Su quanto sta accadendo in Israele e nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023 abbiamo assistito a uno stillicidio di pura e bieca propaganda. RomaIT lo ripete da sempre, ma recentemente lo ha certificato pure Karim Khan, Procuratore capo della Corte Penale Internazionale, non certo tacciabile di simpatie biancoblu. È infatti colui che ha fatto spiccare dei vergognosi mandati d’arresto contro il Premier di Tel Aviv Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant.

La CPI si rimangia le accuse contro Israele
Il Nostro, attualmente autosospesosi dal Tribunale de L’Aja in seguito alla denuncia di molestie sessuali intentatagli da una collaboratrice, ha rilasciato un’intervista alla piattaforma Zeteo. Nella quale, come riferisce Algemeiner, a domanda (provocatoria) diretta ha ammesso che «negli ultimi tre anni non ci sono state prove di genocidio a Gaza». Facendo comunque capire, aggiunge Libero, che l’inchiesta continua, ma chiarendo al contempo che sarebbe «sconsiderato» procedere a imputazioni «semplicemente sulla base del clamore».
E ora hai voglia a cavillare, stile Corsera, che la CPI non ha assolto Israele – cosa d’altronde impossibile, non avendo aperto nessuna indagine in tal senso. La realtà è che l’avvocato anglo-pakistano ha smontato tutte le (ridicole) accuse mosse contro lo Stato ebraico, confermando che avevamo ragione noi fin dall’inizio. Adesso i vari pacifinti veri antisemiti, manutengoli di Hamasnews24, pro Pal-lari, flotilleri, grete, franceschealbanesi, pedrisánchez, boicottatori di Biennali ed Eurovision, cortesemente, chiedano scusa: al mondo.






