Ostia, Enzo Salvi resta sul litorale: “Lidi chiusi, ma Roma non lasci il suo mare”

Enzo Salvi racconta il suo legame con Ostia, i lidi chiusi, i ricordi d’infanzia e l’estate difficile del litorale romano
Di Alessandra Monti
Enzo Salvi con cagnolino
Enzo Salvi

Ostia si prepara a un’estate complicata e Enzo Salvi, romano del Lido prima ancora che volto della comicità, non nasconde il dispiacere. Stabilimenti chiusi, erosione, problemi amministrativi e romani pronti a cercare altre spiagge raccontano una stagione in salita. Ma l’attore, nato a Ostia e cresciuto con il mare addosso, non ha dubbi: il litorale resta casa, anche quando fa male guardarlo così.

Il Mare di Roma visto dagli occhi di Enzo Salvi

Per Enzo Salvi, intervistato dal Corriere della Sera, Ostia non è un luogo da raggiungere solo quando arriva il caldo. È un pezzo di vita. È l’infanzia, la sabbia, il profumo della salsedine, le risate con gli amici, le partite improvvisate, i panini mangiati al volo e le giornate senza orologio. Una Roma diversa da quella dei monumenti e del traffico, più fisica, più diretta, più popolare.

Il suo racconto restituisce il volto di un Lido che tanti romani riconoscono. Le estati di Ferragosto con i tavoli uniti, i gavettoni, il cocomero diviso a fine pranzo, la spiaggia come spazio di libertà. Non c’era bisogno di molto. Bastavano il mare, un gruppo di amici e quella leggerezza che oggi sembra più difficile da ritrovare.

Salvi è nato a Ostia nel 1963. Anche suo padre aveva radici forti sul litorale, essendo nato nel 1936. In questa continuità familiare si legge il rapporto profondo di molti romani con il Mare di Roma: non una gita qualsiasi, ma una memoria che attraversa generazioni. Per questo vedere il litorale in difficoltà produce una ferita più intima di una semplice polemica cittadina.

Da “er Cipolla” al cabaret: quando Ostia faceva ridere Roma

Ostia è anche il luogo in cui Enzo Salvi ha iniziato a costruire il proprio percorso artistico. Prima della popolarità televisiva e cinematografica, prima dei film di Natale e delle fiction, c’erano le serate di cabaret. Nel 1990, con Mariano D’Angelo, nacque il duo “I mamma mia che impressione”, esperienza che l’attore ricorda come una stagione di pubblico enorme, serate piene e risate regalate a migliaia di persone.

Il personaggio di “er Cipolla”, poi approdato al cinema, porta dentro quella matrice. È figlio di una romanità di mare, più ruvida e immediata, fatta di battuta pronta, eccesso comico, gestualità, rapporto diretto con la platea. Anche per questo Salvi rivendica Ostia come parte essenziale della propria identità artistica. Non solo luogo di nascita, ma laboratorio umano.

Negli anni, il legame con il territorio è rimasto visibile anche attraverso le prime cinematografiche al Cineland, quando le uscite dei film diventavano appuntamenti partecipati e festosi. Per l’attore, quei momenti rappresentano una Ostia capace di accendere entusiasmo, portare gente in sala, sentirsi protagonista. Un’immagine diversa da quella che spesso domina oggi il racconto pubblico del litorale.

Lidi chiusi e romani in fuga: perché l’estate preoccupa

Il problema dell’estate 2026 è concreto. A stagione ormai alle porte, molti stabilimenti fanno i conti con chiusure dovute ad abusi, criticità legate alla costa e conseguenze dell’erosione. Per i cittadini significa meno spazi disponibili, servizi incerti, maggiore pressione sulle spiagge accessibili e la sensazione di un litorale che non riesce ad arrivare pronto al momento decisivo dell’anno.

Roma guarda Ostia con un misto di affetto e insofferenza. La Capitale ha nel suo mare una risorsa enorme, ma spesso non riesce a valorizzarla come meriterebbe. Quando i lidi restano chiusi, il danno non riguarda solo chi gestisce uno stabilimento. Ricade su bar, ristoranti, parcheggi, lavoratori stagionali, famiglie, pendolari del weekend e residenti che vivono il litorale tutto l’anno.

Salvi comprende chi decide di andare altrove. Una famiglia cerca servizi funzionanti, accessi semplici, strutture aperte, giornate senza complicazioni. Ma allo stesso tempo invita a non abbandonare Ostia proprio nel momento più difficile. Il suo ragionamento è sentimentale, certo, ma anche pratico: se Roma volta le spalle al suo mare, il recupero diventa ancora più faticoso.

Lo stabilimento Vittoria, la famiglia e il pattino che aspetta

Nel racconto dell’attore c’è un dettaglio che pesa più di molte analisi: lo stabilimento Vittoria. Lì andava suo nonno. Lì sua madre conobbe suo padre, che lavorava come bagnino. Oggi quel luogo ha cambiato gestione e nome, diventando “La Vittoria”, ma per Salvi resta una sorta di radice fisica.

Il pattino che lo aspetta non è solo un’immagine nostalgica. È il simbolo di un’appartenenza che sopravvive alle stagioni cambiate, ai problemi del lungomare, alle ordinanze, alle incertezze. Anche quando il lavoro lo porta altrove, anche quando qualche giornata lontano da Ostia può capitare, il richiamo di casa resta più forte.

Questa fedeltà racconta bene il rapporto di tanti romani con il Lido. Ostia può far arrabbiare, può deludere, può apparire trascurata o ferita, ma continua a esercitare una forza particolare. È vicina e complessa, amata e discussa, popolare e fragile. Proprio per questo non può essere trattata come una periferia qualsiasi affacciata sull’acqua.

L’Ostiamare in Serie C e una gioia che riaccende il Lido

In mezzo a una stagione carica di preoccupazioni, la promozione dell’Ostiamare in Serie C ha portato una ventata di orgoglio. Salvi la cita come un momento capace di emozionare e unire, anche grazie al ruolo di Daniele De Rossi, figura amata dal mondo romanista e legata al nuovo entusiasmo attorno al club.

Il calcio non cancella i problemi, ma può cambiare il clima. Una squadra che sale di categoria rimette Ostia al centro di un racconto positivo. Porta attenzione, entusiasmo, famiglie, giovani, senso di appartenenza. In un territorio troppo spesso associato a cronaca nera, degrado o immobilismo, anche una vittoria sportiva può diventare una leva di riscatto simbolico.

La questione, però, resta aperta. Ostia ha bisogno di interventi, regole chiare, cura del lungomare, spiagge accessibili, servizi adeguati e una strategia capace di tenere insieme legalità, lavoro e diritto dei cittadini al mare. Non basta amare il Lido. Bisogna metterlo nelle condizioni di funzionare.

Il messaggio di Enzo Salvi arriva proprio da qui. Da un amore che non diventa cecità, ma richiesta di attenzione. Ostia fa male quando appare ferma, chiusa, raccontata solo per le sue difficoltà. Però continua ad avere un patrimonio umano, naturale e culturale enorme. Roma non può permettersi di perdere il suo mare, e i romani non dovrebbero smettere di sentirlo proprio. Anche in un’estate difficile. Soprattutto in un’estate difficile.

 
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