A Roma torna alta la tensione sui servizi turistici svolti con golf car e veicoli elettrici. I sindacati taxi contestano la proposta di legge regionale n. 247 del 21 gennaio 2026, ora al centro del confronto in Consiglio regionale del Lazio, perché una norma inserita nel testo potrebbe aprire la strada a una sanatoria dei mezzi già attivi, soprattutto nel centro storico della Capitale.
Taxi e golf car a Roma, perché la norma regionale accende lo scontro
La questione non riguarda soltanto una categoria professionale. Tocca l’uso dello spazio urbano, la tutela del centro storico, la concorrenza nei servizi di trasporto e la capacità degli enti locali di governare un fenomeno cresciuto rapidamente negli ultimi anni. Nelle aree più visitate di Roma, dai Fori Imperiali al Colosseo, da piazza Venezia alle vie attorno ai monumenti, i piccoli veicoli elettrici destinati ai tour turistici sono diventati una presenza sempre più visibile.
Il punto contestato dai rappresentanti dei taxi è molto chiaro: una regolazione costruita per legittimare ciò che già esiste rischierebbe di trasformarsi in un via libera generalizzato. Per le sigle sindacali, il problema non è la presenza in sé di mezzi elettrici o di servizi turistici innovativi, ma l’assenza di un quadro certo, capace di distinguere le attività autorizzate da quelle che sconfinano nel trasporto abusivo di persone.
La posizione è stata espressa da Vincenzo Cristofanelli, segretario regionale Fast Confsal Taxi, insieme a un ampio fronte di sigle: Filt Cgil Taxi, Fit Cisl Taxi, Ugl Taxi, Federtaxi Cisal, Uritaxi, Cna Taxi, Claai Atapl, Unione Tassisti d’Italia, Agci Taxi, Legacoop Lazio Taxi, Confcooperative Trasporto Persone Roma, Consultaxi, Sul Taxi, Atitaxi e Associazione Tutela Legale Taxi. Una mobilitazione compatta, che punta direttamente alla Regione Lazio e chiede un intervento prima dell’approvazione della norma.
Centro storico e veicoli elettrici, il nodo dei servizi turistici
Nel mirino c’è soprattutto Roma, città dove il turismo di massa ha cambiato in modo profondo la fruizione delle zone centrali. L’immagine usata dai sindacati è forte: il cuore della Capitale viene descritto come una grande Disneyland, attraversata da veicoli di ogni forma, spesso impegnati in servizi rivolti a visitatori e cittadini senza una disciplina adeguata.
Dietro questa formula c’è un tema concreto. Se un veicolo nasce per una visita turistica guidata, deve muoversi entro limiti precisi. Se invece offre un servizio assimilabile al trasporto pubblico non di linea, con passeggeri portati da un luogo a un altro dietro pagamento, entra in un campo regolato da norme, licenze, requisiti professionali, controlli e responsabilità. Per i taxi, il confine non può restare ambiguo.
La richiesta alla Regione Lazio è quindi di evitare qualsiasi soluzione che possa fotografare l’esistente e renderlo automaticamente legittimo. Una sanatoria, nella lettura delle sigle, finirebbe per premiare chi si è mosso prima in assenza di regole chiare, penalizzando chi opera da anni dentro un sistema fatto di autorizzazioni, tariffe, turnazioni e obblighi di servizio.
Regione Lazio chiamata a scrivere regole certe per gli enti locali
Il confronto sulla proposta di legge n. 247 diventa così un passaggio politico e amministrativo delicato. I sindacati chiedono che la Regione Lazio fornisca ai Comuni strumenti normativi solidi, lasciando agli enti locali la possibilità di disciplinare i servizi in base alle caratteristiche dei territori. Roma, in questo quadro, avrebbe esigenze particolari per densità turistica, valore monumentale, traffico, sicurezza stradale e pressione quotidiana sulle aree centrali.
Il richiamo è rivolto anche all’assessore regionale Fabrizio Ghera, chiamato dai sindacati a non consentire soluzioni percepite come un condono mascherato. La linea indicata dal fronte taxi è quella di una regolazione preventiva, con criteri chiari su autorizzazioni, percorsi, aree interdette o consentite, requisiti dei conducenti, modalità di esercizio, controlli e sanzioni.
A essere evocato è l’interesse generale. Non solo la difesa delle licenze taxi, ma la necessità di impedire che un settore in crescita venga governato solo dal mercato. Senza paletti, il rischio indicato dalle sigle è la moltiplicazione di mezzi turistici nelle zone già più fragili della mobilità romana, con ulteriore pressione su strade, piazze, monumenti e percorsi pedonali.
La paura dei grandi operatori e dei tour internazionali
Un altro passaggio rilevante riguarda il possibile vantaggio per grandi operatori e tour operator internazionali. I sindacati temono che una sanatoria possa favorire soprattutto chi dispone di mezzi, capitali e reti commerciali già pronte per occupare il mercato dei tour urbani su veicoli elettrici. In questa prospettiva, la norma non inciderebbe solo sulla regolazione del traffico turistico, ma anche sugli equilibri economici del settore.
Per i taxi, la crescita delle golf car non può essere trattata come un dettaglio marginale del turismo esperienziale. Roma è una destinazione mondiale e ogni nuovo servizio che si muove nello spazio pubblico produce effetti diretti sulla città. Per questo la regolazione deve arrivare prima che il fenomeno diventi irreversibile. La richiesta è di separare chiaramente chi svolge visite organizzate, entro parametri definiti, da chi offre spostamenti assimilabili a un servizio di trasporto senza rispettarne le regole.
Il tema riguarda anche la percezione della Capitale. Un centro storico invaso da mezzi turistici non regolati rischia di perdere ordine, leggibilità e decoro. La mobilità leggera può essere una risorsa, soprattutto se elettrica e ben inserita nei percorsi urbani, ma senza una cornice amministrativa efficace può diventare un ulteriore fattore di congestione.
Il modello Toscana e la richiesta di una legge più equilibrata
Nella loro presa di posizione, le sigle taxi chiedono anche di guardare a quanto fatto in altre regioni, citando il caso della Toscana come riferimento utile. Il messaggio alla Regione Lazio è netto: non serve una norma che regolarizzi tutto in blocco, serve una disciplina capace di dare ai Comuni strumenti concreti per autorizzare, limitare, controllare e, quando necessario, vietare.
La partita ora si sposta sul lavoro del Consiglio regionale. Il testo della proposta di legge potrà diventare il luogo di un riequilibrio, a condizione che vengano recepite le preoccupazioni sollevate dalle categorie e che la norma non si trasformi in una porta aperta per l’espansione incontrollata dei servizi turistici su golf car.
Roma resta il banco di prova più importante. Qui la domanda di tour brevi, accessibili e scenografici è altissima. Proprio per questo, sostengono i taxi, servono regole più puntuali, non scorciatoie. Il centro storico non è soltanto un luogo di passaggio per visitatori: è un patrimonio urbano fragile, vissuto ogni giorno da residenti, lavoratori, operatori del trasporto, attività commerciali e istituzioni.