Don Antonio Mazzi è morto oggi, 31 luglio, a Milano, all’età di 96 anni. Il sacerdote, fondatore e presidente di Exodus, ha lasciato un segno profondo nel mondo dell’educazione e dell’impegno sociale grazie a un percorso iniziato negli anni Ottanta accanto ai ragazzi con problemi di dipendenza e disagio. Fino all’ultimo è rimasto vicino alle persone che hanno condiviso con lui la lunga esperienza educativa costruita attraverso la Fondazione Exodus.
La scomparsa di Don Mazzi e il legame con Exodus
La Fondazione Exodus ha annunciato la morte del suo fondatore, ricordando un uomo che per più di quarant’anni ha trasformato l’accoglienza in un percorso concreto di cambiamento per migliaia di giovani e per le loro famiglie. Don Antonio Mazzi si è spento nel pomeriggio del 31 luglio, accompagnato dall’affetto degli educatori e dei ragazzi che hanno vissuto con lui una parte importante della propria storia.
La sua figura era diventata negli anni sinonimo di un modo particolare di affrontare il disagio giovanile: stare sul campo, incontrare le persone nei luoghi della difficoltà e costruire percorsi fondati sulla fiducia. Il sacerdote veronese aveva scelto di dedicare il proprio ministero a chi spesso veniva lasciato ai margini, convinto che ogni ragazzo potesse trovare una nuova possibilità attraverso un cammino educativo.
Dal Parco Lambro alla nascita di una rete educativa nazionale
L’avventura di Exodus iniziò nel 1984 al Parco Lambro di Milano, con un progetto nato come esperienza itinerante per incontrare giovani alle prese con dipendenze e situazioni di fragilità. Da quella prima iniziativa prese forma una realtà più ampia, con comunità, centri educativi e attività rivolte ad adolescenti, giovani adulti e nuclei familiari.
Il metodo promosso da Don Mazzi si basava sulla presenza quotidiana e sulla relazione diretta. L’obiettivo non era soltanto affrontare il problema della dipendenza, ma accompagnare i ragazzi nella costruzione di una nuova identità, attraverso responsabilità personali, formazione e inserimento nella società.
Nel corso degli anni Exodus ha ampliato le proprie attività, sviluppando progetti educativi anche in contesti segnati da povertà e difficoltà sociali. L’idea alla base dell’intero percorso era quella di offrire strumenti per ripartire, mettendo al centro la persona prima della situazione di disagio vissuta.
Un sacerdote fuori dagli schemi diventato punto di riferimento
Don Antonio Mazzi è stato spesso definito un prete di strada per il suo modo diretto di affrontare i problemi e per la scelta di vivere accanto alle persone più fragili. La sua storia personale è stata caratterizzata da una continua ricerca di nuovi strumenti educativi, con una particolare attenzione alle nuove generazioni.
Oltre all’attività pastorale, è stato educatore, giornalista e autore di numerosi interventi dedicati ai temi della famiglia, delle dipendenze e della crescita dei ragazzi. La sua voce è entrata nel dibattito pubblico grazie alla capacità di raccontare il disagio giovanile con parole semplici e con un approccio vicino alla vita quotidiana.
Nel suo percorso ha sempre sostenuto l’importanza di accompagnare i giovani senza considerarli definiti dagli errori commessi o dalle difficoltà affrontate. Per Don Mazzi il recupero passava dalla possibilità di ricostruire rapporti, competenze e fiducia nelle proprie capacità.
L’eredità educativa lasciata da Don Antonio Mazzi
La scomparsa del fondatore di Exodus apre una nuova fase per una realtà che continuerà a portare avanti le attività già avviate. La Fondazione ha confermato la volontà di preservare il patrimonio educativo e progettuale costruito in decenni di lavoro, mantenendo vivi i principi che hanno guidato il sacerdote.
Franco Taverna, vicepresidente della Fondazione Exodus Don Antonio Mazzi Ets, ha ricordato il fondatore come una persona capace di guardare oltre le difficoltà del presente e di credere nelle possibilità dei ragazzi incontrati durante il suo cammino. Il suo messaggio educativo, ha spiegato, resterà alla base delle iniziative future.
Il valore della sua opera si misura nelle tante storie di giovani che hanno trovato un percorso di rinascita attraverso le strutture create negli anni. Una presenza costante nel mondo sociale italiano, capace di collegare educazione, volontariato e attenzione alle fragilità.
Una vita dedicata alla dignità delle persone
Nato a Verona nel 1929, Don Antonio Mazzi ha attraversato quasi un secolo di cambiamenti sociali mantenendo sempre lo stesso obiettivo: stare accanto a chi aveva bisogno di sostegno. La sua esperienza ha contribuito a modificare il modo di affrontare le dipendenze e il disagio adolescenziale, portando l’attenzione sul valore dell’educazione come strumento di trasformazione.
La sua eredità resta legata a Exodus e alle migliaia di persone incontrate nel corso degli anni. Un percorso iniziato con pochi strumenti e diventato un progetto riconosciuto per il suo impegno verso i giovani e le famiglie.
Con la morte di Don Antonio Mazzi scompare una figura che ha segnato profondamente il volontariato italiano, ma rimane un modello educativo costruito sulla vicinanza, sull’ascolto e sulla convinzione che nessuna storia personale debba essere considerata senza possibilità di cambiamento.