Ostia, cabine giù e abbonamenti fermi: i lidi corrono per non perdere l’estate

A Ostia i lidi abbattono cabine e locali abusivi entro il 31 marzo. Abbonamenti congelati e stagione balneare in bilico per oltre 40 stabilimenti
Di Simone Fabi
Spiaggia in riva al mare

A Ostia il rumore del mare, in questi giorni, si mescola a quello delle ruspe. Sul litorale è iniziata una corsa affannosa per demolire cabine in muratura e locali ritenuti abusivi prima della scadenza fissata dal Campidoglio: martedì 31 marzo. Per molti stabilimenti non è una pratica qualsiasi, ma l’ultimo passaggio utile per provare ad arrivare vivi all’estate.

Lidi di Ostia, cosa stanno demolendo davvero

Non stanno sparendo soltanto pareti, verande o vecchi volumi accumulati negli anni. Il cuore del problema sono le cabine in muratura, quelle che per i clienti rappresentano comodità e abitudine, e per i gestori una delle entrate più pesanti dell’intera stagione. Ogni cabina stagionale pesa sui ricavi molto più di quanto si immagini, e per questo la loro rimozione sta cambiando in poche settimane il volto di stabilimenti che fino a ieri sembravano pronti a ripartire come sempre. La portata dell’operazione è ampia: oltre quaranta lidi coinvolti e una superficie da liberare indicata in 1,5 ettari.

Il Delfino apre il cantiere e Ostia vede il problema dalla strada

Il segnale più evidente è arrivato dal Delfino, dove gli operai hanno già abbattuto decine di cabine in muratura. Chi passa sul lungomare vede lavori, materiali rimossi, spazi svuotati. È una scena che rende plastica l’incertezza di questo momento. Lo stabilimento punta ad aprire a maggio, ma gli abbonamenti sono stati congelati e il danno economico viene già considerato pesante. Intanto, proprio accanto alle aree interessate dai lavori, riemerge anche il volto più fragile del litorale: cabine lasciate in stato di abbandono, strutture vecchie, un senso generale di sospensione che da tempo accompagna Ostia ogni volta che si parla di concessioni e regole.

Non solo cabine: verande, ristoranti e locali sotto intervento

La partita non finisce con i casotti. In vari stabilimenti sono stati avviati interventi anche su verande, finestre, porte e sale ristorante. Alcuni lidi hanno iniziato prima, altri si sono mossi solo negli ultimi giorni, segno che l’ultimatum del Comune ha prodotto una reazione a catena sul litorale. Nel frattempo resta una distinzione decisiva: le cabine in legno, considerate strutture di facile rimozione, possono essere smontate e poi riposizionate secondo regolamento; quelle in muratura, invece, sono finite al centro del contenzioso urbanistico e amministrativo. È una differenza che per chi frequenta il mare può sembrare tecnica, ma che cambia spazi, servizi e tempi della stagione.

Il sequestro del Venezia e il peso del nodo politico

Poi c’è il capitolo che rende tutto ancora più delicato. Il 12 marzo allo stabilimento Venezia è scattato il sequestro preventivo di oltre 200 cabine, con l’intervento della polizia locale e della guardia di finanza. Secondo quanto contestato, quelle strutture sarebbero rimaste sul demanio pubblico senza idoneo titolo. È un passaggio che ha spostato la questione da semplice braccio di ferro amministrativo a tema pienamente giudiziario. E nello sfondo continua a restare la domanda che a Ostia molti si fanno da mesi: come si è potuti arrivare alla vigilia della stagione con i bandi chiusi da tempo, ma con verifiche edilizie e demolizioni ancora da completare?

Il mare di Roma aspetta una risposta vera

L’assessorato al Patrimonio ha già chiarito che le nuove concessioni non saranno firmate se prima non verranno rimossi gli abusi. È una linea dura, che sul piano politico vuole marcare una discontinuità netta con il passato. Però adesso serve il passaggio successivo: trasformare l’ultimatum in un approdo ordinato, leggibile, pratico. Chi vive Ostia non chiede slogan. Chiede di sapere quali lidi apriranno, con quali servizi, in che tempi e con quali garanzie. Perché il mare di Roma, ogni estate, non è solo un affare balneare: è il termometro di come la città riesce a governare uno dei suoi spazi più simbolici e più esposti.

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