A Ostia il mare non si limita più a lambire la riva: in certi punti se la sta prendendo. Le ultime mareggiate hanno lasciato un litorale più stretto, ferito, in alcuni tratti quasi irriconoscibile, con passerelle spezzate, muri danneggiati e spiagge ridotte a una striscia. A Ponente, vicino al Porto Turistico, ci sono aree dove restano appena pochi metri di sabbia. Il colpo d’occhio racconta già molto, ma i numeri fanno ancora più impressione: negli ultimi vent’anni il lido di Ostia ha perso l’equivalente di circa quaranta campi da calcio di arenile, mentre il settore romano è oggi quello più esposto del Lazio al fenomeno erosivo.
Erosione a Ostia, perché il problema adesso pesa di più
Il tema non riguarda soltanto l’ambiente e non riguarda soltanto l’inverno. Riguarda il modo in cui Ostia si presenterà ai romani e ai visitatori nei prossimi mesi, la tenuta del suo sistema balneare, la vivibilità del lungomare e l’idea stessa di un litorale capace di restare attrattivo. Secondo i dati richiamati negli studi su cui si basano gli interventi regionali, il 29,7% della costa laziale è in erosione e l’area di Roma arriva al 35,9%, il dato peggiore della regione. Questo significa che il mare di Roma non sta vivendo un episodio isolato, ma una pressione continua che negli anni si è fatta sempre più visibile. Le mareggiate recenti hanno solo accelerato un processo già in corso, rendendo più evidente ciò che tanti residenti e operatori vedevano da tempo.
I 7 milioni della Regione e la sabbia da riversare sui lidi
Adesso la contromossa più attesa è il ripascimento. In termini semplici: nuova sabbia da portare sulle spiagge per restituire spessore all’arenile e difendere meglio la costa. La Regione Lazio ha stanziato 7 milioni di euro per Ostia e il piano prevede 400mila metri cubi complessivi di sabbia. Una parte andrà a Levante, il resto servirà Ponente, dove l’erosione ha morso con più forza. In parallelo, per l’area del Porto Turistico è stato autorizzato un intervento più piccolo da 10mila metri cubi. La gara regionale, da quanto emerge, è arrivata alla fase decisiva dell’aggiudicazione. Il calendario conta moltissimo, perché il margine utile si misura in settimane: fare tutto troppo presto può esporre la sabbia a nuove mareggiate, farlo troppo tardi significa ritrovarsi con ruspe e turisti sullo stesso arenile.
Ostia non deve salvare solo la spiaggia, ma anche la faccia
Il problema, infatti, non è solo avere più spazio per gli ombrelloni. Il problema è restituire un’immagine ordinata e credibile a un tratto di costa che negli ultimi anni ha sommato erosione, demolizioni, concessioni scadute e strutture lasciate a metà strada fra dismissione e abbandono. Nella zona più esposta, verso la Colombo, diversi impianti hanno pagato il prezzo più alto e il litorale si è ritrovato con edifici in disuso, detriti e segni evidenti di una lunga sospensione. È qui che il tema ambientale si salda con quello amministrativo: quando il mare avanza e le decisioni arrivano tardi, il degrado diventa più rapido e più visibile. E quando il degrado si vede, Ostia perde appeal, valore e fiducia.
Il fronte aperto del decoro prima di Pasqua e dei ponti
C’è poi tutto quello che il visitatore nota appena mette piede sulla sabbia. Cumuli lasciati dal maltempo, rifiuti, residui delle demolizioni, tratti in cui l’arenile appare ancora segnato da mesi difficili. Roma Capitale ha fatto sapere che le bonifiche sono già partite e che sono in via di completamento, almeno nei segmenti più delicati. In parallelo, la macchina amministrativa punta a far trovare pronte le spiagge libere, con affidamenti e servizi in tempo utile. È un passaggio meno spettacolare del maxi ripascimento, ma non meno importante. Perché Pasqua e i primi weekend di sole non aspettano i tempi lunghi della burocrazia: arrivano comunque. E se Ostia vuole farsi trovare pronta, deve mostrarsi pulita, accessibile e leggibile già nelle prossime settimane.
Le opere fatte finora e il vero nodo dei prossimi mesi
Negli ultimi mesi non è mancato qualche intervento di protezione, come la scogliera sommersa completata nella zona centrale-levante. Ma chi segue la vicenda sa bene che le opere tampone da sole non bastano a risolvere tutto. Servono per contenere, rallentare, guadagnare tempo. Poi però quel tempo va usato bene. Il nodo dei prossimi mesi sarà capire se Ostia riuscirà a passare da una gestione in emergenza a un metodo più stabile, capace di tenere insieme difesa della costa, assegnazione delle strutture, pulizia, accessi, servizi e rilancio turistico. Per questo il ripascimento è importante, ma non può essere raccontato come una bacchetta magica. È una risposta necessaria, non definitiva.
Cosa deve aspettarsi chi andrà al mare a Ostia
Per i cittadini il punto è semplice: da qui all’estate si gioca una partita decisiva. Se il piano andrà avanti senza intoppi, Ostia potrà presentarsi con arenili meno sacrificati, più spazio per la balneazione e un fronte mare più decoroso. Se invece le operazioni slitteranno o resteranno parziali, il rischio è ritrovarsi con un’estate compressa, servizi più difficili da organizzare e una costa ancora troppo esposta alle prossime ondate di maltempo. In fondo è questo il cuore della vicenda: non una discussione astratta sul cambiamento della linea di costa, ma una domanda molto concreta sul futuro del mare di Roma. Ostia riuscirà a fermare l’arretramento e a rimettersi in piedi, oppure ogni primavera si troverà a inseguire il mare che avanza?