La Lazio esce sconfitta dalla finale di Coppa Italia e vede l’Inter alzare il trofeo dopo una partita indirizzata presto e mai davvero riaperta. L’autogol di Marusic, provocato da un corner di Dimarco e dal disturbo di Thuram, e il gol di Lautaro Martinez su assist di Dumfries condannano i biancocelesti a una serata pesante.
Finale di Coppa Italia, la Lazio resta intrappolata nel piano dell’Inter
Per una finale serve presenza. Serve lucidità, serve una partenza forte, serve la capacità di reggere gli episodi senza lasciarsi portare via la partita. La Lazio, invece, entra nella gara con troppa prudenza e finisce presto dentro il copione preferito dall’Inter: ampiezza, cambi di gioco, pressione laterale, palloni in area e gestione del ritmo.
Sarri osserva dalla tribuna per squalifica, in panchina c’è Ianni, ma la squadra non cambia volto. Il problema non è solo l’assenza del tecnico a bordo campo. Il problema è che l’Inter sembra conoscere in anticipo le difficoltà biancocelesti. Spinge sugli esterni, costringe la linea laziale ad abbassarsi, toglie ossigeno alle ripartenze e rende complicato ogni tentativo di uscita dal basso.
Il gol che cambia tutto: Marusic beffato sul corner di Dimarco
La partita si sblocca su un angolo che diventa una trappola. Dimarco calcia forte, con il solito piede capace di mettere ansia alla difesa. Thuram salta e sfiora il pallone, quanto basta per sporcare il tempo dell’intervento. Marusic prova a difendere la porta, ma colpisce male e infila la sfera nella propria rete.
È un episodio duro da assorbire, perché arriva quando la Lazio sta ancora cercando di capire come prendere le misure all’Inter. Da quel momento la gara si fa ripida. I nerazzurri prendono fiducia, la Lazio fatica a distendersi. Patric, utilizzato in regia, non riesce a dare fluidità alla manovra. I centrocampisti ricevono spesso spalle alla porta, gli esterni restano schiacciati, gli attaccanti toccano pochi palloni utili.
Dumfries strappa, Lautaro segna: il raddoppio gela i biancocelesti
Il secondo gol è ancora più doloroso, perché nasce da una palla persa in una zona pericolosa. Dumfries aggredisce Nuno Tavares, gli porta via il pallone e serve Lautaro Martinez. Il capitano dell’Inter deve solo accompagnare in rete. È il 2-0, ma è anche una pagina personale importante per l’argentino: gol numero 175 in nerazzurro e sorpasso a Boninsegna nella classifica dei migliori marcatori interisti.
Per la Lazio è il momento più pesante della serata. Non c’è solo il doppio svantaggio. C’è la sensazione che l’Inter abbia più gambe, più idee, più convinzione. Bastoni e Bisseck vengono ammoniti presto, eppure riescono spesso a fermare le ripartenze prima che diventino pericolose. Sucic tiene ordine al posto di Calhanoglu, Zielinski accompagna la manovra, Dimarco e Dumfries continuano a incidere sulle corsie.
Dia prova a riaccendere la Lazio, Martinez respinge senza paura
Nella ripresa Sarri prova a cambiare la temperatura della partita. Rovella entra e dà più ritmo al palleggio. Lazzari aggiunge corsa, Dia porta presenza davanti. È proprio il senegalese a costruire il primo vero brivido per la porta nerazzurra: Martinez esce, gli chiude lo specchio e respinge con il volto. Poco dopo deve intervenire ancora su un colpo di testa, sempre di Dia.
La Lazio, almeno in quella fase, riesce a sembrare più viva. Il possesso diventa meno sterile, la squadra guadagna campo, qualche pallone arriva in area. Però manca l’azione capace di cambiare la notte. L’Inter non si scompone, abbassa il ritmo quando serve e non offre varchi comodi. Il finale si accende anche nei nervi, dopo un intervento duro di Pedro su Dimarco, ma il risultato non si muove.
Inter in festa, biancocelesti chiamati a una risposta vera
L’Inter festeggia la decima Coppa Italia e un Doblete che pesa nella storia recente del club. Per Chivu è una firma fortissima: alla prima stagione intera da allenatore mette insieme campionato e coppa nazionale, un’accoppiata che in casa nerazzurra richiama inevitabilmente il 2010 di Mourinho. Il dato offensivo racconta la crescita della squadra: dopo la sosta di marzo l’Inter ha ritrovato brillantezza e cattiveria in area, confermando un rendimento realizzativo altissimo.
La Lazio, invece, deve fare i conti con una domanda sportiva netta: perché contro l’Inter la partita sembra sempre più complicata del previsto? I biancocelesti non vincono contro i nerazzurri dall’agosto 2023 e questa finale conferma una distanza tecnica e tattica evidente. Non basta cambiare uomini a gara in corso. Serve un piano più elastico, capace di proteggere meglio le fasce, alzare il baricentro e rendere meno prevedibile l’uscita del pallone.
La Supercoppa darà presto un’altra occasione. Per viverla in modo diverso, la Lazio dovrà portarsi dietro non solo la rabbia della sconfitta, ma anche una lettura fredda degli errori: l’avvio molle, la fatica sulle corsie, la costruzione lenta, la poca presenza negli ultimi metri prima dei cambi. A Roma una finale persa lascia sempre rumore. Stavolta, però, lascia soprattutto materiale su cui lavorare.