Succede il casino, stavolta nei pressi del Colosseo, e parte il ritornello. Emergenza, emergenza! E vai con i vertici istituzionali, preannunciando questo e quello: maggiore presenza delle forze dell’ordine, controlli più assidui, sanzioni immediate per i responsabili dei reati di turno.
Appunto: “di turno”.
Chi grida all’emergenza lo fa sempre per un avvenimento particolare, che per un motivo o per l’altro ha superato la soglia della tolleranza abituale. Della consueta indifferenza/impotenza da parte delle autorità, nei confronti di fenomeni che sono arcinoti ma che, per un motivo o per l’altro, si preferisce ignorare: sì, è vero che esistono, ma se rimangono dentro certi limiti…
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, per esempio.
«Quanto accaduto l’altra sera nei pressi del Colosseo è un episodio grave che va condannato con la massima nettezza. Al tempo stesso va sottolineato il tempestivo intervento congiunto della polizia locale e delle forze dell’ordine, che ha consentito di arrestare i responsabili e di disperdere rapidamente l’assembramento.»
Nell’immediato ci si inalbera e si promette il massimo impegno. In generale si sorvola. O si minimizza. Oppure si rigira la frittata per arrivare a conclusioni opposte e scodellare una rassicurazione posticcia e paradossale: sì, questo qui è stato un caso inaccettabile, ma nel complesso, invece…
Ancora Gualtieri.
«Non bisogna neppure offrire una rappresentazione distorta della realtà: i dati ci dicono che, a oggi, si tratta fortunatamente di fenomeni circoscritti e che Roma resta una delle grandi capitali europee più sicure. Proprio perché intendiamo impedire che questi fenomeni attecchiscano, continueremo a lavorare insieme a Prefettura, Questura e a tutte le istituzioni competenti per rafforzare gli interventi e le misure di prevenzione e presidio del territorio. Da parte nostra ci sarà il massimo rigore nei confronti di ogni violazione della legge e di ogni comportamento violento, da qualunque parte provenga».
Che bel finalino: “da qualunque parte provenga”. Utile a nascondersi dietro un’attenzione universale e in fondo vaga. In teoria dovrebbe essere qualcosa in più: non ci si occupa di un solo aspetto ma si vigila a 360 gradi. In pratica è il contrario.
In pratica serve a evitare, ancora una volta, di concentrarsi sulla questione specifica. Che è quella degli extracomunitari, o degli italiani di seconda o terza generazione, che non ne vogliono sapere di integrarsi. Ma che al contrario non vedono l’ora di rivalersi, nei confronti di un Occidente che ai loro occhi è allo stesso tempo troppo ricco e troppo fiacco.
Il benessere che (non) verrà
Gualtieri è un uomo del PD. E quindi ne rispecchia le ingannevoli posizioni in materia di immigrazione. Imperniate sul mito dell’integrazione come esito naturale di una lunga permanenza nelle società occidentali: o prima o poi, grazie alla nostra accoglienza e alle nostre norme contro la discriminazione, gli stranieri di qualsiasi provenienza finiranno con il modificare le loro identità originarie e con l’amalgamarsi con noi. Ossia con i nostri valori e i nostri stili di vita.
Ma è già su questo che si consuma un equivoco. O una mistificazione.
I nostri valori dichiarati inneggiano alla democrazia e all’uguaglianza. I nostri stili di vita reali ruotano intorno al denaro, acquisito con qualunque mezzo, e su ciò che col denaro si può comprare.
Un’idea dell’esistenza che è stata assorbita dalla generalità delle persone e che rende molto difficile accettare di buon grado di essere esclusi da certi livelli di sicurezza e di consumo.
Esclusi stabilmente, intendiamo. Non per delle traversie momentanee che si potranno superare in seguito, ma a causa di una combinazione pressoché definitiva di caratteristiche personali e di meccanismi collettivi: guadagni poco, il lavoro è spesso precario e malpagato (ammesso che tu ce l’abbia), i costi quotidiani aumentano, i sistemi di welfare traballano.
Cosa bisognerebbe fare, di fronte a una vita grama e senza sbocchi? Chinare la testa e dirsi che “pazienza, è andata così, male per noi ma bene per i più bravi, o più fortunati, o più qualcos’altro che gli ha permesso comunque di raccattare soldi e privilegi”?
L’establishment ne sarebbe lieto. I diretti interessati mica tanto.
Una bonifica urgente, ma a lungo termine
Lo vediamo negli USA come va a finire. Con delle dinamiche strutturali che possono essere aggravate dalle crisi di più vasta portata, come quella del 2008, ma che sono costanti e che dipendono dall’assetto complessivo.
La povertà degenera in miseria. La marginalità in delinquenza. I trafficanti smerciano droga e i disgraziati la consumano, non di rado fino a uccidersi: la droga legalizzata come l’OxyContin e quelle illegali come le anfetamine, il crack, il Fentanyl. Un po’ dappertutto le gang, giovanili e non, si gonfiano di aderenti e di business criminali.
I maranza nostrani, e non soltanto loro, ne sono la versione su scala ridotta. Ma già pericolosa e tutt’altro che transitoria.
Non è affatto un’emergenza. È un’infezione che è penetrata in profondità e che sarà impossibile debellare fintanto che non si cambi passo: basta con le ipocrisie della politica e dei media che l’assecondano, basta con il lassismo dell’apparato giudiziario.
Si sono alimentate un mucchio di convinzioni sbagliate. Sradicarle sarà un lavoro enorme.
Gerardo Valentini, presidente Movimento Cantiere Italia