Allo stadio Pasquale Giannattasio di Ostia verranno abbattuti 124 pini domestici ormai morti e a rischio crollo. L’intervento cambierà il volto dell’ex Stella Polare, uno dei luoghi sportivi più frequentati del litorale romano.
Alberi abbattuti a Ostia, cosa succede allo stadio Giannattasio
La cartolina verde di Ostia perde un altro pezzo. Questa volta il nuovo fronte dell’emergenza riguarda l’area che circonda lo stadio Pasquale Giannattasio, impianto conosciuto da generazioni di sportivi, studenti e famiglie del litorale. Nella zona dell’ex Stella Polare, 124 pini domestici sono stati dichiarati senza possibilità di recupero e saranno rimossi nelle prossime settimane.
Il dato colpisce per dimensione e per luogo. Non si parla di un tratto marginale, distante dai percorsi quotidiani, bensì di un’area viva, attraversata ogni giorno da chi si allena, accompagna i figli, partecipa ad attività scolastiche o utilizza gli spazi esterni dello stadio. La presenza di alberi alti, secchi e instabili accanto a pista, camminamenti e accessi rende l’intervento inevitabile sul piano della sicurezza.
La pineta di pertinenza dell’impianto si estende per circa 16.000 metri quadrati. I controlli fitosanitari hanno confermato un quadro già noto in molte zone di Roma: la cocciniglia tartaruga ha compromesso in profondità gli esemplari di pino domestico. Le piante interessate non sono soltanto malate. Sono considerate biologicamente morte, quindi incapaci di riprendersi e potenzialmente pericolose in caso di vento, pioggia intensa o cedimento strutturale.
Ex Stella Polare, il rischio crolli e la fine dei vecchi pini
Per Ostia il rapporto con i pini è identitario. Le chiome alte, l’ombra nelle giornate calde, i profili verdi lungo strade, impianti e spazi pubblici fanno parte della memoria visiva del litorale romano. Proprio per questo il taglio di 124 esemplari allo stadio Giannattasio non passerà inosservato. L’immagine dell’area cambierà, almeno per molti anni, perché nessuna nuova pianta può sostituire in tempi brevi la presenza scenica di alberi adulti.
La priorità immediata resta però la sicurezza. Un pino morto non è un elemento decorativo deteriorato: è una struttura fragile, con rami e tronco che possono cedere all’improvviso. In un impianto sportivo aperto a un pubblico numeroso, il margine di rischio deve essere ridotto prima che si verifichi un incidente. Da qui la scelta di procedere con gli abbattimenti entro la fine dell’estate, liberando l’area dagli esemplari che non possono più restare in piedi.
Il disagio sarà visibile. Durante i lavori potranno esserci aree interdette, percorsi modificati e presenza di mezzi operativi. Dopo i tagli resterà un vuoto evidente lungo il perimetro verde dello stadio. Sarà il momento più difficile da accettare per chi vive Ostia anche attraverso i suoi alberi. La fase successiva, quella delle nuove piantumazioni, diventerà quindi decisiva per capire se l’intervento resterà soltanto una perdita o se aprirà una ricostruzione ordinata.
Cocciniglia tartaruga, il parassita che sta cambiando il paesaggio romano
La responsabile del disseccamento è la Toumeyella parvicornis, chiamata comunemente cocciniglia tartaruga. L’insetto ha trovato nei pini domestici un bersaglio ideale e, dal 2018, ha iniziato a segnare il verde di Roma con danni crescenti. Il litorale, ricco di pini e pinete urbane, è una delle aree più esposte.
L’attacco non appare subito nella sua gravità. La cocciniglia si nutre della linfa, indebolendo rami e aghi. La melata prodotta dall’insetto ricopre la vegetazione e favorisce la comparsa della fumaggine, quella patina nera che soffoca la chioma e riduce la fotosintesi. La pianta perde progressivamente energia, si svuota, secca e arriva alla morte. Quando il processo è troppo avanzato, le cure non bastano più.
Negli anni, il ritardo nell’avvio di protocolli efficaci ha aggravato il quadro. Le endoterapie, cioè trattamenti iniettati nel tronco, possono aiutare gli alberi ancora vitali. Non servono, invece, su piante già arrivate al collasso. Allo stadio Giannattasio il margine di intervento curativo è stato superato. Resta il dovere di rimuovere ciò che rappresenta un pericolo e ricostruire un sistema verde meno vulnerabile.
Al posto dei pini arrivano lecci, carrubi e pini d’Aleppo
La sostituzione degli alberi abbattuti partirà in autunno, periodo più adatto alla messa a dimora delle nuove piante. Non verrà riprodotta la stessa pineta formata quasi soltanto da pino domestico. La scelta ricadrà su un impianto misto, con lecci, carrubi e pini d’Aleppo, specie più resistenti e meglio distribuite rispetto ai rischi futuri.
È un passaggio importante. Per decenni il pino domestico ha dominato l’immagine verde di Ostia e di molte zone di Roma. La sua forza simbolica è enorme, però la monocultura ha mostrato un limite evidente: quando arriva un parassita specializzato, il danno corre veloce e colpisce su larga scala. Diversificare significa ridurre la possibilità che un solo insetto o una sola malattia mettano in ginocchio intere aree verdi.
Il leccio garantirà una copertura sempreverde e solida. Il carrubo porterà una specie mediterranea resistente al caldo e alla scarsità d’acqua. Il pino d’Aleppo manterrà un legame con il paesaggio costiero, pur offrendo caratteristiche diverse dal pino domestico. Il nuovo bosco non avrà subito la forza visiva della vecchia pineta, però potrà crescere con una struttura più adatta alle condizioni climatiche e sanitarie attuali.
Per Ostia una perdita visibile e una prova sulla manutenzione futura
La vicenda dello stadio Giannattasio non riguarda solo 124 alberi. Tocca il modo in cui Roma gestisce il proprio verde nei luoghi più frequentati. Tagliare piante morte è un atto necessario quando la stabilità non è più garantita. Ricostruire bene, però, richiede cura costante, irrigazione nei primi anni, controlli, protezione delle giovani radici e manutenzione programmata.
Ostia conosce bene il valore del verde urbano. In un territorio esposto al caldo, alla salsedine e alla pressione quotidiana di residenti e visitatori, gli alberi non sono un dettaglio estetico. Servono a creare ombra, abbassare le temperature, rendere vivibili gli spazi pubblici e dare identità ai quartieri. Perdere 124 pini in un’unica area significa modificare una porzione riconoscibile del paesaggio locale.
La vera attenzione, ora, si sposterà sui tempi. Gli abbattimenti sono annunciati entro la fine dell’estate, le nuove piantumazioni in autunno. I cittadini guarderanno non solo alle motoseghe, bensì anche alla fase successiva: quante piante saranno messe a dimora, con quale distribuzione, con quale protezione e con quale cura nei mesi più difficili. Perché il verde giovane, senza manutenzione, resta fragile.
Allo stadio Giannattasio si chiude una pagina della vecchia pineta e se ne apre un’altra. Sarà meno scenografica all’inizio, più lenta da vedere, affidata alla crescita di alberi che avranno bisogno di anni per diventare ombra e paesaggio. Per Ostia è una perdita netta, dolorosa agli occhi di chi ama il litorale. La risposta dovrà essere concreta: sicurezza oggi, nuove radici domani, cura continua nel tempo.