Roma si prepara ad accogliere uno degli artisti che più di altri hanno cambiato il modo di intendere il rapporto fra arte, strada e società. Dal 6 ottobre 2026 all’11 aprile 2027 il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita una grande mostra dedicata a Keith Haring, protagonista assoluto della scena newyorkese degli anni Ottanta e autore di un linguaggio visivo diventato immediatamente riconoscibile in ogni parte del mondo.
Sono oltre 140 le opere e i materiali esposti, provenienti in larga parte dalla Nakamura Keith Haring Collection, indicata dagli organizzatori come la maggiore raccolta al mondo dedicata all’artista, cui si aggiungono importanti prestiti pubblici e privati. La mostra è curata da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi.
Dai disegni nella metropolitana di New York a un linguaggio conosciuto in tutto il mondo
La storia artistica di Haring è inseparabile dalla New York dei primi anni Ottanta. Una città difficile, segnata dalla violenza, dalla droga e dal degrado di molti quartieri, ma contemporaneamente attraversata da un’impressionante vitalità culturale. Sono gli anni dell’hip-hop, dei club, della nascita e dell’affermazione della street art, della contaminazione continua fra musica, danza, moda e arti visive.
Haring comprende molto presto che il museo e la galleria non possono rappresentare gli unici luoghi dell’arte.
Comincia così a disegnare negli spazi pubblicitari inutilizzati della metropolitana newyorkese, utilizzando il gesso bianco sui pannelli neri. Nascono i celebri Subway Drawings, immagini immediate, comprensibili anche senza una spiegazione, capaci di raggiungere migliaia di persone ogni giorno.
Bambini radianti, cani che abbaiano, figure che ballano, cuori, televisori, piramidi, angeli. Pochi segni, contorni netti, movimento continuo.
Dietro quell’apparente semplicità si costruisce un vero alfabeto visivo.
A Palazzo Braschi anche alcune delle opere più celebri di Keith Haring
Il percorso romano attraversa l’intera carriera dell’artista, dai primi lavori realizzati a New York fino alle opere degli ultimi anni.
Fra i lavori annunciati figurano i Subway Drawings, i sette pannelli Untitled (FDR Drive #10-#16), Three Amigos, USA 19-18, Untitled (Man with Six Arms), Free South Africa, Crack Down!, Safe Sex!, The Blueprint Drawings, Curling Dog, Luna Luna, Apocalypse, Totem, Pyramid, Chocolate Buddha, Icons, Andy Mouse e Altarpiece: The Life of Christ.
Sono presenti anche i manifesti realizzati per campagne, eventi e iniziative che permettono di comprendere quanto il lavoro di Haring fosse legato alla comunicazione pubblica.
La linea, per lui, non era soltanto uno stile. Era un mezzo attraverso il quale intervenire nel presente.
Politica, Aids, razzismo: quando un disegno diventa una presa di posizione
La mostra permette infatti di andare oltre l’immagine più commerciale e immediatamente riconoscibile di Haring.
Le figure sorridenti e i colori accesi convivono con temi durissimi: Aids, discriminazioni, razzismo, droga, violenza, apartheid, sessualità e diritti civili.
Opere e poster come Free South Africa, Crack Down! e Safe Sex! mostrano chiaramente questa dimensione. Il segno semplice diventava uno strumento capace di affrontare questioni politiche e sociali senza perdere immediatezza.
Haring morì a New York nel 1990, a soli 31 anni, per complicazioni legate all’Aids. Negli ultimi anni della sua vita aveva intensificato anche il proprio impegno pubblico nella sensibilizzazione sull’HIV e sulla prevenzione.
Il rapporto speciale di Keith Haring con l’Italia
Uno degli aspetti più interessanti dell’esposizione di Palazzo Braschi è il rapporto dell’artista con l’Italia.
Il percorso comprende infatti una sezione dedicata ai legami con Napoli, Milano, Pisa e Roma, accanto ai nuclei tematici Street Art & Art in Transit, Political & Social Resonance, Radiant Eros – Celebrate Life, Art Is for Everybody e Symbolic Imagery & Religion.
L’Italia non rappresentò per Haring una semplice tappa europea.
Qui conobbe galleristi, artisti e spazi capaci di comprendere la sua idea di arte pubblica. Fra i materiali presenti figurano i poster realizzati per Lucio Amelio e per la Galleria Salvatore Ala, oltre al Poster for Pisa, collegato a una delle testimonianze più importanti lasciate dall’artista nel nostro Paese.
Il capolavoro italiano di Pisa
Nel 1989 Haring realizzò sulla parete esterna della chiesa di Sant’Antonio Abate a Pisa Tuttomondo, un enorme murale composto da decine di figure intrecciate.
È una delle ultime grandi opere pubbliche della sua vita e rappresenta probabilmente la testimonianza più importante del suo passaggio in Italia.
Le figure si incastrano, si sostengono e si sovrappongono costruendo un’unica composizione. L’individuo non scompare, ma diventa parte di qualcosa di più grande.
Un messaggio che sintetizza perfettamente una parte consistente della sua produzione artistica.
Quando Haring disegnò anche sui muri di Roma
Esiste però anche un legame diretto con la Capitale.
Nel 1984 Keith Haring intervenne sulla parete laterale del Palazzo delle Esposizioni, in occasione di Arte di frontiera. New York Graffiti. Realizzò un grande lavoro popolato dalle figure tipiche del suo universo.
Nello stesso periodo intervenne anche sulle superfici trasparenti della metropolitana nei pressi di Ponte Pietro Nenni, vicino a piazzale Flaminio.
Quelle opere non sono sopravvissute: furono successivamente rimosse. Restano però le fotografie realizzate da Stefano Fontebasso De Martino, che documentano uno dei capitoli meno conosciuti del rapporto fra Haring e Roma.
Il ritorno dell’artista nella Capitale assume per questo un significato particolare.
Un’arte nata per essere vista da tutti
Uno dei nuclei centrali della mostra porta un titolo che riassume l’intera filosofia dell’artista: Art Is for Everybody, l’arte è per tutti.
Haring rifiutava l’idea di un’arte confinata esclusivamente nei luoghi tradizionali della cultura. Disegnava nelle metropolitane, sulle pareti, realizzava poster, magliette e oggetti. Voleva che le immagini circolassero.
Fu anche questa scelta a trasformarlo in uno dei primi artisti realmente globali dell’epoca contemporanea.
Il paradosso è che quelle immagini nate per sfuggire alle barriere del sistema dell’arte sono oggi conservate nei principali musei e nelle grandi collezioni internazionali.
Palazzo Braschi prova però a ricostruirne l’origine, restituendo accanto all’artista ormai entrato nella storia anche il ragazzo che disegnava velocemente nei corridoi della metropolitana prima che arrivasse la polizia.
Keith Haring a Palazzo Braschi: date, orari e biglietti
La mostra Keith Haring sarà visitabile al Museo di Roma a Palazzo Braschi, con ingresso da piazza San Pantaleo 10, dal 6 ottobre 2026 all’11 aprile 2027.
L’apertura è prevista dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Il museo rimane chiuso il lunedì e il 25 dicembre. Il biglietto per la sola mostra costa 17 euro intero e 15 euro ridotto.
Dal 10 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 sono inoltre previste visite guidate nei fine settimana, il sabato alle 17 e la domenica alle 12, con alcuni appuntamenti speciali durante le festività.
A più di trentacinque anni dalla morte, le figure di Keith Haring continuano così a muoversi, correre, abbracciarsi e protestare. Questa volta lo faranno nelle sale di uno dei grandi palazzi storici di Roma, a pochi passi da piazza Navona.