Riparte Controtempo, la rubrica ideata da RomaIT con l’obiettivo di omaggiare le date. Quella odierna, in particolare, è legata a eventi e figure che hanno letteralmente fatto la Storia. E quest’anno, vista la sua collocazione contingente all’interno del calendario, ha anche un intrinseco valore apotropaico.

Venerdì 17 (aprile)
Nell’aprile corrente siamo di venerdì 17, giorno che secondo una tradizione (esclusivamente italiana) porta sfortuna, benché, scrive Focus, sia solo una superstizione. Il motivo, spiega Sky TG24, risiede in una combinazione particolarmente “infausta” tra il venerdì, associato alla morte di Gesù Cristo, e un numero considerato negativo fin dall’antichità. Per Pitagora rappresentava l’imperfezione perché incastrato tra due quadrilateri (4×4 e 3×6), mentre i Romani lo scrivevano XVII, anagramma di VIXI, che significa “ho vissuto”, ovvero sono morto.

In questa stessa giornata, nel 1961, gli Usa attuavano il fallimentare tentativo di Invasione della baia dei Porci per mezzo di un gruppo di esuli anticomunisti. Il nome dell’operazione, in spagnolo Playa Girón dal luogo dello sbarco, traduce (male) bahía de Cochinos, termine quest’ultimo che indica un pesce ma è anche sinonimo di “maiale”. Il piano, finalizzato a rovesciare il dittatore cubano Fidel Castro, è tornato d’attualità col recente blocco navale petrolifero imposto all’isola dall’attuale Presidente yankee Donald Trump.

Figure Controtempo
Oggi è anche l’anniversario della morte di Benjamin Franklin (nel 1790), Gabriel García Márquez (nel 2014) e Catherine Spaak (nel 2022). Il primo, tra i padri fondatori degli Stati Uniti e prototipo del genio universale, fu uno scienziato, inventore, politico, diplomatico, giornalista, musicista e altro ancora. Creatore del parafulmine e della meteorologia, della banconota anti-contraffazione e delle lenti bifocali, non brevettò nessuna delle sue scoperte, giudicando che dovessero servire «per il progresso dell’umanità».

Il Premio Nobel per la Letteratura del 1982, colombiano naturalizzato messicano, studiò giurisprudenza, ma abbandonò l’Università per inseguire il sogno, poi realizzatosi, di diventare giornalista. Conobbe la sua futura moglie Mercedes a quattordici anni (lei ne aveva nove), le si propose a diciotto, ma ne aveva trentuno quando riuscì effettivamente a sposarla. Per scrivere il suo capolavoro Cent’anni di solitudine lasciò il lavoro, contraendo così tanti debiti che avrebbe impiegato anni a ripagarli se il libro non avesse avuto successo.

Finiamo con la Lolita del cinema italiano, figlia d’arte che aveva esordito davanti alla cinepresa appena quindicenne. Era nata in Francia da una famiglia proveniente dal Belgio, Paese di cui suo zio Paul-Henri Spaak fu tre volte Premier. Coi suoi audaci personaggi incarnò una vera e propria rivoluzione dell’immaginario femminile tricolore, a ulteriore dimostrazione di come l’arte permetta davvero di andare “controtempo”.





