Leonardo conquista Parigi: all’Istituto Italiano di Cultura applausi per Finazzer Flory e Jacopo Rampini

All’Istituto Italiano di Cultura di Parigi applausi per “Essere Leonardo da Vinci”, con Finazzer Flory e Jacopo Rampini
Di Francesco Vergovich
Antonio Calbi, Massimiliano Finazzer Flory, Jacopo Rampini
Antonio Calbi, Massimiliano Finazzer Flory, Jacopo Rampini

Sala piena, pubblico attentissimo e lunghi applausi. L’Istituto Italiano di Cultura di Parigi ha vissuto lunedì 4 maggio una serata di forte intensità artistica con “Essere Leonardo da Vinci. Un’intervista impossibile”, spettacolo dedicato al genio vinciano e affidato alla presenza scenica di Massimiliano Finazzer Flory, affiancato da Jacopo Rampini. Una serata che ha unito teatro, arte, scienza e memoria culturale, restituendo al pubblico parigino non una semplice rievocazione storica, ma un incontro vivo con il pensiero di Leonardo.

Leonardo da Vinci a Parigi, una serata da tutto esaurito all’Istituto Italiano di Cultura

A raccontare il clima della serata è stato Antonio Calbi, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, che ha sottolineato il calore della sala e la partecipazione del pubblico: “Salle comble, pubblico attentissimo e lunghi applausi per Essere Leonardo da Vinci. Un’intervista impossibile”. Parole che restituiscono bene la riuscita di un appuntamento capace di parlare a spettatori italiani e francesi attraverso una figura universale, ancora oggi centrale nell’immaginario europeo.

Sul palco, Finazzer Flory ha letteralmente dato corpo e voce a Leonardo. La sua interpretazione ha lavorato sulla precisione del gesto, sul peso della parola, sulla capacità di rendere attuale un uomo del Rinascimento senza forzature moderne. Non un Leonardo da museo, distante e irrigidito nella celebrazione, ma un personaggio pensante, curioso, inquieto, capace di interrogare ancora il presente con la stessa forza con cui interrogava la natura, il corpo umano, il movimento, la luce, la musica e il volo.

Finazzer Flory incarna Leonardo: teatro, arte e scienza in un solo racconto

La forza dello spettacolo sta proprio nella formula dell’“intervista impossibile”. Leonardo non viene raccontato dall’esterno, ma chiamato a rispondere, a prendere parola, a misurarsi con domande che attraversano la sua vita e il suo metodo. Pittura e anatomia, tecnica e immaginazione, musica e scienza non appaiono come capitoli separati, ma come parti di una stessa tensione conoscitiva.

Finazzer Flory ha costruito un Leonardo intenso, rigoroso, sorprendente. La sua prova scenica non cerca l’effetto facile, ma la densità di un pensiero che nasce dall’osservazione e si trasforma in visione. In questo senso, lo spettacolo riesce a evitare il rischio della semplice celebrazione del “genio” e restituisce piuttosto il lavoro, la disciplina, l’energia mentale di un uomo che non separava mai la bellezza dalla conoscenza.

Accanto a lui, Jacopo Rampini ha dato ritmo e intelligenza al dialogo. La sua conduzione ha reso l’intervista serrata, brillante, contemporanea. Il confronto con Leonardo diventa così un dispositivo teatrale efficace: da un lato il personaggio storico, dall’altro lo sguardo di chi lo interroga da un tempo diverso, cercando di portare alla luce ciò che ancora oggi parla alle nostre domande.

L’intervista impossibile diventa un dialogo vivo con il presente

Il pubblico ha seguito il viaggio con attenzione, accompagnando lo spettacolo fino agli applausi finali. Non è difficile comprenderne la ragione. Leonardo continua a essere una figura rara, forse irripetibile, perché appartiene nello stesso tempo all’Italia, alla Francia e al patrimonio culturale dell’umanità. Nato in Toscana, formato nella grande stagione italiana del Rinascimento, accolto negli ultimi anni della sua vita in Francia, Leonardo rappresenta uno dei legami più profondi fra le due culture.

Ed è proprio questo elemento a dare alla serata parigina un valore ulteriore. Nel 2026 Roma e Parigi celebrano i 70 anni del loro gemellaggio, una relazione speciale che non vive soltanto nelle cerimonie istituzionali, ma nella circolazione delle idee, degli artisti, delle mostre, dei libri, degli spettacoli, delle visioni urbane e culturali. Leonardo, in questa cornice, diventa un’immagine perfetta: italiano e francese per destino culturale, romano e parigino per capacità simbolica, europeo per vocazione.

Roma e Parigi, Leonardo come immagine del gemellaggio dei 70 anni

La serata all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi si inserisce così in un percorso più ampio, nel quale la cultura italiana diventa strumento di dialogo con la capitale francese. Non si tratta soltanto di promuovere un evento, ma di costruire un ponte stabile, riconoscibile, autorevole, capace di rendere visibile la profondità del rapporto tra due città che da settant’anni si riconoscono come sorelle.

Leonardo da Vinci, più di altri, incarna questa relazione. La sua vita attraversa luoghi, corti, discipline e linguaggi. La sua ultima dimora francese, la sua eredità artistica italiana, la centralità del suo pensiero scientifico e il fascino inesauribile delle sue opere ne fanno ancora oggi un punto d’incontro fra sensibilità diverse. A Parigi, davanti a una sala piena, quella eredità ha trovato una forma teatrale capace di parlare con naturalezza al pubblico di oggi.

Antonio Calbi ha colto con precisione questo passaggio: Leonardo è “l’immagine stessa del legame artistico e culturale fra Italia e Francia, fra Roma e Parigi”. Una frase che sintetizza il senso della serata e, più in profondità, il ruolo dell’Istituto Italiano di Cultura: non solo ospitare eventi, ma dare forma a una diplomazia culturale viva, elegante, accessibile, capace di trasformare il patrimonio italiano in una conversazione aperta con il mondo.

 
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Cultura

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