Fare rifornimento e ritrovarsi pochi chilometri dopo con l’auto che perde potenza, procede a strattoni, accende la spia del motore o addirittura si ferma. A Roma non è soltanto l’incubo di qualche automobilista sfortunato. I controlli effettuati dalla Guardia di Finanza hanno confermato la presenza sul mercato di carburanti non conformi e, in alcuni campioni di benzina, perfino di acqua. Nel gasolio sono state invece individuate miscelazioni con sostanze diverse dal prodotto previsto, utilizzate in alcuni casi per aumentarne il volume. Il dato regionale rende il problema ancora più serio: nel 2026 il Comando regionale Lazio della Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 165 tonnellate di prodotto non conforme, con un incremento superiore al 350% rispetto al 2025.
La vicenda era emersa con particolare forza ad agosto, dopo le segnalazioni provenienti dalle officine romane, dove diversi meccanici avevano registrato un aumento anomalo di automobili e motocicli arrivati con problemi comparsi immediatamente dopo un rifornimento. La successiva operazione delle Fiamme Gialle nelle stazioni di servizio di Roma e provincia ha portato al sequestro di oltre 10,5 tonnellate di prodotti non conformi e a sanzioni superiori a 20 mila euro.
Roma, irregolarità nel 20% degli impianti controllati
Un numero va spiegato con precisione. Circa il 20% degli impianti sottoposti a controllo è risultato irregolare, ma questo non significa che un distributore romano su cinque venda carburante annacquato.
Le violazioni accertate riguardavano infatti diversi aspetti: la qualità del prodotto, la corretta esposizione dei prezzi e la corrispondenza fra carburante dichiarato ed effettivamente erogato. All’interno di questo quadro sono però emersi anche veri casi di carburante non conforme. In alcuni distributori controllati nella zona di San Giovanni e del Tuscolano, per esempio, gli accertamenti hanno rilevato gasolio diluito con altre sostanze.
Il dato forse più significativo arriva dal laboratorio di Roma dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il dirigente Fabrizio Apruzzese ha spiegato che, mediamente, viene individuato un campione adulterato ogni 10-15 campioni analizzati. Nel gasolio il sistema utilizzato può consistere nella miscelazione con altri prodotti allo scopo di aumentarne il volume; nella benzina, in alcuni casi, è stata rilevata la presenza anomala di acqua.
Perché l’acqua nel carburante può fare danni molto costosi
Per le automobili moderne la qualità del carburante è particolarmente importante. Sistemi di iniezione ad alta pressione, pompe, iniettori, filtri e componenti elettronici lavorano con tolleranze molto ridotte.
L’acqua non possiede evidentemente le caratteristiche lubrificanti e combustibili richieste da benzina e gasolio. Se raggiunge il circuito di alimentazione può provocare malfunzionamenti, corrosione, difficoltà di combustione, perdita di pressione e danni agli iniettori o alla pompa.
I primi segnali possono comparire immediatamente dopo il rifornimento: difficoltà nell’avviamento, motore irregolare, strappi durante l’accelerazione, perdita improvvisa di potenza, accensione delle spie oppure spegnimento del veicolo.
Ed è proprio quest’ultimo aspetto a trasformare un possibile illecito commerciale in un problema anche di sicurezza stradale. Un motore che perde improvvisamente potenza durante un sorpasso, sull’autostrada, sul Grande Raccordo Anulare o nel traffico veloce della Capitale può mettere in difficoltà il conducente e gli altri automobilisti.
Non sempre il prezzo più basso significa frode
Il caso pone anche una questione delicata. Sarebbe sbagliato trasformare l’allarme in un’accusa generalizzata verso i distributori indipendenti o verso le cosiddette pompe bianche.
Un prezzo inferiore rispetto agli altri impianti non dimostra da solo alcuna irregolarità. Sul mercato operano moltissimi gestori corretti che riescono ad applicare prezzi competitivi grazie alla propria struttura commerciale e ai minori costi.
Quando però uno scarto rispetto alle quotazioni abituali diventa molto consistente, il consumatore può prestare maggiore attenzione, soprattutto se subito dopo il rifornimento nota un comportamento anomalo della vettura.
La Guardia di Finanza ha rafforzato nel 2026 i controlli sull’intera filiera dei prodotti energetici. A livello nazionale, dal 1° marzo al 31 luglio sono stati conclusi 1.371 interventi in materia di accise, denunciati 265 soggetti e sequestrati oltre 20 milioni di chilogrammi di prodotti energetici. Il contrasto riguarda non soltanto l’adulterazione, ma anche carburanti sottratti al regime fiscale, prodotti immessi irregolarmente in consumo e altre frodi capaci di alterare il mercato.
Dopo il rifornimento l’auto va male? Non buttate la ricevuta
Il problema per l’automobilista nasce anche dalla difficoltà di dimostrare il rapporto fra il pieno appena effettuato e il guasto.
Per questo lo scontrino o la ricevuta del pagamento possono diventare molto importanti. In caso di anomalie immediatamente successive al rifornimento è consigliabile fermare il veicolo appena sia possibile farlo in sicurezza, evitare di continuare a circolare e affidare l’auto a un’officina qualificata.
Secondo le indicazioni fornite dalle associazioni dei consumatori, conviene conservare la prova del pagamento, annotare data e ora del rifornimento, fotografare eventuali spie accese sul cruscotto e chiedere al meccanico una relazione scritta sulla causa del guasto. Se viene estratto carburante contaminato dal serbatoio può essere utile conservarne un campione, insieme alle fotografie e alle fatture degli interventi effettuati.
La documentazione può diventare fondamentale per una richiesta di risarcimento e per una segnalazione alle autorità competenti.
Il dato che deve preoccupare il Lazio: 165 tonnellate sequestrate
La parte più rilevante della storia non riguarda quindi soltanto qualche pompa di benzina romana finita sotto controllo.
Sono le oltre 165 tonnellate di prodotto non conforme sequestrate nel Lazio nel 2026 e l’aumento superiore al 350% rispetto all’anno precedente a indicare la necessità di mantenere alta l’attenzione.
Il carburante è un prodotto che l’automobilista acquista sostanzialmente alla cieca. Non può verificarne la composizione mentre tiene in mano la pistola della pompa e spesso scopre che qualcosa non va soltanto quando il motore comincia a dare problemi.
Proprio per questo i controlli pubblici hanno un peso particolare: tutelano chi guida, ma anche la grande maggioranza dei gestori che lavora rispettando le regole. Perché quando una frode riguarda un prodotto invisibile che viene immesso direttamente nel serbatoio, il consumatore ha pochissimi strumenti per difendersi prima del danno. La vera protezione, in quel momento, è sapere che qualcuno abbia controllato cosa esce davvero da quella pompa.