E’ diventata una costante dei nostri convulsi tempi che i sacerdoti siano sempre più digiuni di diritto canonico e, anche qualora ne abbiano conoscenza, lo reputino uno strumento superfluo ed ininfluente. Tuttavia, per quella bimillenaria istituzione che è la Chiesa cattolica romana, il diritto canonico costituisce invece l’imprescindibile ossatura che consente al complesso organismo ecclesiale di vivere e, come avviene oggi, di sopravvivere.
Un sacerdote rimasto anonimo ha riferito ad Andrea Cionci, autore della poderosa inchiesta “Codice Ratzinger” che da ormai sei anni indaga minuziosamente le dimissioni di Benedetto XVI alla luce proprio del diritto canonico, il motivo dell’ignoranza dei presbiteri ordinati negli ultimi decenni in materia giurisprudenziale.
Il testimone sostiene di aver conosciuto in prima persona il defunto cardinale piemontese Francesco Marchisano, sottosegretario della Congregazione per l’educazione cattolica dal 1969 al 1988 e già incluso nella tristemente famosa lista di prelati massoni “infedeli” a Roma redatta nel 1978 dal giornalista Mino Pecorelli e da questi consegnata a Giovanni Paolo I qualche giorno prima dell’oscura morte di quest’ultimo.
Secondo quanto riportato dal giornalista di origini molisane (che venne assassinato appena sei mesi più tardi), Marchisano sarebbe stato iniziato nel 1961, quando era membro della Congregazione per i Seminari e l’educazione cattolica. Né il diretto interessato né la Santa Sede smentirono mai tale appartenenza, nonostante la successiva elevazione di Marchisano alla porpora cardinalizia da parte di Giovanni Paolo II nel 2003 e gli incarichi di grande prestigio ricoperti all’inizio del nuovo millennio, tra cui quello di arciprete della Basilica di San Pietro e quello di vicario generale per la Città del Vaticano.
Il sacerdote riferisce dunque di aver sentito pronunciare da Marchisano la seguente frasi: “Se dovessi essere eletto papa, la prima cosa che farò sarà bruciare il Codice di diritto canonico”. Questa affermazione non deve stupire, se si pensa al fatto che da sottosegretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, Marchisano si distinse per una pervicace azione volta a sminuire, quando non a emarginare completamente, l’insegnamento del diritto canonico nei seminari.
La progressiva svalutazione della formazione canonistica ha così prodotto intere generazioni di presbiteri intrisi di vagheggiante spiritualismo e indifferentismo dottrinale, ma sempre più estranei alla conoscenza degli aspetti giuridici della Chiesa. Un fenomeno tutt’altro che casuale, ma parte di un organico e consapevole disegno di destrutturazione della Chiesa, volto ad abbatterne le colonne portanti, condotto dall’ala eterodossa del cattolicesimo, che nel 2013 è riuscita a usurpare il papato con sorprendente facilità, eleggendo un proprio uomo di punta, Jorge Mario Bergoglio.
Tuttavia, i golpisti, tutti facenti capo alla Mafia di San Gallo, non avevano fatto i conti con il duo Wojtyla-Ratzinger. Già all’inizio degli anni ‘80, infatti, l’allora pontefice e il porporato bavarese blindarono la successione petrina con il nuovo Codice di diritto canonico (che conteneva appunto un raffinato congegno anti-usurpazione). Tale dispositivo canonico fu poi rafforzato nel 1996, anno di entrata in vigore della costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, che disciplina in maniera ferrea tutti gli aspetti dell’elezione papale: secondo questa cornice giuridica, dunque, né Bergoglio né Robert Francis Prevost sono mai stati legittimi successori di Pietro.
Il caso di Marchisano mostra comeGiovanni Paolo II prima e Benedetto XVI poi ebbero potenti nemici interni, spesso annidati anche all’interno del Collegio cardinalizio: questi prelati modernisti hanno cercato di sabotare in ogni modo il meccanismo giuridico-escatologico messo in atto da Ratzinger con la sua sede impedita. Il pontefice tedesco guardava però molto più lontano, preparando il futuro per una Chiesa cattolica purificata dalle correnti ereticali. Sta ora a tutti coloro che hanno a cuore la Verità comprendere pienamente il valore di un’azione così pregnante per il futuro dell’umanità.
Per questo, è a disposizione di fedeli e cittadini la petizione per chiedere alla Santa Sede di intervenire per la rimozione dell’antipapa Leone XIV.
Davide De Vincentiis