Finti Carabinieri e anziani truffati, dieci arresti dopo l’indagine partita da Tivoli: bottino oltre 500mila euro

La storia investigativa comincia a Guidonia Montecelio, nel giugno 2022. In quell’occasione i Carabinieri arrestarono una donna di 27 anni e un uomo di 59 anni per una truffa
Di Fabio Vergovich
Truffe agli anziani
Truffe agli anziani (Dal quotidiano online "La Voce")

Una telefonata, pochi minuti di panico, poi la consegna di contanti e gioielli a uno sconosciuto davanti alla porta di casa. È questo il copione che, secondo l’indagine coordinata dalla Procura di Tivoli, avrebbe permesso a una presunta organizzazione criminale di colpire anziani in molte regioni italiane, portando via un bottino superiore a 500mila euro.

I Carabinieri della Compagnia di Tivoli hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di dieci persone, gravemente indiziate di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all’estorsione aggravata. Gli indagati, come previsto dalla legge, sono da considerare presunti innocenti fino a definitivo accertamento di colpevolezza.

Truffe agli anziani, il caso nato a Guidonia Montecelio

La storia investigativa comincia a Guidonia Montecelio, nel giugno 2022. In quell’occasione i Carabinieri arrestarono una donna di 27 anni e un uomo di 59 anni per una truffa. Poteva sembrare un episodio isolato. Invece, dai telefoni cellulari e dalle SIM card sequestrate, i militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Tivoli hanno ricostruito una trama molto più ampia.

Da quei dispositivi sono partiti approfondimenti che hanno portato gli investigatori a ipotizzare l’esistenza di una struttura organizzata, con base a Napoli e ramificazioni operative su scala nazionale. Un gruppo che avrebbe lavorato con compiti precisi: chi telefonava, chi organizzava gli spostamenti, chi si presentava a casa delle vittime, chi controllava l’esito delle singole truffe.

Il provvedimento cautelare è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Tivoli su richiesta della Procura locale. L’esecuzione è stata curata dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Tivoli, con il supporto del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli.

La telefonata che spaventa: “Suo figlio è nei guai”

Il metodo, nella ricostruzione degli investigatori, era quasi sempre lo stesso. Prima veniva scelta la vittima, spesso una persona anziana e sola. Poi arrivava la chiamata. Chi telefonava si presentava come Carabiniere oppure come dipendente dell’ufficio postale.

Il tono era urgente, l’allarme immediato: un figlio o un nipote sarebbe stato coinvolto in una grave vicenda giudiziaria, magari dopo un incidente stradale, e per evitare conseguenze peggiori serviva una somma da versare subito.

La parola usata era “cauzione”. Una parola capace di confondere, spaventare, indurre chi ascolta a non ragionare con lucidità. I truffatori avrebbero chiesto denaro, gioielli o altri oggetti di valore. Poco dopo, un incaricato si presentava alla porta per ritirare il bottino.

A rendere più pesante il quadro ci sarebbe anche il ricorso a minacce psicologiche. In alcune occasioni, chi gestiva la telefonata avrebbe fatto leva sulla paura delle vittime, prospettando gravi conseguenze giudiziarie per loro o per i familiari. Non solo inganno, quindi, ma una pressione studiata per togliere tempo, lucidità e capacità di chiedere aiuto.

La centrale telefonica nel cuore di Napoli

Nel corso delle indagini, i Carabinieri sono arrivati a individuare una sede operativa nel centro storico di Napoli. Una vera e propria centrale telefonica, usata per chiamare le vittime e guidare a distanza gli esecutori materiali. Da lì sarebbero state coordinate le persone incaricate di raggiungere le case degli anziani e ritirare soldi e preziosi.

La perquisizione del covo ha permesso di interrompere decine di tentativi di truffa in corso. I militari hanno sequestrato cellulari, elenchi telefonici e appunti. Alcuni fogli erano parzialmente bruciati, elemento che gli investigatori interpretano come un tentativo di distruggere prove.

C’è un dettaglio che colpisce in modo particolare: secondo l’accusa, gli affiliati dovevano realizzare video per dimostrare la buona riuscita della truffa e l’entità del bottino. Una sorta di rendicontazione interna, utile ai presunti capi per controllare chi andava sul territorio. Un sistema freddo, costruito su persone reali, case reali, paure reali.

Roma, provincia e anziani: perché queste truffe fanno così paura

Nel territorio romano e in tutta la provincia, le truffe agli anziani sono un allarme ricorrente. Non sempre finiscono con arresti o denunce. Molte vittime provano vergogna, temono il giudizio dei familiari, si convincono di essere state ingenue. È proprio questo sentimento a rendere il fenomeno più insidioso: il danno economico si somma a quello emotivo.

Per un anziano, sentirsi dire che un figlio o un nipote rischia il carcere può bastare per aprire la porta a uno sconosciuto. Il legame familiare diventa la leva dell’inganno. La divisa evocata al telefono, anche quando falsa, diventa uno strumento di pressione. L’ufficio postale, luogo familiare per pensioni e risparmi, viene usato come maschera credibile.

Ecco perché il consiglio resta sempre lo stesso: nessun appartenente alle forze dell’ordine chiede denaro o gioielli per risolvere un problema giudiziario di un familiare. Nessun incaricato viene mandato a casa per ritirare una cauzione. Davanti a una telefonata sospetta bisogna interrompere la conversazione, chiamare il 112 e contattare un parente di fiducia.

Oltre 500mila euro sottratti e 116 episodi contestati

L’indagine contesta 116 truffe consumate da febbraio 2022 a marzo 2023. Il bottino complessivo supera i 500mila euro. Numeri enormi, che raccontano la capacità della presunta rete di muoversi con continuità, ripetendo lo stesso schema in luoghi diversi.

La fase giudiziaria è ancora aperta. Le misure cautelari non equivalgono a una condanna e ogni posizione dovrà essere valutata nel corso del procedimento. Il lavoro dei Carabinieri di Tivoli, però, ha già prodotto un risultato concreto: ha interrotto un meccanismo che, secondo l’accusa, era ancora operativo e pronto a colpire altre vittime.

 
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