Roma, 12mila incidenti e 39 morti: sulle strade della Capitale è allarme sicurezza

A Roma 12mila incidenti in quattro mesi e 39 vittime in area urbana. Sul Gra otto morti nel 2026. Cresce l’alcol alla guida
Di Luigi Sette
Incidenti stradali

A Roma la strada continua a presentare un conto pesante: nei primi quattro mesi del 2026 la Polizia Locale ha rilevato 12mila incidenti in area urbana, con 39 persone morte. Sul Grande Raccordo Anulare, dopo l’ennesimo incidente mortale, le vittime dall’inizio dell’anno sono già otto.

Roma e incidenti stradali, la Capitale davanti a numeri che pesano

La fotografia della sicurezza stradale romana restituisce una città sotto pressione. Il traffico quotidiano, gli spostamenti dei pendolari, le grandi arterie di collegamento, i quartieri più congestionati e le strade consolari formano un sistema fragile, dove l’errore di pochi istanti può avere conseguenze gravissime. I numeri del 2026 mostrano un aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e riportano al centro il tema della prevenzione.

Nei primi quattro mesi dello scorso anno gli incidenti rilevati erano stati circa 11mila, con 37 vittime. Nel 2026 si è saliti a 12mila sinistri e 39 morti. Non è solo una differenza statistica. È il segnale di una città in cui la mobilità resta complicata, spesso nervosa, segnata da comportamenti scorretti, distrazioni e abitudini rischiose.

Quasi 8mila incidenti sono avvenuti senza feriti. Anche questo dato racconta molto. Perché dietro i sinistri meno gravi ci sono comunque auto danneggiate, traffico bloccato, ambulanze chiamate per accertamenti, pattuglie impegnate nei rilievi, persone costrette a cambiare programma, ritardi sul lavoro, mezzi pubblici rallentati. La sicurezza stradale non riguarda soltanto i casi più tragici: incide ogni giorno sulla vita reale di chi attraversa Roma.

Grande Raccordo Anulare, otto morti nel 2026 e una paura quotidiana

Il Grande Raccordo Anulare è tornato a essere uno dei punti più sensibili della mobilità romana. Sette incidenti mortali dall’inizio dell’anno, otto vittime complessive. Un bilancio che pesa ancora di più perché riguarda un’arteria percorsa ogni giorno da migliaia di persone: lavoratori, famiglie, motociclisti, autotrasportatori, pendolari diretti verso la città o verso i comuni della cintura.

Il Gra non è una strada qualunque. È una infrastruttura che assorbe una quantità enorme di traffico e mette insieme velocità, immissioni, sorpassi, uscite ravvicinate, mezzi pesanti e automobilisti spesso stanchi o distratti. In alcune fasce orarie basta una frenata improvvisa per creare code chilometriche. In altri momenti, quando il traffico si alleggerisce, il rischio arriva dalla velocità eccessiva e dalla falsa percezione di controllo.

La sequenza di incidenti mortali impone una riflessione più ampia. Servono controlli, manutenzione, segnaletica chiara, illuminazione adeguata nei punti più delicati e maggiore responsabilità da parte di chi guida. La strada non perdona la distrazione, specialmente su un anello viario dove tutto avviene in pochi secondi.

Controlli e multe a Roma, oltre mezzo milione di violazioni

Nei primi tre mesi del 2026 i vigili urbani hanno accertato circa 531mila violazioni al Codice della strada. Il dato è in linea con il primo trimestre del 2025, a fronte di circa 800mila controlli eseguiti dalle pattuglie. Numeri enormi, che mostrano quanto sia vasta l’attività di presidio e quanto resti difficile riportare ordine in una mobilità urbana spesso indisciplinata.

La sosta irregolare continua a essere una delle infrazioni più diffuse: circa 240mila casi in tre mesi, un livello sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. A Roma la sosta vietata non è soltanto un problema di decoro o di rispetto delle regole. Un’auto lasciata su un attraversamento pedonale può impedire la visuale. Un veicolo in doppia fila può restringere la carreggiata. Un mezzo parcheggiato su uno stallo riservato o su un marciapiede può costringere anziani, disabili, genitori con passeggini e pedoni a esporsi al traffico.

La dimensione dei controlli conferma anche un altro aspetto: la sicurezza non dipende solo dalle grandi tragedie stradali. Si costruisce nei comportamenti minimi, ripetuti migliaia di volte ogni giorno. Fermarsi dove non si può, guardare il telefono, non rispettare la precedenza, guidare dopo aver bevuto sono gesti diversi, ma concorrono allo stesso clima di rischio.

Cellulare alla guida, meno infrazioni ma il pericolo resta alto

Fra le cause che hanno portato al ritiro della patente compare ancora l’uso del cellulare alla guida. Nei primi tre mesi del 2026 sono stati accertati quasi 400 illeciti legati all’articolo 173 del Codice della strada. Il dato è in calo netto rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano stati circa 700. La diminuzione stimata è del 45 per cento.

È una riduzione significativa, ma non autorizza letture rassicuranti. A Roma il telefono al volante resta uno dei comportamenti più pericolosi. Un messaggio letto in marcia, una chiamata senza dispositivi consentiti, uno sguardo alla chat o al navigatore usato male possono togliere attenzione proprio nel momento in cui servono lucidità e prontezza.

Nel traffico romano la distrazione pesa ancora di più. Un monopattino che sbuca da una laterale, uno scooter in sorpasso, un pedone sulle strisce, un autobus che riparte, un’auto che frena all’improvviso: la città chiede attenzione continua. Ogni secondo perso sullo schermo può trasformarsi in un impatto.

Alcol al volante, il dato che preoccupa di più

Il fronte più delicato riguarda la guida in stato di ebbrezza. Nei primi tre mesi del 2026 le patenti ritirate per alcol sono state 272, in aumento rispetto alle 243 del periodo precedente. La crescita è del 12 per cento. È un dato che fa rumore, perché riguarda una delle condotte più pericolose e meno giustificabili.

Guidare dopo aver bevuto significa ridurre i riflessi, alterare la percezione della velocità, valutare male le distanze, reagire con ritardo agli imprevisti. In una città complessa come Roma, o su arterie rapide come il Raccordo, questi effetti possono diventare decisivi. Non serve trovarsi in una situazione estrema: basta una svolta affrontata male, una frenata tardiva, una precedenza non rispettata.

Restano invece pressoché stabili i provvedimenti collegati al consumo di sostanze stupefacenti al volante, circa 60 nei primi tre mesi dell’anno. Anche i ritiri legati ai comportamenti tenuti dopo un incidente stradale arrivano a circa 300 documenti di guida. Sono casi che riguardano una fase spesso sottovalutata: dopo un sinistro non ci si può allontanare, non si può ignorare chi ha bisogno di aiuto, non si può trattare l’accaduto come un fastidio da superare in fretta.

Patenti ritirate, il calo non basta a fermare l’emergenza

Nel complesso, nei primi tre mesi del 2026 le patenti ritirate sono state 1.600, con un calo del 15 per cento rispetto allo stesso periodo precedente. A prima vista può sembrare un segnale positivo. Dentro il dato generale, però, convivono situazioni molto diverse: diminuiscono le violazioni per cellulare, cresce l’alcol, restano stabili altri comportamenti gravi.

Circa 200 ritiri sono legati all’articolo 126 del Codice della strada, che riguarda durata e rinnovo della patente. Il numero è identico a quello del primo trimestre 2025. Anche questo ambito, meno appariscente rispetto ad alcol e telefono, ha un peso concreto: guidare con documenti non in regola significa sottrarsi a una parte essenziale del sistema di controllo e responsabilità.

Il nodo, per Roma, resta la convivenza difficile fra traffico intenso, strade spesso congestionate, abitudini scorrette e percezione bassa del rischio. Molti automobilisti si sentono esperti perché percorrono ogni giorno gli stessi tragitti. Proprio questa familiarità può abbassare la soglia di attenzione. Il tragitto casa-lavoro, la rotatoria conosciuta, il tratto di Raccordo percorso da anni, la strada vicino casa diventano luoghi dove si tende a sottovalutare il pericolo.

Sicurezza stradale a Roma, cosa dicono davvero questi numeri

I dati dei primi mesi del 2026 indicano che Roma ha bisogno di una strategia costante, non solo di interventi dopo gli incidenti più gravi. La prevenzione deve passare dai controlli, dalla presenza visibile delle pattuglie, dalla manutenzione delle strade, dalla chiarezza della segnaletica e da una cultura della guida meno aggressiva.

La Capitale vive ogni giorno una mobilità fatta di auto, scooter, bus, taxi, furgoni, biciclette, pedoni, turisti e lavoratori. È un equilibrio difficile, che può reggere solo se le regole vengono percepite come tutela concreta e non come ostacolo. Il divieto di usare il telefono, il limite all’alcol, il rispetto della distanza di sicurezza, l’obbligo di fermarsi dopo un incidente non sono dettagli burocratici. Sono barriere poste davanti alla possibilità che un errore diventi tragedia.

Il Raccordo e le strade urbane raccontano la stessa urgenza da due prospettive diverse. Da una parte l’alta velocità e i grandi flussi della viabilità esterna. Dall’altra gli incroci, le strisce pedonali, i quartieri, le corsie affollate della città. In entrambi i casi, il bilancio del 2026 lascia poco spazio alle letture superficiali: 12mila incidenti in quattro mesi e 39 morti in area urbana sono numeri che chiedono attenzione immediata.

Roma non può abituarsi alla conta delle vittime. Ogni incidente mortale apre una ferita privata, familiare, cittadina. Ogni dato amministrativo racconta persone, strade percorse, vite interrotte o cambiate. Per questo la sicurezza stradale deve tornare a essere una priorità quotidiana, nelle scelte delle istituzioni e nei comportamenti di chi guida.

 
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