L’Organizzazione Mondiale della Sanità preme sull’acceleratore contro l’epidemia di ebola scoppiata in Repubblica Democratica del Congo e Uganda. Ha infatti lanciato il primo trial clinico su un possibile nuovo farmaco, chiamato obeldesivir e sviluppato dalla statunitense Gilead Sciences. Di cui s’intende valutare l’efficacia nel contrasto alla locale variante Bundibugyo, in regime di profilassi post-esposizione (PEP).

Ad annunciarlo è stato Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale della stessa World Health Organization, presentando EBO-PEP. Il protocollo sperimentale che, come riporta la Reuters, punta a reclutare un migliaio di volontari che hanno avuto recenti contatti ad alto rischio senza sviluppare sintomi. E che, aggiunge Medical Xpress, saranno monitorati quotidianamente per tre settimane, con un follow-up finale dopo 42 giorni.
Primi test su un possibile farmaco contro l’ebola
I test sono stati avviati nell’Ituri, la provincia situata nel nord-est della RDC da cui, scrive France 24, proviene oltre il 90% delle infezioni rilevate. Sono coordinati dall’Istituto Nazionale per la Ricerca Biomedica di Kinshasa e dall’ANRS Maladies infectieuses émergentes, col sostegno delle organizzazioni umanitarie ALIMA e Medici Senza Frontiere.

Il progetto è finanziato, tra l’altro, dall’Africa Centres for Disease Control and Prevention (Africa CDC, l’agenzia di salute pubblica dell’Unione Africana). Il cui D.G., il medico congolese Jean Kaseya, ha spiegato al Corsera che l’ebola, paradossalmente, potrebbe trasformarsi in un’opportunità. L’emergenza, infatti, può stimolare maggiori investimenti nella ricerca, nella costruzione di sistemi sanitari più forti, nella produzione locale di medicinali e vaccini.

Questi sviluppi permetterebbero al Continente Nero di non dover più dipendere da aiuti internazionali, conseguendo così una quantomai propizia «sovranità sanitaria». D’altronde, come il numero uno dell’OMS ha perspicacemente intuito, «ogni svolta comincia con la speranza».




