Una Lazio a due facce pareggia 3-3 con l’Udinese allo stadio Olimpico, al termine di una serata in cui succede quasi tutto: il volo anomalo dell’aquila Flaminia, il vantaggio friulano, la reazione biancoceleste, il ribaltone firmato Atta e l’ultimo pallone trasformato da Pedro nel gol che evita la sconfitta. Per la classifica cambia poco, per il racconto della partita resta molto.
Olimpico acceso da Flaminia, poi la Lazio resta a guardare
La gara nasce in un contesto particolare. Lazio e Udinese non arrivano all’appuntamento con obiettivi pesanti di campionato, e proprio questa condizione libera la partita da molti calcoli. Sarri deve fare i conti con le assenze di Gila, Cataldi e Zaccagni, tutte legate a problemi fisici. Runjaic, dall’altra parte, rinuncia a Davis in attacco, ma trova comunque una squadra viva, ordinata e pronta a colpire.
Prima del calcio d’inizio, l’immagine più forte arriva dal cielo dell’Olimpico. Flaminia, l’aquila della Lazio, cambia il copione del consueto volo e si posa prima sulla copertura dello stadio, poi vicino ai tifosi. Una scena curiosa, molto romana nella sua imprevedibilità, che cattura l’attenzione degli spalti.
Quando il pallone comincia a correre, però, la Lazio non riesce ad accendersi. L’Udinese occupa meglio il campo, entra con facilità negli spazi e trova subito una grande occasione. Zaniolo serve Piotrowski, che calcia di destro e obbliga Motta alla respinta. È solo il primo avviso.
Il vantaggio friulano arriva poco dopo. Ehizibue si coordina e lascia partire un destro potente, capace di sorprendere la difesa laziale e portare l’Udinese sull’1-0. L’Olimpico si raffredda, anche perché la squadra di Sarri fatica a rispondere. La Lazio non produce occasioni limpide e concede ancora campo. Solet sfiora il raddoppio con un colpo di testa alto, confermando il predominio bianconero nella prima frazione.
Sarri cambia, Pellegrini colpisce: la ripresa biancoceleste prende fuoco
La Lazio rientra dagli spogliatoi con due novità decisive: Dele-Bashiru e Pedro prendono il posto di Taylor e Dia. È una scelta che modifica subito il ritmo della squadra. I biancocelesti alzano il baricentro, muovono il pallone con maggiore velocità e costringono l’Udinese a difendersi più bassa.
Dopo cinque minuti arriva il pareggio. Pellegrini trova spazio fuori area e calcia con il sinistro. Il pallone sale, prende una traiettoria perfetta e finisce sotto la traversa. Un gol bello e pesante, perché cambia il volto della gara e restituisce entusiasmo a uno stadio che fino a quel momento aveva visto una Lazio troppo passiva.
La spinta continua. Isaksen si avvicina al sorpasso, ma Okoye salva con un intervento di piede e devia il pallone sulla traversa. L’Udinese arretra, la Lazio insiste. A quel punto sale in cattedra Pedro, uno dei giocatori più lucidi della serata. Lo spagnolo controlla, prende il tempo giusto e con il destro disegna una conclusione imparabile. È il 2-1.
La partita sembra passata completamente nelle mani della Lazio. Dele-Bashiru sfiora anche il terzo gol, confermando l’impatto positivo dei cambi. La squadra di Sarri appare più brillante, più verticale, più presente nella metà campo avversaria. Ma la sensazione di controllo dura meno del previsto.
Atta cambia la partita: Udinese avanti quando sembrava finita
L’Udinese non si arrende e trova il pareggio nel momento più complicato. Bayo colpisce di testa, Motta respinge, Atta segue l’azione con prontezza e da due passi firma il 2-2. È un gol che pesa non solo sul risultato, ma anche sull’umore della Lazio, colpita proprio mentre sembrava vicina a chiudere la gara.
Il centrocampista bianconero non si ferma. Poco dopo trova anche il 3-2 con un destro preciso, pulito, angolato. Motta viene battuto di nuovo e l’Olimpico passa dalla rimonta biancoceleste alla possibile beffa nel giro di pochi minuti. Atta diventa così il protagonista inatteso della serata, capace di trasformare una partita già girata dalla parte della Lazio in una vittoria quasi completa per l’Udinese.
Per Sarri il finale rischia di trasformarsi in un segnale negativo. La Lazio ha reagito bene dopo l’intervallo, ma ha perso ordine e lucidità nella gestione del vantaggio. Una squadra esperta deve saper riconoscere i momenti della partita, rallentare quando serve, difendere meglio l’area e non concedere seconde palle così pesanti.
Pedro salva la Lazio: pari nel recupero e rimpianti per entrambe
L’ultima immagine, però, è ancora biancoceleste. Romagnoli si porta in avanti per l’assalto finale e colpisce di testa, centrando il palo. La palla torna in gioco, Pedro è il più rapido a leggere la situazione e calcia verso la porta. La deviazione di Maldini rende il pallone imprendibile e fissa il risultato sul 3-3.
È un pareggio spettacolare, anche se non pienamente soddisfacente per nessuno. La Lazio evita una sconfitta che avrebbe fatto molto rumore per il modo in cui stava maturando, ma non può ignorare il primo tempo sottotono e le disattenzioni del finale. L’Udinese, invece, lascia Roma con il rimpianto di aver visto svanire al minuto decisivo una vittoria costruita con coraggio e riaccesa dalla doppietta di Atta.
Pedro si conferma uomo di qualità e personalità. Anche in una gara senza enormi pressioni di classifica, la sua capacità di entrare dentro la partita resta un valore evidente. Pellegrini lascia il segno con una rete di grande fattura, Romagnoli partecipa all’azione decisiva, mentre Motta alterna interventi utili a momenti difficili.
All’Olimpico finisce 3-3, con sei reti e un andamento quasi teatrale. Una partita che racconta la leggerezza di fine stagione, ma anche i problemi irrisolti della Lazio: approccio lento, reazione forte, gestione imperfetta. Per i tifosi romani resta una serata piena di immagini, dal volo di Flaminia al tocco finale di Pedro e Maldini. Per Sarri, invece, resta materiale abbondante su cui riflettere.