Una “Sassonia” lanciata nello stagno della Ue: con riferimento al Land tedesco in cui quasi un cittadino su due ha scelto i nazionalisti dell’Alternative für Deutschland. Questo exploit potrebbe segnare l’avvio di un’euro-tendenza che ha già gettato nel panico l’establishment comunitario (incluso quello italiano). Che farebbe meglio a indagarne le cause più profonde, laddove decide invece di perseverare negli stessi, gravissimi errori.

Il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt
Come riporta Sky TG24, l’AfD ha stravinto le Regionali in Sassonia-Anhalt col 43,8% dei consensi, oltre il doppio rispetto a cinque anni fa. All’opposto, il centrodestra della CDU al potere da 24 anni ha più che dimezzato le proprie preferenze, crollando dal 37,1% del 2021 all’attuale 17,2%. Praticamente non pervenute le altre formazioni, ridotte a percentuali a una cifra e inchiodate sotto la soglia dei dieci seggi.

Di fronte a questi numeri inappellabili, gli sgomenti euroinomani di tutto il mondo si sono uniti nell’arroccarsi istericamente sulle proprie posizioni. Per esempio, il Corsera ha descritto bonaccinianamente l’elettore medio di Alternativa per la Germania come uomo, di mezza età, operaio, non laureato, economicamente disagiato. E pazienza se il partito di Alice Weidel è arrivato in testa in tutte le fasce di età, reddito, istruzione e genere, oltre ad aver mobilitato migliaia di astensionisti.

Le reazioni nella Ue
Frattanto, Palazzo Berlaymont potrebbe congelare vendicativamente quasi 3 miliardi di euro destinati alla Regione della Germania orientale, come riferisce Tagesschau citando l’eurodeputato verde autoctono Daniel Freund. Laddove l’omologo cristiano-democratico Andreas Schwab ha evocato a La Repubblica la possibilità di allargare l’odierna Grosse Koalition federale coi socialdemocratici della SPD, però ancora più a sinistra. Infine, l’ex Commissario Ue all’economia Paolo Gentiloni ha rilanciato l’obiettivo di una «sovranità europea condivisa», con difesa comune, superamento del diritto di veto, pace giusta in Ucraina.

Naturalmente non sono mancati i consueti piagnistei e allarmismi su un improbabile Nazismo di ritorno, che però fa sempre meno presa sul pubblico. Sarà che, come da ironia social rilanciata anche da Elon Musk, l’etichetta di “estrema destra” ormai è talmente inclusiva che si applica pure alla gente normale. Sta di fatto che i manutengoli di questa Unione Euro-sovietica, a voler essere gentili, non hanno capito nulla della tornata teutonica.
La Sassonia apripista della valanga conservatrice?
Il voto espresso da mezza Sassonia è la pura e logica conseguenza del wokismo decennale imposto dai mandarini del Vecchio Continente e finalmente giunto al pettine. E va da sé che è demenziale invocare “più Europa” quando l’origine di tutti i mali è precisamente l’Europa. Soprattutto perché, come contra factum non valet argomentum, così contro la realtà non valgono le narrazioni.

Tutto ciò spiega perfettamente perché il piccolo Stato prussiano potrebbe fare da apripista a una vera e propria valanga conservatrice auspicabilmente destinata a travolgere la Ue. Dall’AfD propheta in patria all’eventuale alleanza Partido Popular-Vox oltre il 50% in Spagna, senza dimenticare il Belpaese, con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci lanciatissimo nei sondaggi. E, soprattutto, la Francia, con Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, a oggi data vincente al ballottaggio indipendentemente dall’avversario.

Una lezione per l’Europa (e l’Italia)
Guardacaso, già da tempo sono in atto, sia dalle parti di Parigi che di Berlino, tentativi di golpe giudiziario – fin qui fortunatamente falliti. È stato quindi rispolverato, anche dall’esecutivo nostrano verso il Generalissimo, l’usato sicuro delle ingerenze di Mosca, cui però a questo punto non crede praticamente più nessuno. Stesso discorso per i cordoni sanitari, e woodyallenianamente anche l’impresentabilità dei sovranisti non si sente molto bene, come ha ammesso pure il filosofo progressista Massimo Cacciari.
Capita, dopo anni di invasione islamica incontrollata, follie green ”figlie” dell’inesistente cambiamento climatico antropico, finanziamenti bellici alla Nazione più corrotta dell’Occidente, demonizzazione della Russia, elezioni “rubate”. Nonché di tentativi di plasmare su questi argomenti un pensiero unico, silenziando le (pur autorevoli) voci dissenzienti e censurando hegelianamente i dati che contraddicono l’ideologia. Eppure, da Bruxelles a Roma ci si ostina a non apprendere la lezione impartita da popoli che ne hanno fin sopra i capelli di politiche autolesioniste.

Parafrasando l’immenso Totò, poi dice che uno si butta a destra. Certo, magari non quella “tiepida” che sta vieppiù deludendo la propria base, spingendola – come sta accadendo sotto il Tricolore – a guardare a schieramenti maggiormente identitari. A mali estremi, dice d’altronde il proverbio, “estremi” rimedi.









