Diabete, allarme Italia: 4 milioni di diagnosi e un nuovo piano chiesto alle istituzioni

Stati Generali sul Diabete 2026 al CNEL: 4 milioni di diagnosi in Italia, nuovo Policy Paper e priorità su cure, screening, LEA e territorio
Di Redazione
Diabete, pexel i sens usa
Diabete, pexel i sens usa

Il diabete torna al centro del dibattito pubblico e sanitario con numeri che non consentono rinvii. Agli Stati Generali sul Diabete 2026, ospitati il 19 marzo scorso al CNEL di Roma, istituzioni, società scientifiche e associazioni dei pazienti hanno rilanciato la richiesta di un cambio netto nell’assistenza, nella prevenzione e nell’accesso alle cure. Il messaggio arrivato dal ministro della Salute Orazio Schillaci è stato diretto: in Italia le persone con diagnosi sono circa 4 milioni, ma restano molti casi non ancora individuati. Accanto a questo dato, il mondo della diabetologia ha consegnato alle istituzioni un Policy Paper con priorità operative precise, dalla semplificazione della Nota 100 Aifa all’aggiornamento dei Lea, fino a un modello di presa in carico più vicino alla persona e meno frammentato.

Stati Generali sul Diabete, il CNEL rilancia la strategia nazionale

L’appuntamento, tornato anche nel 2026, ha riunito 35 organizzazioni tra società scientifiche e associazioni di pazienti. La cornice scelta non è stata soltanto istituzionale, ma anche politica e programmatica: costruire una strategia nazionale 2026-2028 su una patologia che incide in modo pesante sulla vita delle persone, sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale e sulla spesa pubblica. Il CNEL ha definito il diabete una questione di grande impatto sociale, clinico, economico e sanitario, indicando la necessità di una visione condivisa e stabile nel tempo.

Il punto più rilevante emerso dal confronto è che il diabete non può più essere trattato come una malattia isolata. La linea proposta da FeSDI e dai soggetti coinvolti punta invece su una lettura più ampia, capace di tenere insieme prevenzione, ricerca, innovazione, assistenza territoriale, determinanti sociali e strumenti digitali. È questa la prospettiva “ecosistemica” richiamata durante l’evento, con l’obiettivo di mettere in relazione cure, tecnologie, organizzazione sanitaria e qualità della vita.

Le richieste del Policy Paper su cure, LEA e accesso alle terapie

Nel documento consegnato alle istituzioni sono confluite alcune priorità che fotografano bene i ritardi ancora aperti. Una delle richieste principali riguarda la semplificazione della Nota 100 di Aifa, indicata come passaggio utile per rendere più rapido ed efficace l’accesso alle terapie. A questo si aggiunge l’aggiornamento dei Lea, con un adeguamento della tariffa della visita diabetologica e il ripristino di prestazioni considerate essenziali nella diagnosi e nella gestione delle complicanze, come l’esame del fondo oculare e la fotografia digitale del fondo per la retinopatia, da garantire in esenzione alle persone con diabete.

Il documento insiste anche su un altro nodo molto concreto: la presa in carico della multi-cronicità. Il diabete, infatti, spesso si accompagna a problemi cardiovascolari, renali, oculari e agli arti inferiori. Per questo i promotori chiedono un’organizzazione che non si limiti a rincorrere l’emergenza clinica, ma segua il paziente in modo continuativo, coordinando specialisti diversi e rafforzando il ruolo della diabetologia. Secondo gli organizzatori, è qui che si misura la qualità reale della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal DM77 e sostenuta dal PNRR.

I numeri del diabete in Italia e il peso sul Servizio sanitario

La portata del problema è stata ribadita da più voci. Oltre ai circa 4 milioni di diagnosi richiamati dal ministro Schillaci, il diabete viene indicato come una patologia in costante crescita, anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione e delle condizioni socio-economiche che incidono sugli stili di vita e sull’accesso alla prevenzione. Lo stesso ministro ha collegato la risposta pubblica a tre direttrici: prevenzione primaria, accesso alle innovazioni terapeutiche e digitalizzazione dell’assistenza, vista come strumento utile anche per ridurre le disuguaglianze nel monitoraggio dei pazienti.

Il quadro diventa ancora più netto se si guarda all’organizzazione concreta dei servizi. Durante gli Stati Generali è stato evidenziato che solo il 30% delle persone con diabete accede a cure specialistiche, passaggio decisivo per usufruire delle terapie più innovative e di una gestione completa della malattia. Le strutture diabetologiche con team multiprofessionali restano poche e non sempre riescono a sostenere i volumi assistenziali necessari. Questo deficit, sommato alla debole integrazione con la medicina generale e con altri specialisti, produce esiti peggiori e più complicanze.

Screening, diabete tipo 1 e territorio: i fronti più urgenti

Uno dei capitoli più delicati riguarda il diabete tipo 1, soprattutto in età evolutiva. Gli Stati Generali hanno acceso i riflettori sul valore dello screening, della diagnosi precoce e della tutela dei minori e delle famiglie. La richiesta di fondi per attuare lo screening del diabete tipo 1 su scala nazionale si inserisce in questo quadro, insieme alla necessità di percorsi assistenziali più omogenei sul territorio. Sullo sfondo c’è un tema che in Italia pesa ancora molto: il divario nell’accesso ai servizi a seconda della regione o dell’area di residenza, con le aree interne che restano più esposte.

Non meno importante è la proposta di riconoscere l’attività fisica come strumento terapeutico. La senatrice Daniela Sbrollini ha richiamato il disegno di legge che punta a favorire l’inserimento dello sport in ricetta medica, anche attraverso detrazioni fiscali, in modo da incentivare comportamenti utili per la salute. È un passaggio politico significativo, perché sposta il discorso dal solo trattamento farmacologico a una presa in carico più ampia, che include alimentazione, movimento, prevenzione e adesione consapevole dei pazienti.

Brunetta e Schillaci: stili di vita, welfare e innovazione sanitaria

Sul piano istituzionale, uno dei segnali più forti è arrivato dal presidente del CNEL Renato Brunetta, che ha annunciato un disegno di legge delega sugli stili di vita. L’impostazione, nelle sue parole, è globale: sanità, formazione, lavoro, sport ed educazione alimentare dovranno concorrere a un obiettivo comune, cioè difendere il benessere delle persone e, insieme, la sostenibilità del welfare. È una lettura che considera il diabete non solo come un capitolo medico, ma come una questione sociale che coinvolge scuola, cultura, politiche pubbliche e organizzazione dei servizi.

Schillaci, dal canto suo, ha confermato che il ministero intende proseguire sulla linea della prevenzione, della telemedicina e dello screening. Il dato politico che emerge dall’evento è questo: sul diabete si sta formando un asse composto da governo, CNEL, intergruppo parlamentare, società scientifiche e associazioni dei pazienti. Resta però da capire quanto rapidamente queste indicazioni si tradurranno in atti concreti, risorse dedicate e riforme percepibili dai cittadini. Perché il punto non è soltanto riconoscere la gravità del fenomeno, ma ridurre le distanze ancora evidenti tra i documenti programmatici e la vita quotidiana di chi convive con la malattia.

Nuova diabetologia, il nodo vero è passare dalle parole ai servizi

Gli Stati Generali sul Diabete 2026 hanno mostrato un consenso ampio su una necessità ormai evidente: serve una nuova diabetologia, più integrata, più territoriale, più rapida nell’accesso alle cure e più attenta alle complicanze. Il Policy Paper rappresenta un passaggio importante perché mette in fila richieste concrete e verificabili. Ma il tema decisivo resta l’attuazione. Aggiornare i Lea, rafforzare le reti interdisciplinari, semplificare le regole Aifa, sostenere screening e digitalizzazione, potenziare le strutture diabetologiche e riconoscere il valore terapeutico degli stili di vita: tutto questo può cambiare davvero il quadro solo se diventa agenda operativa del Paese. Il diabete, ormai, non è soltanto una grande questione sanitaria. È un banco di prova per misurare quanto l’Italia sappia ancora programmare, prevenire e curare in modo equo.

Antonella Fiorito

 
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Salute e Benessere

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