Finti articoli con volti celebri: così la truffa online ti porta dal clic al bonifico

Post sponsorizzati, nomi famosi, piattaforme inventate e documenti richiesti via mail: il raggiro si presenta bene e colpisce in pochi minuti
Di Alessandra Monti
Milena Gabanelli, La7
Milena Gabanelli

Parte tutto da una scena ormai normalissima: telefono in mano, social aperti, pochi secondi di attenzione. In mezzo ai contenuti di giornata compare il volto di una persona nota, una frase forte, un invito a leggere. Sembra informazione, sembra attualità, sembra perfino utile. Invece è l’inizio di una truffa costruita con precisione, capace di accompagnare la vittima dal clic iniziale fino al bonifico e perfino alla consegna dei documenti.

L’esca perfetta: un nome noto e una storia inventata

Secondo l’inchiesta di Milena Gabanelli e Simona Ravizza, pubblicata dal Corriere della Sera, il trucco funziona perché gioca su un riflesso umano elementare: se a parlare sembra essere una figura pubblica autorevole, la diffidenza cala. Nella galleria dei nomi usati senza alcun titolo compaiono esponenti istituzionali, economisti, giornalisti e scrittori. La macchina della frode non sceglie a caso. Prende persone che evocano affidabilità e le trasforma in testimonial di un investimento che non esiste.

L’utente vede un post sponsorizzato su Facebook o Instagram, spesso pubblicato da pagine create apposta, poi finisce su un falso articolo che riproduce l’aspetto di una testata nazionale. Dentro c’è una vicenda inventata di sana pianta: un faccia a faccia televisivo mai avvenuto, un manager accusato di tenere nascosta una presunta occasione d’oro, una piattaforma pronta a far guadagnare cifre elevate grazie alle criptovalute. Tutto sembra scritto per spingere il lettore a dirsi una frase soltanto: magari stavolta è vero.

Il passaggio che fa cadere nella rete

Nel frattempo il sistema accompagna l’utente verso la registrazione. Nome, cognome, e-mail, numero di telefono. Pochi dati, apparentemente innocui. Poi arriva la chiamata del sedicente consulente. Tono sicuro, linguaggio tecnico quanto basta, rassicurazioni continue. Ti spiega che il denaro può essere ritirato quando vuoi, che il rendimento sarà interessante, che l’ingresso richiede solo una somma iniziale limitata. Di solito 250 euro. Una cifra studiata bene, perché non appare fuori portata e rende più facile dire sì.

Secondo la ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera, i nomi delle piattaforme cambiano di continuo. Oggi uno, domani un altro, perfino più volte nello stesso giorno. Questo rende complicato per gli utenti orientarsi e per chi indaga inseguire il filo. Il marchio sparisce, riappare, si traveste, ma il copione resta identico.

Dal bonifico al documento firmato

Quando la vittima accetta di procedere, riceve una mail apparentemente impeccabile. Foto del referente, firma ordinata, dominio che suona internazionale. Tutto serve a dare l’idea di avere davanti un’organizzazione seria. In realtà, secondo l’inchiesta, i bonifici vengono inviati su Iban intestati a figure presentate come professionisti oppure su conti bancari riconducibili a persone estranee ai fatti o a beneficiari esteri. A versamento eseguito, arriva una richiesta ancora più delicata: inviare la ricevuta e un documento di identità firmato.

A quel punto il danno smette di essere soltanto economico. Chi ha cliccato ha consegnato un pezzo importante della propria identità digitale. E quando in seguito entra nella piattaforma, vede il denaro crescere sullo schermo come se il sistema funzionasse davvero. È un teatro ben allestito: i numeri salgono, l’illusione diventa più forte, la tentazione di investire ancora aumenta.

Perché questa frode convince così tanto

La forza del raggiro sta nel fatto che non si presenta come una truffa classica. Non c’è il linguaggio sgrammaticato di vecchie mail sospette, non c’è il sito improvvisato che fa scattare subito l’allarme. Qui tutto è rifinito. Ci sono i social, le grafiche familiari, i nomi famosi, l’uso dell’intelligenza artificiale per creare immagini credibili, facce inesistenti e contenuti sempre nuovi. Secondo il procuratore generale della Pennsylvania, i deepfake sono ormai una delle leve usate con maggiore efficacia nelle truffe d’investimento diffuse sulle piattaforme Meta.

In più il sistema tecnico, come evidenzia l’inchiesta, è costruito per nascondere ogni passaggio: reindirizzamenti, server, provider, domini schermati. Chi prova a ricostruire il tragitto si trova davanti una pista che cambia di continuo.

Il ruolo delle piattaforme e il vuoto dei controlli

Qui si apre un tema che riguarda tutti. Gli annunci passano da spazi pubblicitari a pagamento ospitati su piattaforme enormi, dove l’utente si sente in un ambiente ordinario, quasi domestico. Meta dichiara regole specifiche per gli inserzionisti che promuovono prodotti o servizi finanziari e prevede, in alcuni casi, verifiche e autorizzazioni. Eppure la quantità di contenuti ingannevoli che riesce ad arrivare agli utenti suggerisce che il sistema di prevenzione non basti. La stessa attenzione delle autorità americane su questi annunci dimostra che il problema non è locale e non è marginale.

Non basta cancellare il singolo post se l’annuncio può riapparire poco dopo con un altro nome, un’altra pagina, un altro falso volto. È una corsa senza tregua, nella quale chi organizza la frode gioca sempre in anticipo.

La regola più semplice resta la più utile

In questa storia la vera protezione parte da un principio essenziale: nessuno regala scorciatoie finanziarie, soprattutto se il messaggio arriva dentro un post sponsorizzato e si appoggia al volto di una persona famosa. E nessuna persona seria chiede di inviare soldi, ricevute e documenti sulla base di una promessa di guadagno lampo.

Il punto è che la truffa moderna non punta solo sui soldi. Punta sui dati, sulle immagini, sul riuso dell’identità. Per questo, anche quando la perdita iniziale sembra contenuta, il rischio reale può allargarsi. Ecco perché serve una nuova alfabetizzazione digitale: meno fiducia nell’apparenza, più attenzione ai passaggi nascosti, zero indulgenza verso chi promette rendimenti favolosi con la faccia di qualcun altro.

 
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Cronaca

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