Case popolari a Roma, 80 milioni per Quarticciolo, Bastogi, Ostia e Tor Tre Teste

Case popolari a Roma, arrivano 80 milioni per le periferie: 7 municipi coinvolti, gare entro l’estate e piano in quattro anni
Di Alessandra Monti
Ostia, Lungomare Toscanelli, di Panek-CC BY-SA 4.0, wikimedia.org
Ostia, Lungomare Toscanelli, di Panek-CC BY-SA 4.0, wikimedia.org

Ottanta milioni di euro per le case popolari di Roma non sono soltanto una voce economica: sono una promessa molto concreta fatta a quartieri che da anni convivono con guasti, infiltrazioni, spazi comuni consumati dal tempo e un senso diffuso di attesa. Il piano straordinario annunciato per le periferie durerà quattro anni, toccherà sette municipi e punta a chiudere le gare entro l’estate. I luoghi indicati dal Campidoglio dicono già tutto: Quarticciolo, Bastogi, Ostia, Tor Tre Teste. Zone diverse, con storie diverse, ma unite da un bisogno elementare che a Roma spesso diventa affanno quotidiano: abitare in una casa pubblica che sia davvero vivibile.

Un piano sulle case ERP che parte dai quartieri più esposti

La forza della notizia sta proprio qui: il Comune sceglie di intervenire dove il tema della casa non è mai separato dal resto. Nelle periferie romane la qualità dell’alloggio incrocia sicurezza, decoro, isolamento, servizi sociali, rapporto con la scuola, condizioni di salute e possibilità stesse di restare nel quartiere senza sentirsi lasciati ai margini. Per questo l’investimento annunciato va letto come un’operazione che riguarda insieme edilizia e tenuta urbana. Roma Capitale, del resto, aveva già inserito il diritto all’abitare dentro una cornice più ampia con il Piano Strategico 2023-2026, pensato per rafforzare l’offerta pubblica e contenere gli effetti della precarietà abitativa.

Da Bastogi a Ostia, perché questi quartieri attendono risposte vere

Quando si nominano Bastogi o Quarticciolo non si parla soltanto di indirizzi. Si evocano anni di cronache su difficoltà sociali, manutenzioni mancate, occupazioni, disagio diffuso e faticosa convivenza con un’immagine pubblica quasi sempre negativa. Ostia, con il suo patrimonio ERP e le sue tensioni storiche, aggiunge un altro fronte ancora. Tor Tre Teste richiama invece l’enorme tema di Roma est, dove la domanda di qualità urbana resta alta e il degrado abitativo pesa anche sulla percezione del quartiere. Portare risorse qui significa riconoscere che le periferie non possono essere governate solo quando scoppia un caso, ma vanno seguite con continuità e con soldi veri.

Il problema della casa a Roma non riguarda più solo gli ultimi

Il punto che rende questa vicenda ancora più rilevante è il contesto. Secondo Roma Capitale, il fabbisogno abitativo nei prossimi anni sarà enorme: il Comune ha stimato al 2032 una domanda complessiva di 71.290 alloggi, numeri che descrivono una pressione ormai strutturale. In parallelo il Campidoglio ha avviato operazioni per ampliare il patrimonio pubblico, come l’acquisto di 1.040 case popolari da destinare alle graduatorie ERP. In altre parole, gli 80 milioni per le periferie arrivano in una fase in cui il tema casa è diventato uno dei terreni più sensibili della politica romana, non più relegato ai margini del dibattito pubblico.

Gare entro l’estate, il tempo ora conta quasi quanto i fondi

Il passaggio decisivo sarà la velocità. Le periferie hanno imparato da tempo a diffidare degli annunci, anche quando sono consistenti. Per questo la scadenza delle gare entro l’estate è il dettaglio che i residenti guarderanno con maggiore attenzione. Se i bandi si chiuderanno nei tempi previsti, il Comune potrà dire di aver trasformato un annuncio in percorso operativo. Se invece il calendario si allungherà, il rischio sarà quello di aggiungere un altro capitolo alla lunga storia romana delle opere attese. Su questo fronte il precedente di Tor Bella Monaca viene osservato con interesse: lì il Campidoglio ha già indicato lavori in stato avanzato su nuovi alloggi ERP e interventi di rigenerazione urbana.

Non solo lavori, ma presenza pubblica nei quartieri

In questi mesi Roma Capitale ha provato anche a cambiare metodo, portando i servizi verso i cittadini con iniziative come “Punto Abitare on the Road”, pensata proprio per raggiungere le aree dove l’edilizia residenziale pubblica è più presente, da Tor Bella Monaca a Ostia. È un segnale interessante, perché suggerisce l’idea di un’amministrazione meno chiusa nei palazzi e più visibile nei territori. Però il punto resta sempre lo stesso: nelle case popolari contano i risultati. Contano gli impianti che funzionano, gli ascensori che non si fermano, gli spazi comuni dignitosi, l’idea di non abitare in un luogo che lo Stato ricorda solo a intermittenza.

Roma e le periferie, una prova di credibilità politica

Questa è la vera posta in gioco. Gli 80 milioni possono aprire una fase nuova, perché portano risorse importanti in quartieri che chiedono da anni attenzione stabile. Ma la credibilità del piano si misurerà su un criterio semplice e durissimo: i residenti devono vedere cambiare qualcosa. Non basteranno conferenze stampa o cronoprogrammi. Serviranno cantieri, lavori completati, manutenzioni che durano, presenza istituzionale. Se accadrà, Roma potrà dire di aver acceso davvero una luce sulle sue periferie. Altrimenti resterà l’ennesima occasione consumata davanti a palazzi che aspettano da troppo tempo una risposta normale: quella di una città che non considera periferico il diritto a vivere bene.

 
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Cronaca

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