La Maturità 2026 entra nella sua fase decisiva e per migliaia di studenti romani l’ansia dell’ultimo ripasso rischia di mescolarsi con una tentazione sempre viva: cercare su Internet le tracce prima della prova. Un’illusione che resiste, mentre smartphone, smartwatch e strumenti digitali restano uno dei pericoli più concreti per chi sta per sedersi davanti alla commissione.
Maturità 2026, la caccia alle tracce online che fa perdere lucidità
Ogni anno, alla vigilia dell’esame di Stato, torna lo stesso copione. Chat di classe accese fino a notte fonda, gruppi social pieni di previsioni, video che promettono anticipazioni, messaggi inoltrati come se contenessero rivelazioni decisive. La scena è familiare anche a Roma, dove l’attesa della prima prova coinvolge studenti, famiglie, scuole e intere case trasformate per qualche giorno in sale studio improvvisate.
Il problema non è il normale confronto sugli argomenti più probabili, né il ripasso condiviso. Il problema nasce quando la curiosità diventa convinzione: una parte dei maturandi pensa ancora che le tracce ufficiali possano comparire online prima dell’inizio dell’esame. Il dato racconta bene la portata del fenomeno: uno studente su cinque crede di poter trovare in rete argomenti o testi utili prima dell’apertura dei plichi.
Il 13% immagina che possano circolare gli argomenti in anteprima. Il 7% è convinto che si possano intercettare perfino le tracce complete. Numeri che spiegano perché la vigilia della Maturità non sia fatta solo di libri, appunti e mappe concettuali, ma anche di una ricerca digitale spesso inutile e dannosa.
Per molti ragazzi, il vero rischio non è soltanto credere a una falsa informazione. È arrivare alla prova stanchi, agitati, con la testa piena di voci non verificate. Il 16% dei candidati dichiara di essere pronto a rimanere sveglio fino a tardi, o a puntare la sveglia all’alba, per controllare social e siti nella speranza di trovare lo scoop dell’ultimo minuto. Un comportamento che può sottrarre energie proprio nel momento in cui servono attenzione, memoria e capacità di ragionare.
Smartphone alla Maturità, perché non basta tenerlo spento
Il telefono è ormai il simbolo della vita quotidiana degli studenti. Serve per studiare, comunicare, organizzare il ripasso, controllare l’orario dei mezzi, chiedere un passaggio ai genitori. Ma durante le prove di Maturità cambia completamente ruolo: non può restare nella disponibilità del candidato.
La maggioranza dei maturandi lo sa. L’85% è consapevole che lo smartphone deve essere consegnato alla commissione prima dell’inizio della prova. È una regola semplice, ma non sempre compresa fino in fondo. Resta infatti un 15% che rischia di affrontare l’esame con un’idea sbagliata. Il 10% pensa di poter tenere il cellulare in tasca se spento, il 5% crede addirittura di poterlo usare, immaginando al massimo un effetto sul voto.
È qui che l’equivoco può diventare pesante. Il problema non riguarda solo l’uso effettivo del telefono. Riguarda la possibilità di averlo con sé. In un esame nazionale, la presenza di un dispositivo capace di collegarsi all’esterno può compromettere la regolarità della prova. La conseguenza non è una semplice nota di biasimo, né una piccola penalizzazione. Si può arrivare all’invalidazione della prova e dell’esame.
Per questo, prima di entrare in aula, la scelta più sicura è una sola: consegnare lo smartphone e non cercare soluzioni creative. Tenerlo spento nello zaino, dimenticarlo in una tasca, lasciarlo sotto il banco o pensare di non usarlo non mette al riparo da problemi. La regola va rispettata nella forma e nella sostanza.
Smartwatch e app con Intelligenza Artificiale, il nuovo rischio nascosto
Se sul cellulare la consapevolezza è cresciuta, la confusione aumenta quando si parla di dispositivi più piccoli o meno evidenti. Lo smartwatch, ad esempio, viene ancora percepito da molti come un semplice orologio. In realtà può contenere notifiche, messaggi, dati, funzioni e strumenti di supporto. Ed è proprio questa ambiguità a renderlo insidioso.
Quasi uno studente su cinque potrebbe esporsi a un errore serio a causa dello smartwatch. Il 16% pensa di poterlo tenere al polso se disconnesso da Internet. Il 3% ritiene di poterlo usare senza limitazioni. Anche in questo caso, il ragionamento “non è collegato, quindi è ammesso” non basta. Durante la prova, il candidato deve evitare qualunque dispositivo capace di offrire un vantaggio non consentito o di generare dubbi sulla correttezza dell’esame.
La stessa incertezza riguarda gli strumenti tecnologici legati all’Intelligenza Artificiale, soprattutto quelli utilizzabili anche senza connessione. Il 23% dei maturandi pensa di poterli portare in aula. Il 20% ritiene che il divieto valga soltanto per ciò che comunica con l’esterno, mentre il 3% immagina conseguenze limitate a una penalità sul voto.
È un passaggio molto attuale, perché l’Intelligenza Artificiale è ormai entrata nello studio quotidiano di molti ragazzi. Può aiutare a fare schemi, simulare domande, chiarire concetti, organizzare il ripasso. Ma l’esame è un’altra cosa. Durante la prova, l’elaborato deve nascere dalle competenze dello studente, non da un supporto digitale capace di suggerire contenuti, strutture o risposte.
La campagna “Maturità al sicuro” parla agli studenti prima dell’errore
Il ritorno della campagna “Maturità al sicuro” risponde proprio a questa esigenza: intervenire prima che l’errore venga commesso. Non si tratta solo di ricordare i divieti, ma di contrastare una serie di convinzioni che ogni anno riemergono nella settimana più delicata per i maturandi.
L’iniziativa punta sulle regole essenziali e su un linguaggio vicino ai ragazzi. Il messaggio passa anche attraverso un video breve, costruito con ritmo social, nel quale la content creator Giusy di Fratta affronta in chiave ironica i tentativi di superare l’esame affidandosi alle false credenze più diffuse. L’ironia alleggerisce il tono, ma il contenuto resta molto concreto: le tracce non si trovano prima, i dispositivi non ammessi vanno lasciati fuori, le scorciatoie digitali possono trasformarsi in un problema serio.
Per Roma, dove ogni anno la Maturità coinvolge un numero altissimo di studenti, il tema ha anche una dimensione familiare. Nelle case, nei bar vicino alle scuole, sui mezzi pubblici e nei cortili degli istituti, l’esame diventa argomento di conversazione comune. I genitori chiedono aggiornamenti, i compagni si scambiano pronostici, i più ansiosi cercano rassicurazioni. In questo clima, una notizia falsa può correre molto più veloce di una regola corretta.
Come arrivare alla prova senza cadere nelle trappole digitali
La preparazione alla Maturità 2026 non passa solo dai programmi scolastici. Passa anche dalla capacità di gestire l’ultima giornata senza farsi trascinare dal rumore online. Le tracce ufficiali non circolano prima dell’esame. I pronostici possono essere letti come semplice esercizio di ripasso, non come indicazioni certe. Gli spoiler annunciati da profili, pagine o canali non devono cambiare il piano di studio né rubare ore di sonno.
Lo stesso vale per i dispositivi. Smartphone, smartwatch e strumenti digitali non consentiti devono restare fuori dalla disponibilità del candidato. Chi ha dubbi deve chiarirli prima dell’inizio della prova, ascoltando le indicazioni della commissione. Meglio rinunciare a un accessorio in più che correre il rischio di vedere compromesso un percorso lungo cinque anni.
L’esame di Stato resta un passaggio carico di emozione. C’è chi lo vive con sicurezza, chi con paura, chi con la sensazione di non aver ripassato abbastanza. Tutto normale. Meno normale è pensare che una notte passata davanti allo schermo possa offrire la soluzione. La Maturità non si vince con una traccia trovata online, né con un dispositivo nascosto. Si affronta con lucidità, regole chiare e un ultimo sforzo fatto bene.