“Nessuno lascia casa a meno che casa non sia la bocca di uno squalo”, (Warsan Shire).
In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2026, Programma Integra e la Casa Internazionale delle Donne di Roma daranno vita a “Portarsi via la notte”, un evento dedicato alle storie, alle ferite e alle possibilità di rinascita delle persone costrette a lasciare la propria terra.
La fuga comincia prima della partenza
A volte pensiamo alla fuga come a un momento preciso: una partenza, una frontiera attraversata, un viaggio che improvvisamente comincia. Ma ogni fuga nasce molto prima. Nasce dentro una casa che non protegge più, dentro un luogo diventato impossibile da abitare, dentro una vita costretta a interrompersi senza averlo scelto. E forse termina solo molto dopo. Perché arrivare non significa sempre essere arrivati. Una casa non è soltanto un luogo geografico: è uno spazio interiore che si ricostruisce lentamente, fatto di memoria, relazioni, fiducia e possibilità.
La casa è quel luogo che non esiste se non esistiamo noi. Non è soltanto una meta e non è soltanto una partenza. È ciò che, dopo ogni attraversamento, riusciamo a costruire dentro noi stessi.
Da questa consapevolezza nasce “Portarsi via la notte”, dalle domande che spesso rimangono sospese davanti alle storie di chi è costretto a partire: cosa accade prima della fuga? Cosa rimane dopo il viaggio? Cosa significa ricominciare quando tutto ciò che conoscevamo è stato lasciato indietro?
L’evento si inserisce nel programma delle celebrazioni della Giornata Mondiale del Rifugiato 2026 e nasce dal desiderio di guardare oltre le immagini che spesso scorrono davanti ai nostri occhi senza riuscire davvero a fermarsi dentro di noi. Non soltanto il mare attraversato. Non soltanto il confine raggiunto. Non soltanto la cronaca dell’emergenza. Ma la vita prima. La vita dopo. Le persone.
Immagini, parole e suoni per raccontare ciò che resta invisibile
L’evento sarà un cammino immersivo costruito attraverso immagini, parole, suoni e racconti capaci di restituire umanità ai percorsi migratori: un attraversamento collettivo tra fotografie, testimonianze, musica e memoria.
Il racconto fotografico del fotoreporter Marco Palombi sarà uno degli elementi centrali della serata. Le sue fotografie non saranno semplicemente un allestimento, ma una presenza viva nello spazio dell’evento: immagini che accompagneranno il pubblico dentro frammenti di esistenze sospese.
Gli scatti realizzati in Libano e in altri territori di frontiera renderanno visibile ciò che spesso rimane lontano dallo sguardo quotidiano: volti, silenzi, gesti, attese. Tutto ciò che esiste prima e dopo la fuga, tutto ciò che continua a vivere anche quando una persona è costretta a lasciare il proprio mondo.
A queste immagini si unirà la testimonianza in diretta da Beirut del giornalista e attivista Mauro Pompili, creando un ponte reale tra Roma e uno dei luoghi simbolo delle crisi contemporanee, insieme al racconto dell’attività di MMKN attraverso la voce di Wafaa El Khoury.
Sarà un filo diretto tra chi osserva e chi vive ogni giorno la complessità delle migrazioni.
Dopo il viaggio, il tempo della ricostruzione
Il viaggio non termina quando una persona raggiunge un luogo sicuro. Il viaggio continua nel momento in cui bisogna ricostruire una vita. Il dopo diventa allora il tempo della ricostruzione.
Proprio al “dopo” sarà dedicato il momento talk dell’evento, che vedrà coinvolti ospiti, esperti ed esperte di Programma Integra, realtà impegnata quotidianamente nell’accompagnamento delle persone rifugiate in Italia, affrontando i percorsi legati all’inclusione sociale, ai diritti e all’autonomia.
Perché l’accoglienza non significa soltanto offrire un riparo. Significa costruire possibilità. Significa creare le condizioni perché qualcuno possa tornare a immaginare un futuro.
Le testimonianze teatralizzate e i racconti delle donne accolte nei percorsi di accoglienza in Italia daranno voce alla dimensione più intima del rifugio: il momento in cui una persona riesce finalmente a ritrovare una rete, una comunità, un luogo dove poter ricominciare.
Durante la serata saranno proiettati due documentari realizzati da Marco Palombi. Il primo, girato all’interno di un campo profughi di Beirut, accompagnerà il pubblico dentro una realtà spesso percepita come lontana, restituendo volti, dettagli, quotidianità e silenzi. Il secondo documentario, realizzato a bordo della Life Support di Emergency, seguirà un viaggio di salvataggio in mare fino allo sbarco al porto di Civitavecchia.
Un arrivo che non rappresenta una fine, ma l’inizio di un percorso ancora lungo.
Perché dopo il mare arriva il tempo delle domande: dove andare? Come ricominciare? Come trasformare una fuga in una nuova possibilità?
La musica come spazio comune di incontro
La musica accompagnerà l’intera narrazione della serata, diventando parte integrante del racconto emotivo, una geografia comune in cui incontrarsi. Suoni e parole si intrecceranno per creare uno spazio condiviso, capace di avvicinare chi racconta e chi ascolta.
Il percorso culminerà nel concerto finale affidato a Banda Connemara, trasformando la conclusione dell’evento in un momento collettivo di partecipazione, incontro e condivisione. Perché anche il ritmo, il corpo e il movimento possono diventare una forma di vicinanza. Un modo per ricordare che prima ancora delle differenze esistono persone che cercano lo stesso gesto fondamentale: sentirsi accolte.
La Casa Internazionale delle Donne come parte del racconto
La scelta della Casa Internazionale delle Donne come luogo ospitante dell’evento assume un significato profondo. Uno spazio storico della città di Roma dedicato ai diritti, all’autodeterminazione, all’incontro tra culture e alla costruzione di pratiche sociali inclusive. I suoi giardini diventeranno il contesto ideale per accogliere immagini, racconti e presenze che parlano di attraversamenti, fragilità e rinascita. La Casa non sarà soltanto lo spazio che ospita l’evento. Diventerà parte stessa del racconto.
Questo valore è ancora più forte grazie alla presenza, all’interno della Casa Internazionale delle Donne, del progetto Tetti Rossi – Una Casa per le Donne, gestito da Programma Integra: un’esperienza concreta di accoglienza e co-housing sociale dedicata a donne in condizioni di vulnerabilità.
Un luogo reale di protezione, autonomia e ricostruzione personale. Una casa che non è soltanto un tetto, ma una possibilità.
“Immaginiamo il futuro”, la mostra che dà forma alle possibilità
Durante l’evento sarà inaugurato anche il percorso espositivo “Immaginiamo il futuro”, realizzato nell’ambito del progetto AMIL – Alliance Multistakeholder for Migrant Integration and Labour.
Una mostra corale costruita attraverso video, fotografie e materiali audio che raccontano le soft skills emerse nei laboratori del progetto. Non soltanto competenze e capacità, ma anche paure, contraddizioni, desideri e percorsi di crescita. Una mostra nomade, pensata per attraversare luoghi diversi e continuare a generare dialogo.
Un’esposizione che porta con sé storie, esperienze e possibilità emerse dall’incontro tra persone, trasformando ciò che spesso resta invisibile in uno spazio condiviso di ascolto e riconoscimento.
Durante tutta la serata sarà presente un punto informativo dedicato alle attività, ai servizi e ai progetti di Programma Integra, uno spazio aperto a tutte le persone interessate a conoscere più da vicino il lavoro quotidiano svolto nell’ambito dell’accoglienza e dell’inclusione. Un invito ad ascoltare.
Un incontro per dare un volto alla parola rifugiato
“Portarsi via la notte” vuole essere molto più di una commemorazione della Giornata Mondiale del Rifugiato. Vuole essere un incontro. Un luogo dove le distanze si accorciano. Dove i numeri tornano ad avere un volto. Dove la parola “rifugiato” torna a significare una persona: Amal, Naima, Ahmad.
Forse tutti, prima o poi, percorriamo infiniti cammini per trovare un luogo da abitare. Dobbiamo attraversare strade che non conosciamo, perdere qualcosa lungo il percorso, imparare a ricostruire finestre anche dopo che il vento ha provato a spegnerci.
E forse la vera casa è proprio quella che costruiamo quando impariamo a non lasciare nessuno fuori dalle nostre finestre. Perché la speranza è una coperta stesa sul dolore. È il calore che non si spegne neppure sul fondo del mare. È ciò che continuiamo a cercare, insieme.
Per questo vi aspettiamo. “Portarsi via la notte” vi aspetta. Ci aspetta. Non mancate. Loro ci saranno.
Quando e dove
Giovedì 18 giugno 2026
Ore 18.30 – 23.30
Giardino “La Magnolia” – Casa Internazionale delle Donne
Via della Lungara, 19 – Roma
Antonella Multari
