Il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin è tornato a parlare del ritorno del nucleare in Italia. Lo ha fatto, scrive l’ANSA, dando «per scontato nel 2028 o nel 2029» un nuovo referendum, che sarebbe il terzo dopo quelli del 1987 e del 2011. E che sarebbe un (altro) gravissimo errore, soprattutto alla luce della recente, scelleratissima bocciatura della riforma della giustizia.

Nucleare, il referendum sarebbe un errore
Già oggi non possono essere sottoposte a consultazione popolare fattispecie quali leggi tributarie e di bilancio e ratifiche di trattati internazionali. Il motivo sta nel fatto che tali fonti normative, rispetto a quelle di pari rango, hanno una “forza passiva” (la capacità di resistenza all’abrogazione) superiore. Tradotto dal burocratese, significa che sono estremamente importanti, al punto da godere di particolari tutele perché non si può correre il rischio che vengano respinte.

Questo sacrosanto principio andrebbe esteso e generalizzato a tutto ciò che concerne ogni settore strategico dello Stato. Ivi compresa l’energia e, per estensione, il nucleare, che incidentalmente è la carta migliore – per non dire l’unica – di cui disponiamo contro il caro bollette. Questioni troppo dirimenti (oltre che troppo tecniche) per essere lasciate in balia di cittadini – legittimamente e comprensibilmente – ignoranti in materia.


