Piano Casa, Roma davanti alla svolta: 100mila alloggi e affitti più accessibili

Il Piano Casa punta a 100mila alloggi in dieci anni: recupero case popolari, fondi per giovani e nuove regole sugli sfratti
Di Alessandra Monti
Via dell'Archeologia a Tor Bella Monaca
Via dell'Archeologia a Tor Bella Monaca

Roma entra nel nuovo Piano Casa con tutto il peso della sua emergenza abitativa: affitti alti, studenti in cerca di stanze, giovani coppie ferme davanti ai mutui, famiglie in graduatoria e un patrimonio pubblico che spesso resta inutilizzato. Il governo punta a 100mila alloggi in dieci anni, con risorse pubbliche, investimenti privati e interventi sulle case popolari.

Piano Casa a Roma: perché la Capitale è il vero banco di prova

A Roma la questione abitativa non è un tema astratto. È la fila per una casa popolare, il contratto d’affitto che sale a ogni rinnovo, la stanza per studenti pagata come un monolocale, la coppia che rinvia l’acquisto perché il mutuo non passa. Per questo il Piano Casa approvato dal governo riguarda la Capitale in modo diretto, anche se la sua applicazione dipenderà da risorse, tempi, cantieri e coordinamento con gli enti locali.

La promessa politica è ampia: 100mila alloggi in più in dieci anni, includendo abitazioni popolari e case a prezzi calmierati. Non si tratta soltanto di costruire. Una parte essenziale del programma riguarda il recupero di immobili già esistenti, oggi fuori uso o non assegnabili. A Roma questo aspetto può fare la differenza, perché il patrimonio edilizio pubblico necessita spesso di manutenzione, verifiche, lavori sugli impianti e interventi sugli edifici.

Case popolari da recuperare: 60mila alloggi oggi fermi

Il primo pilastro del Piano riguarda l’edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata. L’obiettivo è rendere disponibili 60mila alloggi oggi non utilizzabili, attraverso un programma straordinario di recupero e manutenzione. Per Roma significa guardare a un problema noto: non basta avere case sulla carta, servono appartamenti realmente abitabili, assegnabili, dotati di requisiti minimi e inseriti in quartieri serviti.

Le risorse indicate sono importanti: 1,7 miliardi per il recupero del patrimonio abitativo e fino a 4,8 miliardi destinabili alla rigenerazione urbana. La parola chiave, per una città come Roma, è proprio rigenerazione. Riaprire alloggi degradati senza intervenire su scale, cortili, illuminazione, accessibilità, spazi comuni e collegamenti rischia di lasciare il lavoro a metà. La casa, in una metropoli, funziona solo se attorno ci sono trasporti, servizi, scuole, presidi sociali e manutenzione ordinaria.

Mutui under 36 e giovani coppie: il Fondo prima casa resta in campo

Il Piano rinnova anche il Fondo di garanzia statale per i mutui prima casa rivolto a under 36 e giovani coppie, con 667 milioni di euro fino al 2027. È una misura che può interessare molti romani, soprattutto chi lavora con contratti non sempre lineari e incontra difficoltà nel rapporto con gli istituti di credito.

Il tema non è solo comprare casa. È poter progettare una vita in città senza essere espulsi verso periferie sempre più lontane o comuni dell’hinterland scelti non per desiderio, ma per necessità economica. Roma conosce bene questa dinamica: il centro e molte zone semicentrali sono diventati proibitivi, mentre la pressione si sposta su quartieri e comuni già carichi di domanda abitativa.

Prezzi calmierati e privati: lo scambio sulle nuove costruzioni

Una parte del Piano punta a coinvolgere i privati. Lo Stato promette semplificazioni, procedure rapide e, per investimenti superiori a un miliardo di euro, un commissario straordinario capace di rilasciare un provvedimento unico di autorizzazione. In cambio, chi investe dovrà destinare almeno 70 alloggi su 100 all’edilizia convenzionata, con prezzo di vendita o acquisto ridotto almeno del 33% rispetto al mercato.

Per Roma questa formula può avere un impatto notevole, ma solo se collocata nei posti giusti e con regole solide. L’edilizia convenzionata serve davvero quando intercetta chi resta schiacciato dai prezzi di mercato: insegnanti, impiegati, giovani professionisti, operatori dei servizi, famiglie con redditi medi. Se invece finisce lontano dai trasporti o senza servizi, il rischio è creare nuova distanza sociale e nuova pressione sulla mobilità.

Invimit, fondi regionali e casa a riscatto: gli strumenti del programma

Il secondo pilastro concentra risorse italiane ed europee in un unico strumento gestito da Invimit, con circa 3,6 miliardi di euro e comparti dedicati a Regioni e Province autonome. È una struttura pensata per evitare dispersioni e convogliare i fondi su obiettivi comuni. La domanda, per Roma, sarà molto concreta: quante risorse arriveranno sul territorio, quali immobili verranno recuperati, quali quartieri saranno interessati e con quali tempi.

Nel pacchetto compare anche la casa a riscatto, cioè la possibilità per gli assegnatari di acquistare l’immobile attraverso un percorso regolato. È una misura che può dare stabilità ad alcune famiglie, ma deve restare legata a un equilibrio: ogni cessione dovrebbe accompagnarsi a nuovi investimenti, altrimenti il patrimonio pubblico rischia di ridursi proprio nel momento in cui la domanda cresce.

Sfratti più rapidi e notai: la parte che divide il dibattito

Il governo interviene anche sulle procedure di sfratto e sgombero, con l’obiettivo di tagliare i tempi delle esecuzioni e introdurre una procedura accelerata d’urgenza per ottenere il titolo esecutivo. È la parte più sensibile del pacchetto, perché incrocia il diritto dei proprietari alla disponibilità dell’immobile e la condizione di chi non riesce più a sostenere il costo della casa.

C’è poi il dimezzamento degli oneri notarili per compravendita, mutuo e locazione. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma per chi acquista ogni costo iniziale pesa. Roma, però, giudicherà il Piano Casa su un terreno molto semplice: appartamenti aperti, lavori partiti, graduatorie alleggerite, canoni davvero sostenibili. La città non ha bisogno di promesse generiche. Ha bisogno di chiavi consegnate, case rimesse in piedi e quartieri capaci di reggere nuova vita.

 
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