Gianni Alemanno ha sempre giocato per la sua squadra senza mai cambiare casacca, con la maglia numero 7, indossandola alcune volte anche per la Nazionale. In attacco, costantemente sulla fascia destra del campo. Quando il 31 dicembre 2024 il Tribunale competente, con una decisione se non ingiusta sicuramente inadeguata, ha deciso di squalificarlo per un periodo così lungo a seguito di una condotta forse scorretta ma certamente “veniale”, quasi tutti ne avevano decretato la fine della carriera.
Una carriera iniziata nella Primavera della sua squadra
Una carriera iniziata prestissimo nella “Primavera” della sua squadra del cuore e quasi immediatamente proseguita nella prima squadra del club, sotto la guida di un grande allenatore che subito ne aveva individuato il talento, in un’epoca in cui il gioco era particolarmente duro e spesso oltre il limite del regolamento.
Una carriera fatta di sacrifici, sconfitte, lotte per non retrocedere e infortuni gravi. Una carriera caratterizzata, nei primi anni, da pesanti squalifiche e dalla perdita di alcuni giovani compagni di squadra. Poi i successi, gli scudetti, i riconoscimenti per le grandi vittorie, la meritata gloria per i traguardi raggiunti.
Quindi, nel pieno rispetto della parabola esistenziale, ancora alcune squalifiche sicuramente eccessive, qualche infortunio di lieve entità, fino al figurato allontanamento dal suo storico club da parte di una dirigenza “nuova”, mal disposta al riconoscimento di ruoli importanti per quelle bandiere della squadra diventate troppo scomode e poco funzionali al “progetto”.
La nuova squadra e lo stop inatteso
Ed allora, grazie all’enorme esperienza e con un’età ancora in grado di fornire un contributo importante in un campo di gioco ormai divenuto il suo giardino di casa, Gianni ha deciso di creare la propria squadra. Non certo per vincere il campionato, ma sicuramente per dimostrare che il bel gioco si può ancora fare rimanendo fedeli ai principi originari.
Quando tutto sembrava volgere al meglio, malgrado alcuni inevitabili problemi provocati dalle scorie provenienti dal passato, ecco arrivare l’inatteso stop nel giorno di Capodanno e lo spettro di non poter più rientrare sulle scene.
Ma, come recita il vecchio adagio, “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”. E infatti Gianni ha avuto il coraggio di non demordere, allenandosi sempre più duramente per non perdere la sua forma ed essere pronto a rientrare. E’ stato enormemente altruista mettendo a disposizione degli altri, i più disagiati e bistrattati, tutto il suo sapere, la sua esperienza di livello così alto e la sua influenza, diventando la bandiera di una “squadra” a cui non sarà mai permesso di entrare in campo.
E infine, ha saputo mantenere intatta la sua fantasia. Ha saputo eliminare il soffitto della sua angusta cella ed ha lasciato cadere la pioggia. Una pioggia di idee e di rinnovati ideali che da oggi riporterà in campo. E’stata questa la lezione di Gianni. Una lezione antica che basa la nostra esistenza sulla forza e sull’onore. La forza quale misto di coraggio e determinazione per affrontare le prove più difficili della vita; l’onore quale ideale irrinunciabile di colui che rimane fedele ai propri principi rinunciando a testa alta a comode scorciatoie mantenendo integra la dignità di uomo.
Oggi, per Gianni c’è una nuova compagine pronta ad accoglierlo, a riconoscerne il valore ed utilizzarne le qualità. Forse non potrà più giocare in attacco come un tempo, si dovrà “accontentare” di costruire il gioco probabilmente dalla linea mediana, ma sempre a Destra dello schieramento e soprattutto, per questa nuova stagione, Gianni “giocherà con la maglia numero 7”. Ancora una volta.
Il silenzio dell’innocente
Terminata la narrazione metaforica ci trasportiamo al presente storico fino al qui ed ora di questo giorno. Gianni Alemanno, come tutti sanno, è da sempre uno degli esponenti più importanti della Destra sociale. Prima di diventare Ministro con il Governo Berlusconi e poi sindaco di Roma è stato leader prima del Fronte della Gioventù, poi del Msi e di An, infine, poco prima di essere detenuto a Rebibbia, ha fondato un movimento diventato partito denominato Indipendenza.
Proprio questa sua ultima iniziativa politica che mi ha visto personalmente coinvolto quale delegato alla Assemblea Costituente, mi ha consentito di apprezzarne lo spessore umano e politico pienamente conciliabile con il senso di lealtà, amicizia e fiducia reciproca che ci scambiavamo attraverso il saluto gladiatorio con cui usavamo congedarci l’un l’altro. Alemanno è stato in carcere per un anno e mezzo scontando una pena lunghissima per un reato, “traffico d’influenze finalizzato all’abuso d’ufficio”, oggi non più esistente e soprattutto, analizzando le carte processuali, per una condanna comminata attraverso prove deboli e contrastanti.
Soprattutto giova ricordare che Gianni Alemanno è finito in carcere per tutto questo tempo perché il Tribunale di sorveglianza lo ha ritenuto “incapace di adeguarsi alle regole” in quanto invece di dedicarsi alle famiglie disagiate o persone vittime di violenza e povertà presso la struttura “Solidarietà e Speranza” si era dedicato alla politica, sua ragione di vita da sempre. Ma fare politica letteralmente non vuol dire partecipare alla vita pubblica e a tutto ciò che attiene alla città, quindi dedicarsi all’uguaglianza e diseguaglianza fra cittadini, alle ingiustizie, alla difesa dei deboli etc..?
Eppure, Alemanno non ha mai attaccato Giudici e Sentenze, difendendo con il silenzio la sua dignità di uomo e di politico, reclamando però a gran voce rispetto e giustizia per gli altri detenuti, dopo averne ascoltato la sofferenza e dopo aver testato su se stesso le precarie condizioni della vita carceraria, fatta di sovraffollamento inaccettabile, disagio psicologico, suicidi ed emergenza caldo in estate. Un j’accuse il suo rivolto alla politica indifferente e insensibile alla perenne emergenza degli Istituti penitenziari italiani, nonostante i richiami dell’Europa e degli addetti ai lavori, i continui appelli di Mattarella, e le reiterate sanzioni che la Corte europei dei Diritti dell’Uomo commina all’Italia per il trattamento disumano (che diventa tortura) delle persone detenute.
Quella stessa politica sempre pronta a riempirsi la bocca di paroloni sulla Costituzione e sulla difesa dei principi costituzionali che poi fa orecchie da mercante quando quegli stessi principi costituzionali di dignità, di recupero e reinserimento sociale vengono totalmente disattesi nelle nostre carceri. Ancora una lotta politica dunque, questa volta portata avanti con veemenza e determinazione attraverso un libro “L’emergenza negata. Il collasso delle carceri italiane” che Gianni Alemanno ha scritto con Fabio Falbo, lo “scrivano di Rebibbia.
Un’esperienza che ho potuto condividere con Gianni Alemanno attraverso la periodica lettura (attraverso i Social) del suo “Diario di cella”, unico punto di contatto per continuare un rapporto che solo da poco tempo era divenuto personale. Poteva chiedere la grazia Alemanno, ma non lo ha fatto per evitare che qualcuno potesse pensare ad un’ammissione implicita di colpevolezza. Piuttosto si è rivolto a Mattarella affinchè valutasse la grazia per i troppi casi di persone abbandonate a sè stesse da un sistema ormai al collasso.
Oggi Alemanno torna ad essere un uomo libero, di nuovo pronto a fare il leader politico. Non deve ringraziamenti a nessuno. Non deve scuse a nessuno. Ritroverà la sua comunità e i suoi “compagni di camerata”. Quanto prima torneremo a stringerci l’avambraccio destro per un’amicizia e una fiducia mai perdute. “Vis et honor”.