Roberto Mancini riprende la guida della Nazionale italiana, Claudio Ranieri diventa presidente e direttore tecnico del Club Italia. La nuova coppia azzurra si è presentata mercoledì 29 luglio nella sede della Figc di via Po, a Roma, chiamata a ricostruire una squadra reduce dalla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. Il ritorno dell’allenatore dell’Europeo vinto nel 2021 ha monopolizzato l’attenzione sportiva, mentre fuori dal campo è esploso il caso dei 500 euro più Iva richiesti alle testate per utilizzare le immagini televisive della conferenza.
Mancini riparte dall’errore ammesso sul suo addio all’Italia
Mancini è tornato nella sala della Federazione con la consapevolezza di dover affrontare subito il passaggio più delicato: spiegare la decisione con cui, nell’agosto 2023, aveva interrotto il precedente mandato. Lo ha fatto riconoscendo di avere sbagliato. Un’ammissione netta, destinata a riaprire un rapporto rimasto sospeso con l’ambiente azzurro e con una parte dei tifosi.
Il suo primo ciclo aveva riportato entusiasmo e risultati, dalla lunga serie di gare senza sconfitte al titolo europeo conquistato a Wembley. Quel percorso comprendeva anche la mancata qualificazione al Mondiale del 2022, ferita mai realmente assorbita dal calcio italiano. Ora il commissario tecnico ritrova una situazione ancora più complessa, segnata da un’altra esclusione e dal bisogno di ridare senso alla maglia della Nazionale.
Il ritorno, dunque, non può vivere soltanto di memoria. Mancini dovrà selezionare un gruppo credibile, individuare nuovi riferimenti e ottenere risposte immediate. Il margine concesso dai risultati sarà limitato. La sua conoscenza dell’ambiente costituisce un vantaggio operativo, ma rende anche più alte le aspettative: il pubblico sa già quale calcio è stato capace di proporre e attende di capire se quella formula possa essere aggiornata.
Ranieri assume la regia tecnica del nuovo Club Italia
Claudio Ranieri occuperà una posizione diversa, con responsabilità estese alla struttura delle rappresentative nazionali. La nomina a presidente e direttore tecnico del Club Italia gli affida il coordinamento di un sistema che deve accompagnare i calciatori dalle selezioni giovanili alla squadra maggiore, favorendo continuità nelle scelte e una visione condivisa.
Per il tecnico romano si tratta di un incarico dal forte valore personale. Dopo una carriera vissuta sulle panchine italiane e internazionali, culminata anche nell’impresa della Premier League conquistata con il Leicester, Ranieri entra nel cuore istituzionale del calcio azzurro. Ha descritto la chiamata come il coronamento del proprio cammino professionale.
La sua esperienza potrà essere utilizzata soprattutto nella gestione dei passaggi più sensibili: il dialogo con i club, la valorizzazione dei giovani, il rapporto con gli allenatori federali e la definizione di una linea tecnica capace di durare oltre il risultato di una singola partita.
Mancini e Ranieri dovranno lavorare su piani distinti ma collegati. Il primo sarà responsabile della Nazionale maggiore e delle scelte quotidiane; il secondo avrà uno sguardo più ampio sull’intera organizzazione. La qualità della loro collaborazione diventerà uno dei parametri con cui verrà giudicato il nuovo corso.
Malagò affida la ripartenza azzurra a due tecnici esperti
A presentarli è stato il presidente federale Giovanni Malagò, che ha richiamato il peso delle tre esclusioni consecutive dalla fase finale della Coppa del Mondo. È il dato che spiega meglio la portata degli incarichi: l’Italia deve interrompere una fase ormai troppo lunga, nella quale il prestigio storico non è stato accompagnato dai risultati necessari.
La scelta di Mancini e Ranieri punta sull’esperienza, sulla conoscenza dei calciatori italiani e sulla capacità di governare la pressione. Non è un progetto che parte da figure emergenti. La Federazione ha preferito due allenatori abituati a spogliatoi importanti, ambienti esigenti e momenti nei quali una decisione tecnica può avere conseguenze immediate.
Roma è diventata così il luogo della ripartenza formale. Nella sede di via Po sono state indicate le nuove responsabilità, ma il lavoro più difficile inizierà con le convocazioni, la costruzione dello staff, i rapporti con i club e la definizione delle priorità per le prossime partite.
Cinquecento euro più Iva per il video della conferenza
La presentazione è stata accompagnata da una contestazione che riguarda direttamente il lavoro delle redazioni. Per acquisire il segnale video prodotto in maniera centralizzata dalla Figc è stato richiesto un pagamento di 500 euro più Iva alle testate giornalistiche.
La Federazione ha chiarito che la procedura viene applicata dal 2020 e che la somma serve a sostenere i costi tecnici della produzione audiovisiva. Nessun pagamento è previsto per l’accredito dei cronisti, per l’ingresso nella sala stampa o per la possibilità di porre domande a Mancini, Ranieri e Malagò.
La distinzione è precisa sul piano organizzativo: l’accesso dei giornalisti resta libero, mentre l’utilizzo del flusso televisivo comporta un costo. Gli effetti concreti, però, riguardano soprattutto le emittenti locali e le imprese editoriali più piccole, per le quali 500 euro più Iva rappresentano una cifra rilevante per la copertura di un singolo appuntamento.
In assenza della possibilità di realizzare autonomamente le riprese, il segnale centralizzato diventa infatti l’unico strumento per mostrare integralmente le dichiarazioni. La questione economica finisce quindi per incidere sulla diffusione delle immagini di un evento legato alla Nazionale, considerata un patrimonio sportivo del Paese.
L’Ussi contesta la tariffa e chiede un confronto alla Figc
L’Unione Stampa Sportiva Italiana ha espresso forti perplessità sulla procedura, ricordando che numerose società professionistiche forniscono gratuitamente ai mezzi d’informazione le immagini delle conferenze. Il sindacato dei giornalisti sportivi ha chiesto l’apertura di un confronto con la Federazione per individuare modalità diverse.
La protesta pone una domanda destinata a superare il singolo episodio: fino a quale limite il rimborso di una produzione tecnica può condizionare la circolazione delle notizie? Una testata può partecipare alla conferenza, raccogliere le dichiarazioni e pubblicare un resoconto, ma per mostrare quelle stesse parole deve sostenere un costo che non tutte le redazioni possono affrontare.
Il tema interessa in modo particolare Roma, sede delle istituzioni federali e di numerose realtà editoriali nazionali e locali. Garantire condizioni accessibili significa consentire anche alle testate con bilanci contenuti di documentare appuntamenti che richiamano un interesse molto più vasto rispetto alla normale attività di un club.
Barachini difende conferenze aperte e libertà di cronaca
Sul caso è intervenuto il sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini, affermando che le conferenze stampa devono essere sempre aperte a tutti. Ha riconosciuto la necessità di misure organizzative e di sicurezza, ribadendo però la propria contrarietà a limitazioni della libertà dei giornalisti impegnati nel racconto di eventi di interesse pubblico.
La posizione riporta l’attenzione sull’effetto reale della tariffa. L’ingresso nella sala non è stato subordinato al versamento, ma la disponibilità delle immagini resta essenziale per televisioni, portali e canali digitali. Oggi l’informazione sportiva passa anche dai video, dalle dirette e dai contenuti destinati a telefoni e piattaforme multimediali.
Il nuovo corso della Nazionale nasce quindi con due questioni già aperte. La prima riguarda il campo, dove Mancini e Ranieri dovranno restituire credibilità a un sistema reduce da risultati pesanti. La seconda coinvolge il modo in cui quel percorso sarà raccontato. La Figc difende il rimborso dei costi tecnici, i rappresentanti dei giornalisti chiedono condizioni differenti. Il confronto auspicato dall’Ussi dovrà stabilire se sia possibile proteggere le esigenze produttive senza restringere la circolazione delle immagini azzurre.