Golf cart a Roma, allarme dei tassisti: “Servono regole subito”

I sindacati dei taxi denunciano l’uso irregolare dei golf cart nel centro di Roma e chiedono percorsi definiti, controlli e sanzioni.
Di Luigi Sette
Roma, Golf cart

I golf cart turistici tornano al centro del confronto sulla mobilità di Roma. Quindici organizzazioni del settore taxi denunciano una presenza ormai difficile da governare nelle strade del centro storico e chiedono al Campidoglio di intervenire rapidamente con regole precise, percorsi autorizzati e controlli costanti. A preoccupare è soprattutto l’impiego di questi mezzi per prelevare e accompagnare liberamente i turisti, un’attività che, in molti casi, finirebbe per assomigliare a un vero servizio di trasporto persone.

Golf cart nel centro di Roma, perché i tassisti parlano di uso improprio

Filt Cgil Taxi, Fit Cisl Taxi, Ugl Taxi, Federtaxi Cisal, Uritaxi, Fast Confsal Taxi, Cna Taxi, Claai Atapl, Unione Tassisti d’Italia, Agci Taxi, Confcooperative Trasporto Persone Roma, Consultaxi, Sul Taxi, Atitaxi e Associazione Tutela Legale Taxi contestano l’idea che la regolarità tecnica del veicolo possa risolvere ogni questione.

Un golf cart può essere immatricolato, assicurato e dotato delle caratteristiche necessarie alla circolazione stradale. Rimane però da chiarire, secondo quanto ci riferisce il segretario regionale Fast Confsal Taxi Vincenzo Cristofanelli, “Quale attività venga svolta a bordo, con quali autorizzazioni e nel rispetto di quale itinerario”. È proprio su questo passaggio che si concentra la protesta.

I mezzi vengono visti ogni giorno vicino ai monumenti, davanti agli alberghi, nei pressi dei ristoranti e lungo le vie commerciali più frequentate. Caricano gruppi di visitatori, si fermano nei luoghi scelti dai passeggeri e li accompagnano da una tappa all’altra. Una modalità operativa che, a giudizio delle sigle dei tassisti, supera la funzione di semplice navetta turistica e assume le caratteristiche di un servizio su richiesta.

Navette turistiche e trasporto passeggeri, la differenza decisiva

La funzione prevista per questa tipologia di mezzo dovrebbe essere collegata a percorsi prestabiliti, con partenza, destinazione e tragitto definiti. Una navetta non dovrebbe quindi muoversi liberamente in base alle richieste del singolo cliente, fermarsi davanti a un negozio, attendere all’esterno di un ristorante oppure modificare l’itinerario durante il servizio.

Quando il conducente preleva persone in un luogo concordato e le accompagna verso destinazioni scelte di volta in volta, si apre il problema della sovrapposizione con taxi e noleggio con conducente. Questi ultimi operano attraverso licenze, autorizzazioni, requisiti professionali, obblighi assicurativi e regole tariffarie specifiche.

La questione sollevata dai sindacati non riguarda quindi soltanto la presenza fisica dei piccoli veicoli elettrici. Riguarda la natura dell’attività commerciale, la sicurezza dei passeggeri, la concorrenza nel trasporto pubblico non di linea e la possibilità di verificare chi gestisca il servizio.

Strade principali e soste davanti ai monumenti: i nodi della circolazione

Un secondo problema interessa gli itinerari utilizzati. Le organizzazioni denunciano passaggi frequenti sulle arterie principali e sulle strade a maggiore scorrimento, nonostante questi veicoli abbiano dimensioni, velocità e caratteristiche molto diverse rispetto ad automobili, autobus e mezzi del trasporto pubblico.

Nel centro di Roma la circolazione è già sottoposta a una pressione elevata. Pedoni, biciclette, taxi, autobus, mezzi per il carico e scarico delle merci, veicoli dei residenti e gruppi turistici condividono spazi ridotti, soprattutto nelle aree vicine al Colosseo, al Pantheon, a piazza Navona, a Fontana di Trevi e a piazza di Spagna.

Le fermate effettuate vicino agli alberghi o ai luoghi di maggiore richiamo possono creare ulteriori rallentamenti. Anche una sosta breve, quando avviene in una carreggiata stretta o in prossimità di un incrocio, può ostacolare il passaggio degli autobus, ridurre la visibilità e costringere gli altri veicoli a manovre improvvise.

Regole per i golf cart turistici: percorsi, stalli e autorizzazioni

La richiesta avanzata dalle sigle del comparto taxi è quella di costruire una disciplina riconoscibile e applicabile. Il primo passaggio dovrebbe consistere nell’individuazione dei soggetti autorizzati, con un registro degli operatori e l’obbligo di rendere immediatamente visibile il titolo che consente di svolgere il servizio.

Servirebbero poi itinerari approvati, strade consentite, limiti orari e punti dedicati alla salita e alla discesa dei passeggeri. Gli stalli potrebbero impedire che i golf cart si fermino liberamente davanti a monumenti, ristoranti e strutture ricettive, riducendo l’impatto sulla viabilità e rendendo più semplici le verifiche.

Dovrebbero essere stabiliti anche il numero massimo dei mezzi, i requisiti dei conducenti, le coperture assicurative, le modalità di prenotazione e le sanzioni per chi abbandona il percorso autorizzato oppure svolge un’attività diversa da quella dichiarata.

I controlli chiesti al Campidoglio e all’assessorato alla Mobilità

I sindacati chiamano direttamente in causa Roma Capitale e l’assessorato alla Mobilità, accusati di non aver ancora garantito una vigilanza adeguata. La richiesta è quella di controllare non solo la targa, l’omologazione e l’assicurazione del veicolo, ma anche il tipo di servizio offerto.

Per verificare un’eventuale irregolarità occorre infatti ricostruire il percorso effettuato, le modalità con cui sono stati acquisiti i clienti, il titolo posseduto dall’impresa e la natura del rapporto commerciale. Un controllo limitato ai documenti del mezzo rischia di non chiarire se si tratti davvero di una navetta o di un trasporto passeggeri organizzato fuori dalle regole previste per taxi e NCC.

La presenza dei golf cart può trovare spazio nell’offerta turistica della Capitale, specialmente per la riduzione delle emissioni e la possibilità di utilizzare veicoli di dimensioni contenute. Questo sviluppo richiede però una cornice capace di proteggere i passeggeri, i residenti e gli operatori già autorizzati.

Lasciare il settore in una zona incerta significa aumentare il numero dei mezzi senza sapere dove possano circolare, dove possano sostare e quali servizi siano autorizzati a vendere. Per le organizzazioni dei tassisti il tempo delle interpretazioni è terminato: Roma deve stabilire regole verificabili e farle rispettare prima che il fenomeno diventi ancora più difficile da gestire.

 
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