Sutor, ne ultra crepidam!

Referendum, l’insostenibile leggerezza dell’essere tuttologi del No

Opporsi alla riforma della giustizia è legittimo, pretendere di spiegarla senza conoscerla significa fare propaganda: i casi dello storico Barbero, il comico Giovanni e il Nobel Parisi
Di Mirko Ciminiello
Fac simile della scheda del referendum costituzionale del 2026
Fac simile della scheda del referendum costituzionale del 2026 (© Prefettura.interno.gov.it)

A pochi giorni dal referendum costituzionale 2026, appare ormai evidente la tara che ha viziato fin dall’origine la campagna elettorale del cosiddetto fronte del No. Si tratta, per parafrasare Milan Kundera, dell’insostenibile leggerezza del (voler) essere tuttologi – da social. Col risultato che anche degli esperti (nei rispettivi campi) finiscono per fare la magra figura dei webeti.

Fac simile della scheda del referendum costituzionale del 2026
Fac simile della scheda del referendum costituzionale del 2026 (© Prefettura.interno.gov.it)

La tara del fronte del No al referendum

Un aneddoto latino vuole che il grande pittore greco Apelle esponesse le sue opere e ascoltasse segretamente i commenti dei passanti in modo da trarne profitto. Un giorno, per esempio, ritoccò un sandalo che aveva dipinto dopo aver sentito la critica di un calzolaio. Quando però l’artigiano, inorgoglitosi, stigmatizzò anche la rappresentazione di un ginocchio, l’artista lo fulminò esclamando: Sutor, ne ultra crepidam!, ovvero “Ciabattino, non (andare) oltre le scarpe”.

Giorgio Vasari - Apelle
Giorgio Vasari – Apelle (Firenze, Casa Vasari, 1572 ca.). © sailko / Wikimedia Commons

Oggi questa locuzione si adatta benissimo ad alcuni testimonial dell’opposizione alla riforma della giustizia approntata dal Guardasigilli Carlo Nordio. In particolare, lo storico Alessandro Barbero, il comico Giovanni Storti e il fisico Giorgio Parisi.

Il Ministro della giustizia Carlo Nordio
Carlo Nordio (immagine dalla sua pagina Facebook)

Sutor, ne ultra crepidam!

Il medievista è stato autore di una clip che conteneva talmente tante castronerie da essere oscurata da Facebook. Tra le altre, quella secondo cui l’esecutivo «potrà dare ordini ai magistrati», che è uno slogan vuoto senza alcun riscontro nel testo elaborato in via Arenula. Per tacere del fatto che il Magister ha scambiato separazione delle carriere (introdotta dalla nuova normativa) e delle funzioni (già esistente), nonché Governo e Parlamento.

Una confusione analoga l’ha fatta pure, in un altro filmato, il componente del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Il quale ha attaccato il meccanismo del sorteggio dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura previsto dal restyling della Carta, facendo un paragone cinematografico. Anziché scegliere gli attori di un film, ha ironizzato il Nostro, «estraiamoli a sorte tra le migliaia che ci sono in Italia».

Curiosamente, la stessa identica strategia retorica l’ha usata il-Nobel-Parisi, chiedendosi nell’ennesimo video: «Vorreste che i Premi Nobel fossero scelti estraendoli a sorte fra tutti gli scienziati?» Se questo è il livello probabilmente sì, considerando che anche l’argomentazione in questione non ha nessuna ragion d’essere. Nel caso del CSM, infatti, non si prende il primo che passa per strada, perché si pesca da liste di professionisti competenti, sia laici che togati.

Naturalmente è lecito votare contro nella consultazione del 22-23 marzo, così come ci sta (per quanto triste sia) che un non-giurista ignori l’essenza del quesito referendario. Il problema sorge quando i novelli Pico de Paperis si sentono “in dovere” di parlare di tematiche di cui evidentemente non si intendono, sconfinando inevitabilmente nella propaganda. Ed è proprio qui che casca – absit iniuria verbis – l’asino!

 
CATEGORIA

Politica

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista