Luigi Turinese medico, psicologo analista, scrittore e cantautore, è un artista che ha fatto della ricerca musicale il diario intimo del proprio vissuto. Ogni canzone è la traccia di un’esistenza attraversata con passione e curiosità. Il prossimo 2 Ottobre sarà sul palco del Teatro Garbatella di Roma con un concerto-evento speciale per presentare il suo nuovo album “dieci/70” e festeggiare due traguardi fondamentali: 10 anni di percorso discografico e 70 anni d’anagrafe. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare da vicino questo importante appuntamento e la nascita del nuovo lavoro.
- Il 2 Ottobre la attende il palco del Teatro Garbatella per una serata-evento possiamo dire che è al tempo stesso una festa, un bilancio e una ripartenza?
Dal punto di vista giornalistico non potrebbe darsi una sintesi migliore. Sicuramente vorrei che fosse una festa condivisa. Poi, certo, i numeri “tondi” (dieci/70) chiamano i bilanci; così come l’idea di ripartenza suggerisce un cammino, che non si è mai interrotto ma di tanto in tanto prevede delle oasi. Ecco, l’immagine del Teatro Garbatella come oasi mi piace!
- Che tipo di spettacolo e di scaletta ha preparato?
Rispetto allo spettacolo del gennaio 2023, tutto sommato molto “tradizionale”, ho concepito una serata “a moduli variabili”: quasi per ognuna delle ventidue canzoni in scaletta, infatti, è prevista la partecipazione di uno o due ospiti. Quanto appunto alla scaletta, non è stato facile prepararla: ho dovuto sacrificare anche brani a cui sono affezionato ma non potevo suonare tre album di fila! Senza fare troppe anticipazioni, si tratta di venti canzoni del mio repertorio più due “extra” (che chissà, magari saranno inserite nel prossimo lavoro): un omaggio al mio grande amico Franco Battiato e uno, doveroso, al Maestrone di tutti noi (Francesco Guccini) da poco scomparso.
- Il 2 Ottobre sul palco vedremo in atto il potere simbolico del 3 (nella cabala il 3 è il numero perfetto per eccellenza): lei, suo figlio Simone – che cura la direzione artistica e gli arrangiamenti – e l’esordio dei suoi nipoti Leonardo e Thiago. Cosa rappresenta per lei questa “triade” familiare e cosa significa far confluire tre generazioni in un unico momento musicale?
Mi piace, questa suggestione cabalistica! Diciamo che senza l’insistenza di Simone, che dieci anni fa mi ha convinto a pubblicare alcune delle molte canzoni che avevo scritto negli anni ’70 (confluite nell’album “Ballate di un’altra estate”, 2016), non staremmo qui a parlare. Da quel gesto artistico ma soprattutto affettivo è ripartito tutto. E visto che le piace la suggestione dei numeri (piace anche a me…), dieci anni fa è nato Leonardo, che oramai da oltre un anno è “special guest” nei concerti di Loop ‘n Loompa (il gruppo di Simone): dunque il suo non sarà propriamente un esordio. Sarà un esordio invece quello di Thiago (sette anni: altro numero significativo, il sette…) alla batteria in un brano (“La canzone del papalo egiziano”) che, tra parentesi, è il primo che scrissi, nel febbraio del 1975, e che mi sembra non sia affatto invecchiato.
- Nel disco dieci/70 di prossima uscita convivono canzoni scritte oltre 50 anni fa, la rilettura di brani tratti dai primi due album (“Ballate di un’altra estate” e “Passaggi. Il volo di Mangialardi”) e nuovi inediti, come è cambiata nel tempo la sua scrittura?
Il nuovo album presenta tre inediti che, senza falsa modestia, considero altrettanti momenti apicali della mia scrittura musicale e poetica. Tre brani, certo, non fanno un disco; ma poiché voglio che chiunque sarà a teatro il 2 ottobre si porti a casa un ricordo della serata, ho concepito un lavoro per certi versi disomogeneo (al contrario del precedente “Passaggi”, che si configurava come un concept album) e tuttavia rappresentativo del lavoro degli ultimi anni. Per esempio ho ripreso, in versione live e relativamente acustica, un blues scritto per l’album precedente a cui sono molto affezionato (“Ballata di un uomo solo”).
- Oltre agli inediti, ha scelto di rileggere grandi capolavori come “Reginella” o “Una città per cantare”: cosa la affascina delle canzoni che decide di far proprie?
Nei live mi piace interpretare anche canzoni non mie, fino ad assimilarle alla mia scrittura: per me dunque non si tratta di cover ma di interpretazioni. Come cantautore. sono affascinato dall’alchimia tra parola e musica. I cantautori, diceva l’amato Guccini, sono creature mitologiche come i camelopardi, prodotti dalla zoologia immaginaria dei primi viaggiatori dalla confluenza, in quella che poi sarà chiamata giraffa, di caratteristiche del cammello e del leopardo.
Ecco, noi siamo un ibrido fantastico, metà poeti, metà musicisti. Avere inserito un brano come “Reginella”, scritto nel 1917, dunque decenni prima che si iniziasse a parlare propriamente di “canzone d’autore”, rappresenta una sorta di “provocazione culturale”: quando un testo poetico viene provvisto di un vestito musicale congruo, difatti, per me siamo di fronte a una canzone d’autore. Alcuni madrigali sono decisamente cantautorali; mi spingo a dire che persino Richard Wagner, che come è noto scriveva anche i libretti delle sue opere, andrebbe annoverato honoris causa tra i cantautori!
- Negli ultimi anni ha vissuto intensamente la scena musicale frequentando club, concerti dal vivo, intessendo amicizie con altri musicisti e cantautori, molti di questi saliranno sul palco insieme a lei per festeggiare un traguardo così importante. Sarà una serata ricca di emozioni…
Sono nato sotto il segno del Leone: ho la tendenza insopprimibile a portare alla luce. Per questo in tutte le mie attività – di medico, psicoanalista, scrittore – mi viene naturale appartenere a una comunità. In questi dieci anni di frequentazione dell’ambiente musicale ho incontrato, come è inevitabile in tutti gli ambiti, anche persone umanamente mediocri; tuttavia è incomparabilmente maggiore il numero di nuovi amici che questa nuova comunità mi ha regalato. Ecco, molti di loro saliranno sul palco con me il 2 ottobre e mi ha fatto davvero tanto piacere che, alla mia richiesta, abbiano tutti risposto con immediato entusiasmo.
- Sul palco ad accompagnarla ci saranno Simone Turinese alla chitarra elettrica, Francesco Cognetti al basso, Adriano Piccioni alla chitarra elettrica e alla chitarra acustica, Fabrizio Sellan alle tastiere, Stefano Iacone alla batteria. Ci vuole dire qualcosa di più di questi musicisti…
Di Simone Turinese ho già detto; e aggiungo che senza di lui tutto questo non ci sarebbe. Rovesciando un detto comune, è questo il caso in cui le colpe dei figli ricadono sui padri… Cognetti, amico di Simone da sempre, si può dire che sia cresciuto (anche) a casa mia: un figlio putativo che oltretutto suona (bene) il basso. Stefano Iacone è arrivato da un paio di anni ma si è subito ambientato, grazie a doti umane di simpatia e soprattutto di umiltà, importanti sempre, in ogni ambito; soprattutto ove sia fondamentale, come nella musica, l’interplay. Il tastierista Fabrizio Sellan e il chitarrista Adriano Piccioni sono da decenni amici sul palco e fuori: e si sente. Adriano poi, come dico sempre, ha contribuito in modo decisivo a proiettare la mia musica in un territorio professionistico. Simone Turinese dal punto di vista della produzione artistica e Adriano Piccioni dal punto di vista della qualità dei live sono i miei due fari.
- Quali i prossimi progetti?
Alla morte di un santo cabalista (iniziamo e finiamo con la Cabala…) fu chiesto a un discepolo quale fosse la cosa più importante per il suo Maestro. Risposta: “Quella che stava facendo”.