Peppino di Capri è morto sabato 11 luglio a villa Castiglione, nella sua Capri, dopo una lunga malattia. Aveva 86 anni e avrebbe festeggiato il compleanno il 27 luglio. Il funerale è fissato per domenica 12 luglio alle 17 nella chiesa di Santo Stefano, in Piazzetta. Anche Roma perde una presenza familiare, legata alla televisione, ai teatri, alla radio e a una serata dell’Eurovision rimasta nella storia musicale della capitale.
Peppino di Capri e Roma, dall’Eurovision ai palcoscenici cittadini
Il rapporto con Roma attraversa molte fasi della carriera di Giuseppe Faiella. Nel 1991 la capitale ospitò l’Eurovision Song Contest e Peppino di Capri rappresentò l’Italia con “Comme è ddoce ’o mare”. Scelse il napoletano per una platea europea e concluse la gara al settimo posto. Fu una partecipazione coerente con il suo percorso: un artista nazionale che non aveva mai separato la propria identità dall’isola, dal dialetto e dal pianoforte.
Per il pubblico romano era già un volto abituale. Le sue canzoni passavano nelle radio, nei locali, nei programmi Rai e nelle serate dei pianobar. “Champagne”, “Roberta”, “Nun è peccato” e “Un grande amore e niente più” appartenevano a un ascolto quotidiano che coinvolgeva famiglie, coppie e lavoratori dello spettacolo. Roma aveva adottato quella voce discreta, capace di riempire una sala senza ricorrere a gesti teatrali.
Nel 1995 arrivò un altro incontro con una figura amatissima della città. Al Festival di Sanremo Peppino di Capri formò il Trio Melody con Gigi Proietti e Stefano Palatresi, presentando “Ma che ne sai… se non hai fatto il piano-bar”. Il brano fotografava un ambiente professionale molto presente nella Roma dello spettacolo: musicisti abituati a lunghe serate, repertori vastissimi, richieste del pubblico e una disciplina costruita lontano dai riflettori.
Una voce nata a Capri che Roma ha ascoltato per decenni
Peppino di Capri era nato il 27 luglio 1939 e aveva cominciato a suonare il pianoforte da bambino. Negli anni Cinquanta si esibiva nei locali di Capri e Ischia. Nel 1958 incise i primi dischi con i Rockers e ottenne subito attenzione grazie a “Malatia” e “Nun è peccato”. Il suo repertorio crebbe rapidamente, includendo canzoni napoletane, versioni di brani americani e pezzi originali.
In quel periodo l’Italia cambiava gusti e abitudini. Il rock and roll entrava nei locali, il twist diventava un fenomeno di costume e i giovani cercavano suoni differenti da quelli ascoltati dai genitori. Peppino di Capri seppe inserirsi in quella fase con naturalezza. Nel 1965 aprì con i Rockers i concerti dell’unica tournée italiana dei Beatles. Era già un nome affermato, capace di dialogare con le novità internazionali mantenendo un timbro personale.
Il Festival di Sanremo consolidò la sua posizione. Partecipò quindici volte e vinse nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”. Nello stesso 1973 pubblicò “Champagne”, il titolo che più di ogni altro ha accompagnato la sua immagine. A Roma quel brano ha avuto una vita lunghissima, dai ristoranti del centro alle sale da ballo, dalle feste private alle trasmissioni radiofoniche notturne.
Perché le sue canzoni continuano a parlare al pubblico romano
La forza del repertorio di Peppino di Capri sta nella chiarezza delle melodie e nella capacità di raccontare sentimenti riconoscibili con poche immagini. Le sue interpretazioni lasciavano spazio alle parole e al pianoforte. Era una musica adatta all’ascolto ravvicinato, capace di funzionare anche in luoghi piccoli, senza bisogno di grandi apparati.
Questa caratteristica spiega la sua permanenza nella cultura musicale romana. Molti artisti, conduttori e musicisti lo hanno incontrato negli studi televisivi, nei teatri e nelle radio della capitale. Le sue canzoni hanno continuato a essere richieste e riproposte perché possiedono strutture solide, ritornelli memorabili e un’eleganza facilmente riconoscibile.
La notizia della morte apre ora la stagione dei ricordi pubblici e delle riletture del suo catalogo. Programmi televisivi, palinsesti radiofonici, teatri e locali potranno riportare in primo piano una carriera durata oltre sessant’anni. Per Roma sarà anche l’occasione di rivedere le immagini dell’Eurovision del 1991, quando una canzone in napoletano rappresentò l’Italia dalla capitale.
Domenica Capri saluterà Peppino di Capri nella chiesa di Santo Stefano. Roma lo farà attraverso le canzoni che hanno accompagnato serate, amori, viaggi in automobile e dirette radiofoniche. Il lascito dell’artista resta nel modo in cui quelle melodie riescono ancora a entrare in una stanza e a cambiare immediatamente l’atmosfera.