C’è un punto che spesso resta ai margini del racconto pubblico sui femminicidi: cosa accade ai figli delle donne uccise. La Regione Lazio prova a rispondere con un avviso pubblico appena pubblicato da LazioCrea, che mette a disposizione 600mila euro per sostenere gli orfani di vittime di femminicidio, con un contributo di 10mila euro per ogni beneficiario. Le domande potranno essere inviate dal 30 marzo al 30 maggio 2026, solo via PEC.
Un bando che sposta l’attenzione sulle vittime indirette
Il dato politico più forte non è solo l’apertura dell’avviso, ma la sua impostazione. Il provvedimento prende in carico le vittime indirette della violenza di genere, cioè i figli e le figlie che restano dopo l’omicidio. Nei documenti ufficiali l’intervento viene presentato come misura di sostegno economico e sociale, pensata per favorire crescita, studio, assistenza e autonomia personale.
Il fondo complessivo arriva a 600mila euro, frutto di due stanziamenti da 300mila euro ciascuno, e rappresenta un salto di qualità anche sul piano delle risorse messe in campo.
È un cambio di prospettiva rilevante perché porta il discorso fuori dalla sola dimensione emergenziale. Non si parla soltanto di contrasto alla violenza o di strumenti di protezione immediata, ma di ricostruzione di un percorso di vita. Dentro questa logica rientrano le spese ammissibili indicate dall’avviso: completamento del percorso scolastico, attività extrascolastiche, cure mediche e psicologiche, sostegno educativo, percorsi di formazione, bisogni primari e progetti individualizzati.
Non una misura rigida, dunque, ma un sostegno capace di adattarsi alle diverse condizioni personali.
A chi si rivolge il contributo regionale
La misura riguarda gli orfani di madre deceduta a seguito di omicidio connesso alla violenza di genere, residenti nel Lazio, sia minori sia maggiorenni fino a 29 anni non ancora compiuti. Per i maggiorenni la domanda può essere presentata direttamente dal beneficiario; per i minori possono agire il tutore legale, il soggetto affidatario o chi esercita la responsabilità genitoriale. L’avviso precisa inoltre che possono essere ammessi anche gli orfani che hanno già ricevuto il contributo nelle annualità precedenti.
Non è un dettaglio da poco la scelta di includere in modo chiaro anche i casi anteriori all’introduzione della nuova fattispecie di reato di femminicidio. L’avviso spiega infatti che, per le vicende precedenti, sarà sufficiente che il decesso della madre sia riconducibile a omicidio volontario o aggravato in contesti di violenza domestica o di genere, purché questo emerga da sentenze o da atti dell’autorità giudiziaria. È un passaggio che evita vuoti di tutela e conferma la volontà di non lasciare esclusi proprio i casi più delicati sul piano temporale e processuale.
Come presentare la richiesta a LazioCrea
Dal punto di vista pratico il percorso è definito con precisione. Le istanze dovranno essere inviate solo tramite PEC all’indirizzo indicato nell’avviso, dalle ore 12 del 30 marzo 2026 fino alle ore 12 del 30 maggio 2026. Le domande presentate con modalità diverse non saranno considerate ricevibili. Il sistema seguirà l’ordine cronologico di arrivo e le richieste ammissibili verranno finanziate fino a esaurimento dei fondi disponibili, con possibilità di scorrimento.
Sul portale di LazioCrea sono già presenti la pagina dedicata all’avviso, la determina, l’allegato con le regole complete e i moduli distinti per orfani maggiorenni e minorenni. È un elemento importante anche per Roma e per tutto il territorio regionale, perché rende immediatamente accessibili le informazioni a famiglie, tutori, avvocati, servizi sociali e associazioni che possono accompagnare i richiedenti nella compilazione dell’istanza.
Il senso pubblico di una misura che guarda oltre l’emergenza
Nelle parole dell’assessore Simona Baldassarre, l’avviso vuole dare il segnale che nessuno debba essere lasciato solo. È una frase che sintetizza bene il senso del provvedimento, ma che acquista valore solo se letta insieme ai contenuti concreti del bando.
Qui non c’è un generico richiamo ai diritti, c’è un dispositivo amministrativo che individua destinatari, requisiti, tempi, modalità di accesso e copertura economica. C’è dunque una risposta istituzionale strutturata, non soltanto un impegno di principio.
Per una regione grande e complessa come il Lazio, dove il tema della violenza contro le donne interroga grandi città, periferie e aree interne, misure di questo tipo assumono anche un valore culturale. Dicono che la presa in carico non può fermarsi al momento giudiziario e che il dovere pubblico continua nel tempo, accompagnando chi si ritrova senza madre e spesso senza un assetto familiare stabile. In questa chiave il contributo economico è solo un pezzo del problema, ma resta un pezzo necessario.
La novità di questi giorni, allora, non sta soltanto nella pubblicazione di un avviso. Sta nel tentativo di riconoscere che il femminicidio non produce una sola vittima. Lascia dietro di sé esistenze spezzate, percorsi scolastici interrotti, fragilità psicologiche, bisogni materiali immediati. Il fondo regionale prova a intervenire proprio lì, nel punto in cui il dolore personale diventa anche una questione di responsabilità pubblica.