Roma, 60 tutor nelle notti della movida: più luci, vigili e bus

Il Piano Roma notte parte con 60 tutor nelle zone più esposte alla malamovida. Più pattuglie, luci e linee notturne per Trastevere e San Lorenzo
Di Lina Gelsi
Roma centro di notte

Da giovedì Roma mette alla prova il suo nuovo Piano notte: 60 tutor scenderanno nelle strade della movida per affiancare prevenzione, assistenza e segnalazioni rapide al 112. Il primo test partirà dai quartieri dove la pressione serale è più alta e dove residenti, locali e ragazzi vivono ogni settimana la parte più difficile della città dopo il tramonto.

Movida a Roma, il test parte dai quartieri con più pressione serale

La notte romana cambia passo con una sperimentazione che punta a incidere sulle aree dove la vita serale produce più problemi. Trastevere e San Lorenzo sono i nomi più attesi, con piazza Bologna nel perimetro delle zone possibili. Le decisioni operative arriveranno nel tavolo dedicato alla sicurezza pubblica, chiamato a definire le strade esatte e le modalità del primo presidio.

La mappa non è neutra. Trastevere vive da anni una doppia identità: quartiere storico e meta di massa, luogo amatissimo da romani e turisti, ma anche area segnata da schiamazzi, alcol consumato in strada e tensioni con i residenti. San Lorenzo porta con sé il peso della sua natura universitaria, della presenza di locali e di una frequentazione notturna molto intensa. Piazza Bologna, altra zona con alta densità di studenti e attività, resta sotto osservazione per gli stessi motivi.

Il Piano Roma notte nasce per dare una risposta concreta a chi chiede una città più vivibile senza spegnere la socialità. La domanda riguarda migliaia di persone: chi esce, chi lavora nei locali, chi abita nelle vie più frequentate, chi usa i mezzi pubblici in orario serale, chi rientra a casa quando la città è meno presidiata. Il tema non è soltanto l’ordine pubblico. È la qualità della vita urbana.

Tutor in strada, cosa faranno davvero nelle notti della Capitale

I tutor saranno figure di prossimità. Non sostituiranno polizia, carabinieri o vigili urbani, non avranno il compito di affrontare direttamente situazioni pericolose e non saranno gruppi di controllo fai da te. La loro funzione sarà diversa: farsi vedere, parlare con le persone, assistere chi si trova in difficoltà, orientare i più giovani e attivare il 112 quando una situazione lo richiede.

La formazione ricevuta dovrà servire proprio a questo: riconoscere segnali di disagio, gestire contatti con gruppi numerosi, evitare atteggiamenti provocatori, mantenere una linea chiara nei casi di molestia, aggressività o sospetto. Il radiocollegamento permetterà di comunicare in modo rapido e dare continuità alla presenza nelle strade.

Il lavoro dei tutor potrà comprendere anche azioni molto pratiche. Etilometri monouso per far capire a chi beve quanto sia rischioso mettersi alla guida. Dialogo diretto con i ragazzi sulla violenza di genere e sul rispetto nelle relazioni. Cartine reattive per verificare possibili alterazioni nei cocktail. Sono strumenti semplici, ma possono fare la differenza quando vengono offerti nel momento giusto, prima che una serata diventi un episodio da pronto soccorso o da denuncia.

Sicurezza notturna a Roma, il ruolo dei locali e la certificazione per gli esercenti

Il piano guarda anche ai locali. Roma vuole coinvolgere gli esercenti che rispettano le regole e che scelgono di investire in sicurezza, videosorveglianza, steward formati e collaborazione operativa con le autorità. L’obiettivo è creare un circuito di attività riconoscibili per qualità della gestione e attenzione alla clientela.

Per i locali virtuosi, la certificazione di qualità può diventare un segnale forte. Chi esce la sera tende a scegliere luoghi dove si sente protetto. Chi vive nel quartiere vuole sapere che sotto casa non operano attività indifferenti al rumore, al consumo eccessivo di alcol o al disordine fuori dalla porta. Chi lavora nella ristorazione e nell’intrattenimento ha interesse a separare la propria immagine da quella di chi sfrutta la movida senza gestirne gli effetti.

Il punto più delicato sarà rendere questi riconoscimenti credibili. Una certificazione utile deve poggiare su comportamenti verificabili: telecamere installate, personale preparato, capacità di chiamare aiuto quando serve, attenzione all’uscita dei clienti, rispetto degli orari e delle regole sulla somministrazione. Solo così può diventare uno strumento reale e non una semplice formula amministrativa.

Più luce, più bus e più pattuglie: il piano cambia anche i servizi

La sicurezza notturna non passa solo dalle persone in strada. Passa dai lampioni, dai bus, dalle fermate, dalla possibilità di tornare a casa senza affidarsi per forza all’auto o a percorsi poco illuminati. Per questo il Piano Roma notte prevede interventi su 745 strade e 10.365 punti luce, con lampade di nuova generazione e un’efficienza superiore del 30 per cento.

Le priorità saranno le zone ad alto afflusso. San Lorenzo e Trastevere avranno un peso particolare perché sono luoghi dove il buio di alcune strade laterali, la concentrazione di persone e la presenza di locali rendono più evidente il bisogno di interventi mirati. Una via più illuminata aiuta chi cammina, chi aspetta un bus, chi lavora in servizio serale e anche chi deve vigilare.

Il trasporto pubblico notturno sarà potenziato con il raddoppio delle linee e con assistenti fiduciari a bordo. È una parte decisiva del piano: una movida gestita meglio richiede alternative reali agli spostamenti improvvisati, soprattutto per i più giovani e per chi rientra da zone lontane dal centro. Più bus notturni possono ridurre il ricorso all’auto dopo il consumo di alcol e limitare l’affollamento disordinato in alcune aree.

Anche la polizia locale aumenterà la presenza serale e notturna. Sono previste 20 pattuglie aggiuntive nei Municipi per servizi di sette ore, con l’obiettivo di arrivare a circa cinquanta pattuglie dal giovedì al sabato. Il fine è rendere più visibile il presidio nelle ore in cui aumentano richieste di intervento, segnalazioni e lamentele dei residenti.

Da giovedì Roma avvia quindi una prova che dirà molto sul modo in cui la Capitale vuole governare la notte. Il piano dovrà misurarsi con quartieri complicati, interessi diversi e problemi radicati. Se funzionerà, la sperimentazione potrà allargarsi ad altre zone. Se mostrerà limiti, andrà corretta in fretta. La città ha bisogno di serate vive, servizi funzionanti e regole riconoscibili da tutti.

 
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