpo netto, perché spezza una batteria che aveva conquistato spazio e affari in zone popolari e strategiche della città. Intanto riaffiora una verità che Roma conosce bene: i nomi cambiano, le generazioni si alternano, ma il rischio di una criminalità capace di rigenerarsi resta alto. Il punto è che ogni arresto pesa davvero solo se viene seguito da una riconquista stabile dei quartieri, con presenza dello Stato, controllo del territorio e margini di vita ordinaria restituiti ai cittadini.