Roma, 1.300 senza dimora dormono in strada: il dato Istat che fa riflettere

Se il quadro è più preciso, diventa più semplice decidere come distribuire le risorse, come leggere le zone di maggiore pressione e come rafforzare l’accoglienza
Di Fabio Vergovich
Senzatetto, clochard alla Stazione Termini di Roma
Senzatetto a Roma Termini

A Roma i numeri arrivano prima delle parole e, stavolta, fanno impressione senza bisogno di forzature: 2.621 persone senza dimora rilevate dall’Istat nella notte del 26 gennaio 2026, di cui 1.299 in strada. La Capitale è la città con il dato più alto delle 14 aree metropolitane coinvolte nella nuova rilevazione nazionale e da sola raccoglie oltre un quarto del totale.

È una fotografia dura, ma utile, perché mette a fuoco il punto vero: il problema non è lontano, non è invisibile e non riguarda soltanto le ore più fredde dell’inverno. Riguarda quartieri, stazioni, aree di passaggio, servizi sociali, pronto intervento, strutture notturne e tutta la capacità di una città enorme di non lasciare le persone ai margini.

Istat e Roma, il censimento che rende più nitida la realtà dei senza dimora

Il nuovo lavoro dell’Istat è stato presentato il 25 marzo 2026 e nasce dentro una cornice precisa: monitorare la grave marginalità adulta con dati affidabili e comparabili sul piano metodologico. Il conteggio è stato realizzato con il metodo “Point in Time”, cioè in una sola notte, nello stesso momento, in tutti i 14 Comuni centro di area metropolitana.

Poi sono arrivate le interviste di approfondimento. Il risultato è un quadro più pulito, più rigoroso, più vicino alla realtà del territorio. E infatti lo stesso Istat precisa che questi dati non sono confrontabili con quelli delle rilevazioni precedenti, proprio perché cambiano metodo e ampiezza del campo osservato.

Per Roma questo significa una cosa molto semplice: da oggi si parte da una base ufficiale più aggiornata. Non da sensazioni, non da numeri ripetuti per abitudine, ma da una conta fatta sul campo, con il coinvolgimento di amministrazioni comunali, rete dei rilevatori e supporto logistico cittadino. È un passaggio meno tecnico di quanto sembri.

Quando una città conosce meglio il fenomeno, può intervenire in modo meno generico. E in un contesto urbano vasto e diseguale come quello romano, questa differenza pesa parecchio.

Senza tetto a Roma, il nodo resta la strada

Il punto più forte del dato romano è proprio quel 1.299. Sono le persone conteggiate in strada, in spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna. Significa che quasi la metà dei senza dimora rilevati nella Capitale non si trovava in una struttura di accoglienza notturna al momento del conteggio.

Questo elemento racconta due cose insieme: da una parte la dimensione del fenomeno, dall’altra il limite materiale di ogni rete di protezione quando i bisogni superano l’offerta o quando una parte delle persone resta lontana dai servizi per scelta, diffidenza, irregolarità dei documenti, fragilità psichica o percorsi personali molto compromessi.

Nel quadro nazionale, Istat ha contato 10.037 persone senza dimora nei 14 Comuni osservati. Di queste, 5.563 erano ospitate in strutture notturne e 4.474 in strada. I posti letto rilevati nelle strutture considerate sono 6.678: un numero che non copre il totale delle persone censite.

Ecco perché la partita non può ridursi alla sola disponibilità di dormitori. Serve una filiera più ampia, fatta di contatto, ascolto, accompagnamento sanitario, sostegno documentale, presa in carico sociale e, quando possibile, percorsi di autonomia abitativa.

Funari: dati nuovi per migliorare l’accoglienza nella Capitale

Barbara Funari, assessora alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma Capitale, ha commentato i risultati con un’impostazione molto concreta. Nella nota diffusa dopo la pubblicazione dei dati, parla di “fotografia aggiornata del fenomeno” e insiste sul valore di una programmazione più mirata e più strutturata. Il ragionamento è lineare: se il quadro è più preciso, diventa più semplice decidere come distribuire le risorse, come leggere le zone di maggiore pressione e come rafforzare l’accoglienza.

Nella stessa nota compaiono altri due dati che aiutano a capire meglio il volto del fenomeno a Roma. Le donne ospitate nelle strutture capitoline risultano 338, pari al 25,6%. Gli ospiti stranieri rappresentano invece il 69,5%.

È un profilo che impone interventi molto differenziati: protezione per le donne sole o con vissuti di violenza, mediazione culturale e linguistica per chi arriva da altri Paesi, raccordo con i servizi sanitari e con le pratiche amministrative per chi vive una fragilità che non è solo economica, ma anche sociale e relazionale.

Roma prima per accoglienza, ma il primato non basta

Istat segnala che Roma accoglie il 26,1% del totale delle persone senza dimora conteggiate nei 14 Comuni centro di area metropolitana, davanti a Milano con il 16,4%. Da un lato, questo conferma il peso della rete capitolina. Dall’altro, racconta quanto sia grande il carico che grava sulla città. A Roma arrivano percorsi migratori, povertà improvvise, fragilità croniche, rotture familiari, lavori persi, dipendenze, problemi di salute, solitudini che nei grandi centri urbani diventano ancora più nette.

Il fenomeno non può essere letto come un fatto lontano dal vissuto quotidiano dei cittadini. Chi si muove ogni giorno in città incontra il disagio davanti alle stazioni, vicino agli ospedali, nei pressi dei mercati, lungo i grandi assi del trasporto pubblico, nei quadranti più centrali come in quelli periferici.

La nuova rilevazione Istat toglie al dibattito ogni alibi. Le persone senza dimora non sono una presenza residuale da descrivere una volta ogni tanto. Sono una realtà stabile, che chiede continuità amministrativa e politiche capaci di reggere nel tempo.

Accoglienza senza dimora, la notizia vera è che Roma ha finalmente una base aggiornata

Il valore più utile di questi numeri è che aiutano a passare dall’impressione al dato. Ed è proprio qui che la politica cittadina sarà chiamata a misurarsi. Perché conoscere meglio non basta, se poi la conoscenza non diventa organizzazione, servizi e tempi di risposta più rapidi. Però resta un punto di partenza serio. E in materie come questa non è poco.

Roma oggi sa ufficialmente quante persone senza dimora sono state rilevate, quante erano in strada, quale quota di accoglienza ricade sulla città, quale peso hanno le presenze femminili e quanto sia ampia la componente straniera nelle strutture. Da qui in poi il dibattito potrà essere meno confuso e più concreto. Per una volta, il dato non chiude la discussione: la apre davvero.

 
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