A Strasburgo è passata la proroga della Child Sexual Abuse Regulation, per i nemici Chat Control 1.0. Che riguarda esattamente ciò che il suo soprannome suggerisce e, in quanto tale, costituisce un ulteriore passo verso l’euro-sorveglianza di massa. Un’approvazione vergognosa nel merito e, se possibile, ancor più nel metodo.

Cos’è Chat Control 1.0
Immaginate che la Russia vari misure di controllo pervasivo dei suoi abitanti. Obbligo di identificazione attraverso sistemi di verifica dell’età, identità digitale e telecamere nelle macchine, individuazione dei dissidenti mediante spionaggio delle conversazioni riservate, ricatto finanziario tramite moneta virtuale. Ora smettete di immaginare, perché tutto questo è già realtà: non, però, dalle parti di Mosca, bensì nella “nostra” Unione Europea.

L’ultima nefandezza è l’autorizzazione, concessa pure ad aziende private come Instagram o Google (cioè Gmail) in deroga alla normativa vigente, a scansionare indiscriminatamente i messaggi degli utenti. Esclusi, curiosamente, i membri dell’euro-casta così degnamente rappresentati da Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea. La quale, quando il Tribunale dell’Ue le ha ingiunto di pubblicare gli sms scambiati con Albert Bourla, Ceo di Pfizer, ha comunicato che erano stati convenientemente cancellati.

Sia come sia, la misura punta a combattere la pedopornografia, benché la delega ai giganti della tecnologia, come nota Il Fatto Quotidiano, desti varie perplessità. Per esempio, un nonno che inviasse nel gruppo di famiglia una foto del nipotino in spiaggia sarebbe automaticamente un presunto colpevole, con un’assurda inversione dell’onere della prova. Determinata, peraltro, dagli stessi che per vent’anni “non si sono accorti” delle migliaia di ragazzine britanniche abusate dalle grooming gangs di islamici anglo-pakistani.
Una misura orwelliana
Ci sarebbe pure, per venire al nostro giardino, l’Art. 15 della Costituzione che tutela la segretezza della corrispondenza, limitabile solo per atto motivato dell’autorità giudiziaria. E che, tangenzialmente, fa parte di quei princìpi che nemmeno le Camere italiane possono emendare, figurarsi l’Europa.

Certo, è un peccato che, in merito, il sempre solerte e così loquace garante della Carta sia improvvisamente ammutolito. Ma in fondo il suo assordante silenzio fa il paio con quello dei media (sempre meno) mainstream. Eccetto X, che guardacaso i mandarini comunitari gradirebbero molto far chiudere.

In ogni caso, non è certo una novità che una nobile causa diventi grimaldello per comprimere le libertà individuali (sacrificate, ad esempio, sull’altare della lotta al terrorismo). È la stessa logica, sempre più diffusa dopo la caduta del Muro di Berlino, della “permacrisi” evocata da Frau URSSula. L’emergenza perenne (vera o presunta) volta ad alimentare ad libitum lo “stato di paura” descritto dal compianto Michael Crichton, onde giustificare qualsiasi abuso istituzionale.

D’altronde, già George Orwell, con la “neolingua” di 1984, insegnava che basta cambiare la definizione delle parole per modificarne la comune percezione. Così oggi la critica diventa “disinformazione”, la censura diventa “difesa della verità”, la restrizione dei diritti fondamentali diventa “protezione dei cittadini”.

Eppure, nel caso specifico, la palese violazione della privacy paradossalmente è il problema minore, non foss’altro perché le grandi piattaforme lo fanno da tempo. Anzi, hanno continuato anche dopo che la dispensa originaria era scaduta nell’aprile scorso, il che, en passant, la dice lunghissima sulle stesse Big Tech. Le quali, evidentemente, considerano la copertura giuridica un mero orpello, magari gradito ma non fondamentale per perseguire i propri obiettivi.
La vergognosa approvazione di Chat Control 1.0
L’aspetto più rilevante, tuttavia, è il modo con cui gli euro-tecnocrati non eletti da nessuno sono arrivati a confermare per un altro biennio la CSAR. Che, per la cronaca, è “solo” prodromica al Regolamento permanente, Chat Control 2.0, di cui si discuterà a partire da settembre. E che probabilmente avrebbe fatto invidia alla STASI della DDR, visto che consentirebbe anche il monitoraggio delle comunicazioni crittografate, come quelle su Facebook o WhatsApp.

Nel frattempo bisognava evitare il vuoto legislativo, ma il proposito si scontrava fastidiosamente con le resistenze del Parlamento Ue. Che, in un sussulto di dignità, aveva già respinto tre volte (più altre tre in separate sedi) l’estensione del provvedimento primigenio, l’ultima a marzo.

A questo punto Roberta Metsola, numero uno dell’unico organo del Vecchio Continente rappresentante (almeno formalmente) la volontà popolare, ha ricalendarizzato la proposta, però con procedura d’urgenza. Con questo meccanismo, una nuova bocciatura necessita di un quorum qualificato pari a 361 eurodeputati su 720 totali. Inoltre, come riporta l’ANSA, il testo è stato rimesso al vaglio della Plenaria il giorno prima della pausa estiva, quando in molti tradizionalmente sono già in ferie.

Alla fine, come riferisce il Corsera, in 314 hanno votato a favore della mozione per affossare l’iniziativa, in 276 contro e in 17 si sono astenuti. Tuttavia, aggiunge Sky TG24, non essendo stata raggiunta la maggioranza assoluta, il dossier ha avuto lo stesso luce verde. Questa è la “democrazia” secondo l’Unione Euro-sovietica.





