Metro C, la rabbia di Roma Est: ascensori ko, stazioni ferite e controllo che manca

Perché nelle stazioni centrali il presidio è più evidente e in altre aree della città si avverte invece un senso di abbandono?
Di Lina Gelsi
Metro, Stazione Colosseo
Metro, Stazione Colosseo

A Roma c’è una distanza che non si misura solo in fermate, ma anche nella qualità percepita dei servizi. La denuncia lanciata da Michel Emi Maritato, presidente della commissione Smart City di Forza Italia per Roma, mette nel mirino la Metro C e soprattutto il modo in cui viene vissuta da chi la usa ogni giorno nelle zone più esterne della città.

Nella sua nota parla di scale mobili ferme, ascensori fuori uso, impianti danneggiati e stazioni senza vigilanza. Parole pesanti, che arrivano mentre la linea continua a essere raccontata come uno dei simboli della Roma che cambia.

Eppure il malumore di molti pendolari nasce proprio da qui: una metropolitana nata per unire periferie e centro non può permettersi di dare la sensazione di funzionare meglio dove si vede di più e peggio dove serve di più. Ufficialmente, la Metro C oggi corre da Monte Compatri/Pantano fino a Colosseo/Fori Imperiali con 24 stazioni lungo 22 chilometri, dopo l’apertura del nuovo tratto nel dicembre 2025.

Guasti Metro C, il disagio quotidiano non è solo una percezione

La polemica politica si aggancia a problemi che non sono astratti. Nella pagina ufficiale ATAC sull’accessibilità risultano, anche oggi, alcune indisponibilità lungo la linea C: ascensori interni non disponibili a Grotte Celoni e Torre Gaia, un ascensore fuori servizio a Borghesiana, accesso chiuso lato viale della Primavera a Gardenie.

Basta questo per capire perché il tema tocchi così da vicino la vita di chi usa la metro per lavoro, scuola, visite mediche o commissioni. Quando salta un impianto in una stazione nuova, il danno non è solo tecnico: diventa una rinuncia, un ritardo, un percorso più complicato. Per chi ha mobilità ridotta, per chi viaggia con un passeggino o per chi torna a casa dopo una giornata lunga, il guasto non è una voce in elenco ma un ostacolo concreto.

Stazioni senza presidio, la sicurezza diventa il vero terreno di scontro

La parte più dura della nota di Maritato è quella che riguarda l’assenza di controllo nelle fermate periferiche. La contestazione è semplice e politicamente incisiva: perché nelle stazioni centrali il presidio è più evidente e in altre aree della città si avverte invece un senso di abbandono? Sul piano ufficiale, ATAC e istituzioni hanno mostrato di voler rafforzare il fronte sicurezza.

A febbraio sono stati inaugurati i nuovi uffici della PolMetro a Termini, all’interno di una strategia di collaborazione con la Questura di Roma. Nella stessa occasione è stato ricordato che la PolMetro, dopo la fase sperimentale partita nell’ottobre 2024, ha superato i 50 agenti e che il dispositivo di vigilanza privata schierato da ATAC coinvolge circa 220 operatori al giorno, con supporto di 5.000 telecamere.

Numeri importanti, ma il punto sollevato dal territorio resta aperto: il sistema c’è, però molti utenti chiedono che si veda di più dove il degrado colpisce con maggiore frequenza.

Archeostazioni e nuovi cantieri, ma il presente chiede manutenzione

Il contrasto è anche visivo. Da una parte le immagini spettacolari delle nuove fermate centrali, pensate come stazioni museo e presentate come orgoglio della città. Dall’altra le segnalazioni che arrivano dalle fermate di Roma Est, dove il problema non è il rendering del futuro ma il funzionamento del presente.

Roma Capitale ha descritto Colosseo e Porta Metronia come due nuove stazioni museo e sta accompagnando l’avanzamento della linea con l’annuncio di nuove tratte, nuovi cantieri e investimenti miliardari verso Chiesa Nuova, Piazza Pia/Castel Sant’Angelo, Ottaviano, Mazzini, Auditorium e Farnesina.

È un progetto enorme, destinato a cambiare la geografia degli spostamenti. Ma proprio per questo il livello di attenzione sull’esistente dovrebbe essere ancora più alto: una grande opera convince davvero solo quando regge bene anche nel quotidiano, non solo il giorno dell’inaugurazione o nella comunicazione istituzionale.

La questione che Roma non può più rinviare

La Metro C non è soltanto una linea di trasporto. È uno dei luoghi in cui si misura il rapporto tra centro e periferia, tra annunci e manutenzione, tra investimento pubblico e qualità reale del servizio. Per questo la nota di Forza Italia va letta non solo come un attacco politico, ma come il segnale di una frattura che tanti cittadini avvertono ogni giorno.

ATAC, già nel settembre 2025, aveva annunciato una selezione per nuovi operatori di stazione, spiegando che il loro ruolo è proprio quello di presidiare e garantire il regolare funzionamento delle fermate.

A febbraio 2026 anche Roma Capitale ha parlato di rafforzamento degli organici, compresi gli operatori di stazione. Adesso serve il passaggio più difficile: trasformare le intenzioni in presenza visibile, manutenzione costante e tutela del bene pubblico. Perché una metropolitana moderna non si giudica solo dal tracciato o dalle inaugurazioni, ma da quello che succede ogni sera, ogni mattina, in ogni fermata.

 
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