La sanità pubblica torna al centro del confronto romano con un appuntamento che punta a trasformare un caso simbolico in una questione politica e civile di prima grandezza. Domenica 29 marzo alle ore 17, al Teatro Flavio di Roma, l’associazione Popolo Unito ha promosso un incontro pubblico dedicato al presente e al futuro del servizio sanitario, con un focus dichiarato sull’ex ospedale Carlo Forlanini, nodo che da mesi alimenta discussioni, polemiche e prese di posizione sempre più nette. L’evento è fissato ufficialmente in via Giovanni Mario Crescimbeni 19, a pochi passi dal Colosseo, e il programma annunciato prevede relazioni tecniche, interventi di medici ed ex dirigenti sanitari, oltre a uno spazio finale riservato alle domande del pubblico.
Sanità pubblica a Roma, perché il caso Forlanini è tornato centrale
Il punto che rende la vicenda particolarmente delicata è che il Forlanini non è soltanto un edificio dismesso della storia ospedaliera romana. Per molti rappresenta una riserva strategica mai davvero uscita dall’immaginario sanitario della Capitale, mentre per Governo, Santa Sede e Ospedale Bambino Gesù quell’area è stata già individuata come uno dei luoghi più adatti per la futura nuova sede del polo pediatrico. La Dichiarazione di intenti firmata l’8 febbraio 2024 dallo Stato italiano e dalla Santa Sede ha infatti indicato l’ex Forlanini come sito idoneo per il progetto, alla presenza anche del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e del sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
Su questa base si è innestato un passaggio successivo di natura istituzionale e patrimoniale. A dicembre 2025, con un emendamento al decreto Economia, è stato delineato lo scambio di proprietà destinato a consentire il trasferimento dell’area allo Stato, primo step funzionale alla successiva consegna del compendio alla Santa Sede per il nuovo Bambino Gesù. Nello stesso provvedimento è stato previsto che gli oneri di custodia e vigilanza dell’ex Forlanini restino a carico della Regione Lazio fino alla riqualificazione o alla cessione e comunque non oltre il 31 dicembre 2030. È questo il dato che ha dato nuova forza ai contrari all’operazione, convinti che il rischio sia quello di perdere una grande struttura pubblica in un sistema sanitario già sotto pressione.
Ex ospedale Forlanini, il convegno del 29 marzo punta a spiegare cosa sta accadendo
L’incontro del 29 marzo nasce proprio con questo obiettivo: offrire ai cittadini una lettura tecnica e non soltanto emotiva della trasformazione in corso. Nel programma pubblicato dagli organizzatori figurano Giovanni Di Claudio, il professor Luciano Battaglia, il dottor Quinto Tozzi, il professor Massimo Martelli, oltre a Margherita Eichberg e Maurizio Federico. Ciascun intervento affronterà un versante specifico: qualità della sanità pubblica, tendenze nei processi decisionali, dati sulle pediatrie del Lazio, caso Forlanini, fino al riferimento alla vicenda di Lisa, richiamata come simbolo umano e morale della giornata.
Il valore politico dell’appuntamento, però, va oltre la singola manifestazione. Il messaggio lanciato dagli organizzatori è chiaro: il dibattito su liste d’attesa, pronto soccorso congestionati e accesso alle cure non può fermarsi alla superficie del problema. La tesi che verrà sostenuta al Teatro Flavio è che il definanziamento, la perdita di capacità operativa del pubblico e la crescente centralità di soggetti esterni al Servizio sanitario nazionale producano un cambiamento strutturale, non un semplice disagio temporaneo. È una posizione di parte, certo, ma si inserisce in un quadro già reso concreto da atti ufficiali che hanno riaperto la questione Forlanini e spostato il confronto dal piano simbolico a quello dei passaggi amministrativi e patrimoniali.
Bambino Gesù e futuro del Forlanini, lo scontro è sul modello sanitario
Qui si concentra il cuore della partita. Nessuno mette in discussione il rilievo nazionale e internazionale del Bambino Gesù, ma una parte del fronte civico e sanitario romano contesta che l’ampliamento di un’eccellenza debba passare attraverso la sottrazione di uno spazio considerato recuperabile per la sanità pubblica regionale. Chi sostiene il progetto guarda alla nuova sede come a un salto di qualità per la pediatria, alla luce di un accordo già avviato formalmente.
Invece chi si oppone, insiste sul fatto che Roma e il Lazio non possano rinunciare a un presidio di tale dimensione mentre il sistema pubblico fatica a rispondere alla domanda di cura. Su questo terreno si incontrano urbanistica, diritto sanitario, rapporti istituzionali con la Santa Sede e tenuta complessiva del welfare.
Il professor Massimo Martelli, indicato dagli organizzatori come voce centrale dell’incontro, dovrebbe soffermarsi proprio sulle ipotesi di riattivazione del Forlanini dentro il perimetro del Servizio sanitario nazionale. È un passaggio che interessa non soltanto gli addetti ai lavori ma anche cittadini, famiglie e amministratori, perché la vera domanda non riguarda soltanto la destinazione dell’immobile: riguarda il tipo di sanità che Roma intende avere nei prossimi anni. Un sistema sempre più spinto verso assetti specializzati, poli di eccellenza e grandi operazioni immobiliari, oppure una rete pubblica rafforzata, diffusa e capace di assorbire la domanda ordinaria senza lasciare i cittadini soli davanti ai tempi della burocrazia sanitaria e ai costi del privato.
Roma e Lazio davanti a una scelta che riguarda cure, territorio e diritti
Il motivo per cui il caso Forlanini continua a mobilitare pezzi della società civile è semplice: qui non si discute soltanto di un ex ospedale, ma di un confine molto concreto fra interesse pubblico, pianificazione sanitaria e uso del patrimonio collettivo. L’area è ampia, storicamente prestigiosa, collocata in un quadrante strategico della città. Ogni decisione su quel complesso produce effetti che vanno oltre il perimetro del quartiere e finiscono per incidere sulla geografia dell’assistenza, sul ruolo della Regione Lazio e sul rapporto, già molto sensibile, fra sanità pubblica e soggetti esterni al sistema nazionale.
In questo quadro, il convegno del 29 marzo prova a trasformare la protesta in approfondimento. Gli organizzatori hanno scelto di affidare il racconto non a esponenti di partito ma a professionisti e tecnici del settore, nel tentativo di allargare la discussione a chi chiede chiarezza sui passaggi istituzionali, sulla tenuta del servizio pubblico e sulle possibili alternative. È probabile che il dibattito resti acceso anche dopo l’incontro, perché il destino del Forlanini è diventato ormai una cartina di tornasole: capire cosa accadrà a quell’area significa capire quale idea di sanità prevarrà a Roma e nel Lazio, in un momento in cui il diritto alle cure è tornato a essere una questione quotidiana, economica e politica insieme.
