Alla luce della persistente incertezza nel Golfo Persico e della conseguente crisi della benzina, del metano e dell’elettricità, la maggioranza degli Italiani vuole più energia dal Governo. Si possono leggere così, tra il serio e il faceto, i risultati di un doppio sondaggio sull’argomento. Che, come minimo, certificano un ulteriore allargamento del già enorme iato tra politici e cittadini sulla vexata quaestio della guerra in Ucraina.

Energia, gli Italiani vogliono il gas russo
Le due rilevazioni sono state condotte da Eumetra per La7 e dall’Istituto Piepoli per l’Adnkronos. La prima evidenzia come il 43,5% del popolo tricolore chieda di «ricominciare a comprare il gas russo», laddove il 26,9% è contrario. La seconda individua un 52% di connazionali molto o abbastanza favorevoli «allo stop alle sanzioni alla Russia per gas e petrolio» (il 36% poco o per nulla).
Questi dati, ricorda Il Fatto Quotidiano, fanno il paio con la richiesta dell’A.D. di ENI Claudio Descalzi di bloccare l’euro-bando su 20 miliardi di GNL di Mosca. Tuttavia, l’appello trova ancora l’opposizione del Premier Giorgia Meloni che, d’altronde, dallo scellerato esito del referendum sulla riforma della giustizia non ne ha più azzeccata una. Vedasi pure la sospensione del rinnovo automatico dell’Accordo di Difesa con Israele che, con buona pace dei pacifinti pro-Pal, danneggia molto più Roma che Tel Aviv.

All’inquilino chigiano ha poi fatto eco il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin che, scrive Rai News, ha evocato piuttosto la riattivazione delle centrali a carbone. Il che sarebbe dignum et iustum anche se, come spiegavamo, i due provvedimenti potrebbero (e dovrebbero) coesistere, non essere alternativi. Inoltre, aggiunge l’ANSA, l’esponente forzista ha anche precisato che, sugli idrocarburi “di Vladimir Putin”, l’esecutivo «è perfettamente allineato con l’Unione Europea».

L’Europa si fa gli affari suoi
Varrebbe la pena chiedersi a quale Ue si riferisca il Nostro, considerando che, per esempio, la Germania ha già ripreso ad acquistare greggio “nemico”. Per tacere poi dei report mensili stilati dal Centre for Research on Energy and Clean Air sulla vendita di combustibili fossili da parte del Cremlino. Di cui sia a febbraio che a marzo Francia, Spagna, Belgio e Ungheria sono stati i principali acquirenti nel Vecchio Continente.
Insomma, forse il centrodestra dovrebbe darsi una svegliata perché, col caro energia e lo Stretto che ci sta stretto, perseverare a suicidarsi per Kiev è pura follia. I nostri principali partner comunitari lo hanno capito perfettamente, anche se in pubblico pretendono di adeguarsi al tafazzismo di Bruxelles. E infatti in privato, senza clamore, si fanno tranquillamente (è il caso di dirlo) gli affari propri.




