Dalla spiaggia di Ostia ai parchi, dai cantieri ai tavolini all’aperto, la crema solare viene spesso considerata una difesa sufficiente per restare molte ore sotto il sole. Un’ampia analisi ha però rilevato un rischio di tumore cutaneo più che raddoppiato nelle persone che dichiaravano di usarla spesso: non è la crema a provocare la malattia, è l’esposizione prolungata accompagnata da un uso incompleto del prodotto.
A Roma il sole si accumula anche lontano dalla spiaggia
Il danno da raggi UV non riguarda soltanto chi passa una giornata sul litorale. Si sommano anche gli spostamenti in motorino, le passeggiate, lo sport nei parchi, il lavoro nei cantieri, i turni nei dehors, le ore nei mercati rionali e le attese sotto il sole. Sono esposizioni frammentate che raramente vengono percepite come una vera giornata all’aperto, mentre la pelle registra ogni dose ricevuta.
Il cosiddetto “paradosso della crema solare” nasce qui. Il prodotto dà una sensazione di protezione che può indurre a prolungare la permanenza all’esterno. Molti ne applicano uno strato sottile al mattino e non lo rinnovano. Bagni, sudore, sfregamento degli abiti e asciugamani riducono ulteriormente la copertura. Il risultato è una distanza crescente fra la protezione indicata sulla confezione e quella ottenuta nella vita reale.
Una ricerca canadese sui comportamenti e un’analisi britannica su larga scala hanno fotografato questa associazione. Le persone che usavano più filtri erano spesso anche quelle con maggiore esposizione, pelle sensibile, precedenti scottature o una storia dermatologica già nota. Il numero non dimostra un effetto cancerogeno della crema. Mostra quanto sia rischioso affidare tutta la prevenzione a un solo gesto.
Crema SPF 30 o superiore, dose abbondante e rinnovo ogni due ore
La protezione va scelta ad ampio spettro contro UVA e UVB, con SPF 30 o superiore, e distribuita su tutte le parti scoperte prima di uscire. Per un adulto occorrono circa 35 millilitri per il corpo. Viso, collo e orecchie richiedono una quantità generosa; piedi, nuca, labbra e cuoio capelluto con capelli radi vengono dimenticati con frequenza.
Il passaggio decisivo è la riapplicazione ogni due ore, anticipata dopo il bagno, una corsa, una partita, un turno di lavoro faticoso o l’uso dell’asciugamano. Anche le formule resistenti all’acqua devono essere rinnovate. Un SPF molto alto non allunga la durata della copertura e non rende sicuro restare al sole nelle ore centrali.
Per una famiglia romana diretta a Ostia, al lago, in piscina o a una gita fuori porta, la crema dovrebbe stare nella borsa insieme all’acqua. Va usata di nuovo durante la giornata, non soltanto prima di partire. Per chi lavora all’aperto è utile programmare pause all’ombra e coprire le zone esposte, compatibilmente con le condizioni di sicurezza e con il rischio legato al caldo.
Abiti, cappello e occhiali proteggono le zone più trascurate
Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia del Melanoma dell’Istituto Tumori Pascale di Napoli, invita a considerare l’abbigliamento parte della prevenzione. Camicie leggere a maniche lunghe, pantaloni, tessuti a trama fitta, cappelli a tesa larga e occhiali avvolgenti con filtri UV aiutano a proteggere orecchie, nuca, cuoio capelluto e occhi.
L’ombra riduce l’irraggiamento diretto, senza eliminarlo. Acqua, sabbia, pavimentazioni chiare e facciate possono riflettere i raggi. Una giornata ventilata o con cielo velato non cancella il rischio: gli UV arrivano alla pelle anche quando la temperatura appare sopportabile.
La fotoprotezione cambia in base a età, pelle, farmaci e lavoro
Piergiorgio Malagoli, responsabile della Dermatologia dell’Irccs Policlinico San Donato di Milano, indica la strada della fotoprotezione personalizzata. Bambini, persone con fototipo chiaro, chi si scotta facilmente, lavoratori esposti e pazienti che assumono farmaci fotosensibilizzanti devono adottare cautele maggiori.
Un controllo con il medico o il farmacista è utile quando si seguono terapie che possono aumentare la reazione al sole. Anche alcune patologie, compresi lupus, artrite reumatoide e morbo di Crohn, richiedono indicazioni individuali. Per i bambini, ombra, abiti leggeri e cappello hanno un ruolo prioritario, insieme alla crema sulle aree scoperte.
Nel Lazio la protezione serve per molti mesi. I raggi UV possono essere intensi da metà marzo a metà ottobre, anche con nuvole o aria fresca. Le giornate “mordi e fuggi” del fine settimana meritano la stessa attenzione delle vacanze estive, perché concentrano l’esposizione in poche ore e trovano spesso la pelle impreparata.
A Roma la prevenzione comincia quindi prima di raggiungere il mare. Significa valutare il tempo totale trascorso all’aperto, coprire la pelle quando possibile, evitare le ore più intense e rinnovare la crema con regolarità. È una routine concreta, utile in spiaggia, sul lavoro e durante la normale vita cittadina.