Medicina, buone notizie nelle battaglie contro AIDS e artrite

Introdotta in Kenya una profilassi contro l’HIV che richiede solo due iniezioni l’anno: e un team di Stanford scopre che bloccando una proteina si può far ricrescere la cartilagine
Di Mirko Ciminiello
Medicina, laboratorio
Medicina, laboratorio (© Pixnio)

Arrivano ancora buone notizie nel campo della medicina. In particolare, stavolta, nell’ambito delle battaglie decennali contro due veri e propri flagelli. Che potremmo essere un po’ più vicini a debellare una volta per tutte.

Medicina, laboratorio
Medicina, laboratorio (© Pixnio)

Buone notizie nel campo della medicina

La prima svolta riguarda l’artrite, come evidenzia uno studio pubblicato su Science. Il merito è di un team dell’Università californiana di Stanford diretto dalle professoresse Helen Blau e Nidhi Bhutani. Il quale ha scoperto che, inibendo la proteina 15-PGDH (definita dai ricercatori un “gerozima” perché aumenta con l’età), diventa possibile rigenerare la cartilagine dell’articolazione del ginocchio.

Risultati molto promettenti sono stati ottenuti sui topi, con un importante recupero motorio, e anche su tessuti umani, col raddoppio delle cellule sane. È stata quindi avviata la sperimentazione clinica di fase 1 su volontari sani, che ha già confermato come il trattamento sia efficace e sicuro. La speranza è avere, nel giro di pochi anni, una terapia orale o iniettiva che ridurrebbe o addirittura eliminerebbe la necessità di chirurgia protesica anche dell’anca.

Infiammazione articolare al ginocchio
Infiammazione articolare al ginocchio (© Shutterstock)

Tra artrite e AIDS

La seconda novità, come riporta France 24, ha a che fare con l’AIDS e arriva dal Kenya, dov’è stata avviata la somministrazione del Lenacapavir. Il medicinale usato nella cosiddetta “profilassi pre-esposizione”(PrEP), la strategia rivolta a persone sieronegative che impedisce al virus di replicarsi e diffondersi nell’organismo. Sviluppato dall’azienda statunitense Gilead Sciences e autorizzato anche da Bruxelles, può essere inoculato due volte l’anno, contro l’assunzione quotidiana di una pillola imposta dai suoi attuali predecessori.

L’OMS, che l’ha definito «quanto di più vicino abbiamo oggi a un vaccino», l’anno scorso ne ha raccomandato l’introduzione come opzione aggiuntiva in nove Paesi africani. Nairobi segue Sudafrica, Zambia ed Eswatini, dove il farmaco è disponibile da dicembre, e Zimbabwe, che si è aggiunto a febbraio. Nel Continente più colpito dall’epidemia di HIV, si capisce benissimo perché, come riferisce Le Monde, secondo gli esperti si tratta di un «progresso immenso».

 
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Salute e Benessere

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